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00:24 24 Agosto 2019
Bandiere del Venezuela

In Venezuela lo scontro tra chi disegnerà il futuro geopolitico per i prossimi decenni?

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Intervista a Luciano Vasapollo.

Secondo gli organizzatori la mobilitazione di domani sabato 13 aprile a Roma vuole essere “una giornata di confronto ed iniziativa pubblica intorno ad un appello che intende costruire un ambito ampio ed unitario nella solidarietà e l’informazione con il Venezuela”. Abbiamo ascoltato il Prof. Luciano Vasapollo che sarà uno dei relatori prima del sit in delle 14.00 alle 15 e 30 in Piazza Porta Pia.

— Professore non possiamo non partire dal caso Assange. L’ha sorpreso l’indifferenza della stampa occidentale su questa palese violazione delle norme minime del diritto internazionale?

— Nessuna sorpresa, è la conferma di quello che sosteniamo da tempo. Fa molto riflettere certo che criminali di guerra come Bush, Clinton, Obama e Blair, con milioni tra morti e profughi sulla coscienza, vengano ancora osannati da questa stampa fintamente di sinistra e un giornalista libero che ha rivelato i crimini di questi signori venga trattato come un terrorista. L’unica telecamera a riprendere l’irruzione di dieci poliziotti inglesi su mandato degli Stati Uniti nell’ambasciata dell’Ecuador era quella di RT. Fa molto riflettere. C’è chi in Italia come Gianni Riotta arriva ad esultare e chi lo definisce “uno spione della Russia”. Ripeto mi fanno pena. Il vero crimine di Assange? Aver mostrato al mondo intero il vero volto dell’imperialismo nord-americano con il famoso video dei soldati Usa che si divertivano a sterminare civili di innocenti in paesi lontani come se stessero giocando ad un video-game. Domani nella mobilitazione nazionale chiederemo formalmente che il governo italiano si attivi per la liberazione di Assange.

— Nonostante l’ex ministro degli esteri Long abbia spiegato bene come non solo stesse infrangendo le norme minime di diritto internazionale ma anche la Costituzione dell’Ecuador, Moreno ha rivendicato la decisione come libera e di uno “stato sovrano”. Che ne pensa?

— “Moreno è il più grande traditore della storia dell'Ecuador e del Sud America”. Non sono parole mie, ma del leader della Revolucion Ciudadana, colui che aveva liberato il paese dal Fondo Monetario Internazionale e dagli Stati Uniti ridando dignità e sovranità al suo popolo. Rafael Correa.

"Che il popolo ecuadoriano cerchi vendetta su di te, lurido, disonesto e schifoso traditore! Possa la faccia di mio figlio sofferente infestare le tue notti insonni. E possa la tua anima contorcersi per sempre nel torturante Purgatorio così come tu hai torturato il mio amato figlio!". Queste le parole divenute virali ieri della mamma di Assange. Potrei citare Pilger, Snowden, Oliver Stone e tante altre voci libere che si sono espresse per qualificare la bassezza di questo personaggio corrotto come ha rivelato, non a caso, Wikileaks con i famosi Ina Papers.

Io posso solo aggiungere che Moreno ha commesso un crimine di lesa maestà contro l’umanità e pagherà le conseguenze in un continente che non è più quello del passato pronto ad accettare il colonialismo o il neo-colonialismo senza combattere. I motivi del tradimento di Moreno, oltre alla corruzione, sono chiari. Il vice-presidente degli Stati Uniti Pence nella visita in Ecuador aveva ordinato al nuovo vassallo 3 cose: la vita di Assange, l’allineamento sul golpe in Venezuela e la cessione della sovranità nuovamente al Fondo Monetario Internazionale. Da ieri il vile traditore ha eseguito tutti e 3 gli ordini e il FMI sbloccherà presto, statene certi, il prestito (aiuti” come li chiamano) di 4 miliardi che significherà povertà e povertà per il popolo per i prossimi anni. E’ la banalità del male del neo-liberismo e, mi viene una battuta, Moreno sta al concetto di sovranità come Salvini qui in Italia.

— Professore veniamo alla situazione in Venezuela. Si avvicina il quarto mese dall’inizio del golpe degli Stati Uniti. Quattro mesi dopo la famigerata autocelebrazione com’è la situazione nel paese?

— La situazione resta complessa dal punto di vista economico e sociale. Dal punto di vista politico la giornata di mobilitazione di sabato scorso ha mostrato al mondo che la rivoluzione bolivariana è più viva e forte che mai. Non potendo dire la verità i poveri media asserviti al golpe e alla guerra economica di Stati Uniti e Unione Europea hanno iniziato a censurare il povero Guaidò che non riesce più a portare che pochissime centinaia di fedelissimi in piazza. L’opposizione moderata è stufa di essere oggetto di uno sconosciuto di estrema destra famoso solo per il terrorismo di strada che sta consegnando il paese agli Stati Uniti. Il milione e mezzo di persone che ha difeso il Palazzo di Miraflores con il presidente costituzionale Nicolas Maduro è stato chiaramente censurato. Sono gli invisibili per i poteri occidentali, ma stanno ottenendo un risultato incredibile bloccare le mire dell’imperialismo che sta usando tutta la sua barbarie.
Attenzione però, l'imperialismo non si arrenderà e sul Venezuela sta investendo tutti i suoi strumenti più criminali. Superata la fase del golpista Guaidò restano le opzioni militari (osteggiata però anche all’interno) e lo stritolamento economico attraverso le sanzioni che colpiscono il popolo. Stati Uniti e Unione Europea stanno distruggendo il tessuto economico in una guerra che è sempre più criminale.

— L’imperialismo non si arrende e proprio questa settimana, l'Organizzazione degli Stati americani (OSA) ha adottato, con il sostegno di 18 dei suoi 34 Stati membri, una risoluzione contro il Venezuela immediatamente respinta dal governo del presidente Nicolás Maduro e da altri paesi dell'America latina. E’ una "aberrazione legale" dal punto di vista del diritto internazionale ma che mostra fino a che punto si vuole spingere lo scontro…

— Si potrebbe definire contra-legem, un'assurdità giuridica. Innanzitutto, l'OSA non ha la competenza per riconoscere i capi di Stato. Questa competenza appartiene esclusivamente al popolo venezuelano e questo non ha eletto Juan Guaidó, che non era nemmeno un candidato alla presidenza." Un esperto come De Zayas, ex relatore Onu in Venezuela, ha sintetizzato alla perfezione l’aberrazione avvenuta.

La risoluzione, che ha ricevuto il voto contrario di nove nazioni e l'astensione di sei e che riconosce Gustavo Tarre, appartenente a quell’Assemblea Nazionale che è in situazione di ribellione contro tutti i poteri costituzionali del Venezuela, come rappresentante "nominato" dal deputato golpista dell'opposizione Juan Guaidó, è una palese violazione del diritto internazionale e della Carta dell'Organizzazione degli Stati americani. Colui che nomina il rappresentante di un paese per l'OSA è il capo del ramo esecutivo, in questo caso il presidente Nicolás Maduro. Gustavo Tarre è una persona che non sa chi rappresenta, perché l'OSA non ha riconosciuto un altro governante oltre al presidente Maduro e non esiste un documento di "riconoscimento" per un presidente "autoproclamato" nell'organizzazione interamericana.

La risoluzione crea un precedente senza fondamento giuridico che potrebbe influenzare in futuro l'organizzazione, ha sottolineato correttamente il rappresentante del Messico, Jorge Lomónaco. E’ veramente desolante vedere come i paesi apparentemente impegnati per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti umani tradiscano tutti questi principi sotto il costante bullismo e l'intimidazione degli Stati Uniti. Triste anche come i media mainstream continuino la loro campagna di disinformazione.

— Professore veniamo alle sanzioni che accennava in precedenza. Come colpiscono il popolo venezuelano e come sta reagendo la popolazione?

— Lo stritolamento criminale di Stati Uniti e Unione Europea serve a dare fiato ad un golpe che è chiaramente fallito.
 Perché nessuno di questi media che alimentano ogni giorno il colpo di stato e che tirano la volata alle multinazionali che vogliono tornare in possesso delle risorse petrolifere maggiori al mondo, quelle del Venezuela, scrive che la crisi è prodotta dalla guerra economica ripeto criminale contro il paese? Lei come pensa che si vivrebbe in Italia dopo 10 anni di blocco totale economico? Abbiamo avuto paura del collasso per qualche punto di spread, pensate a vivere in una situazione di guerra economica per oltre un decennio?

L’eroica resistenza del popolo venezuelano di nuovo sotto attacco del terrorismo massmediatico e della guerra economica che è anche in questi giorni guerra psicologica con il criminale sabotaggio attraverso il blocco energetico diretto dalla CIA, come aveva spiegato alla perfezione Snowden stesso, è un esempio straordinario per tutti i popoli che lottano per la propria sovranità e contro le ingiustizie della nostra epoca.

Ma in Venezuela la situazione è più ampia e si sta giocando una partita che riguarda il futuro geopolitico dei prossimi 50 anni. Lo scontro in atto è tra il regime che vuole continuare a dominare il mondo con il petrolio e chi vuole trovare un sistema monetario alternativo. Il Venezuela è al centro di tutto.

— Ci può spiegare meglio?

— In Venezuela non ci sono i raid aerei ma gli Stati Uniti e l’Ue gli hanno già dichiarato di fatto guerra sequestrando i suoi beni e l’oro all’estero. In Venezuela si sta combattendo lo scontro del futuro tra chi vuole continuare a dominare il mondo con i propri ricatti e attraverso il dollaro e chi vuole costruire un sistema multipolare, rispettoso della Carta delle Nazioni Unite e delle vie interne di politica economica di ogni paese. Per farlo paesi importanti come Russia, Cina, Iran, Turchia, India si sono resi conto che è necessario rompere la dittatura del dollaro. E il Venezuela per questo è un paese chiave perché non solo ha le maggiori risorse petrolifere del mondo, in grado da sole di approvvigionare tutto il mondo per 30 anni, ma che ha anche le risorse di oro più grandi al mondo. Sempre più i paesi che ho menzionato cercheranno di ancorare all’oro e non al dollaro il loro sistema monetario e cercheranno di eludere il dollaro con altre monete nei loro scambi bilaterali. In Venezuela si sta combattendo la vera sfida geopolitica del futuro e la rivoluzione bolivariana, questo troppo spesso viene dimenticato o volutamente omesso, ha alleati molto importanti pronti a difendere la sovranità del paese e combattere con Caracas per rompere le catene del dollaro.

— Come si evolverà questo scontro?

— Gli Usa non hanno più la potenza economica che avevano prima e devono fare i conti con le evoluzioni dei mercati internazionali. Mi sembra una notizia di rilevanza immensa il fatto che alcune delle valutazioni del petrolio, già oggi, non avvengono più in dollari ma con le quotazioni yuan-oro o rublo-oro. Questo ci dimostra come lo scontro geopolitico sarà sempre più a carattere monetario.

— Ed è tanto vero questo che gli Stati Uniti hanno come obiettivo primario quello di dollarizzare il Venezuela…

— Si attraverso la delinquenza, imprese compiacenti e fazioni golpiste di estrema destra è proprio questo l’obiettivo. La svalutazione del Bolivar, l’attacco devastante sui tassi di cambio e l’inflazione indotta ha come priorità quella della dollarizzazione del paese. E, nei fatti, ci sono in parte riusciti perché ormai anche per il Taxi o i beni di prima necessità si richiede il dollaro.

— Come risponde il Venezuela?

— Con accordi con tanti paesi eterogenei tra loro a livello politico, economico e ideologico ma che hanno come obiettivo comune quello di creare un sistema finanziario internazionale alternativo, in cui il punto di riferimento non sia il dollaro o l’euro, ma cripto-monete vincolate all’oro o a monete come yuan. Tra questi paesi c'è chiaramente la Cina che non può chiaramente abbandonare il Venezuela, il paese che ha maggiori risorse petrolifere e oro al mondo.

Qui vorrei che sia chiaro un punto altrimenti credo che sfugga la portata storica e dalle conseguenze decennali dello scontro in corso in Venezuela. Due concezioni e modelli finanziari si scontreranno, anzi lo stanno già facendo: il dominio del dollaro (e euro), da un parte, criptmonete legate a oro e altre monete forti, principalmente yuan. Questa seconda opzione riguarda ormai il 60% del Pil del mondo e oltre 4 miliardi di persone con l’India tra i paesi più attivi e non a caso la nazione che ha duplicato gli acquisti di grezzo dal Venezuela. Se la guerra si sposta su un piano commerciale (dazi) e finanziario, il Venezuela e la rivoluzione bolivariana non è affatto messo male in termini di alleati e risorse.

— E che ruolo gioca in tutto questo il Petro, la criptomoneta creata dalle autorità venezuelane?

— Ho partecipato in una commissione ristretta economica che ha lavorato sul perfezionamento del Petro prima del golpe statunitense e tornerò presto in Venezuela per riprendere questi lavori. Attraverso il PETRO, attraverso le CRIPTMONETE il Venezuela sta lavorando per creare le condizioni per un sistema monetario alternativo in risposta al dollaro. Ripeto c’è tutto un mondo che non vuole più essere sotto il ricatto del dollaro. Gli Usa cercano di sottomettere i paesi attraverso la dittatura finanziaria del dollaro, il Petro per il Venezuela può essere lo strumento attraverso cui svincolarsi dagli strumenti di dominio imperiale. Proprio quando Caracas ha iniziato a lavorare per ancorare il Petro non solo al petrolio ma ad un paniere in cui abbia un ruolo fondamentale l’oro - il Venezuela ha giacimenti enormi di oro – è partito secondo me l’ordine definitivo del colpo di stato con il famoso tweet di Mike Pence. 

— Cosa possiamo apprendere dalla lotta del popolo venezuelano di queste settimane?

— Il Venezuela oggi soffre ma combatte e lo fa in nome di tutti i popoli oppressi e schiacciati dalla dominazione straniera. Non si può permettere che il Venezuela cada per i colpi dell’imperialismo, la sua lotta è quella di un continente, saccheggiato e torturato per secoli dai "liberatori", dagli "esportatori di cristianesimo prima e democrazia poi". Ma la lotta del Venezuela riguarda tutti noi, riguarda il nostro diritto di avere una politica estera autonoma, una politica fiscale che non segua gli ordini di Bruxelles, una politica monetaria che non segua gli ordini di Francoforte, una politica energetica che non segua quella di Washington e potrei continuare. 

— Dall'Italia che fare?

— Da un lato dobbiamo continuare il lavoro di contro-informazione che abbiamo sempre portato avanti, per contrastare le menzogne che Usa e golpisti vari inventano con la grande stampa sempre pronta a riportare acriticamente – salvo poi, come nel caso della fake news sui convogli bruciati dal governo venezuelano sbugiardarsi da soli. Ma soprattutto dobbiamo mobilitarci, dobbiamo scendere in piazza e mostrare la nostra solidarietà in maniera attiva. Per questo come Rete dei Comunisti siamo tra i promotori di una manifestazione nazionale che avverrà domani, sabato 13 di aprile, a Roma in difesa della rivoluzione bolivariana, contro l’imperialismo statunitense e della UE. La lotta del popolo venezuelano è la lotta di tutti coloro che combattono contro le ingiustizie del nostro tempo. La battaglia in corso in Venezuela, lo ripeto, ridisegnerà la geopolitica per i prossimi decenni e ci riguarda tutti. Per questo è il momento della mobilitazione.

Di Fabrizio Verde

Fonte: l'Antidiplomatico

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
UE, Juan Guaidó, Nicolas Maduro, Lenin Moreno, Ecuador, Julian Assange, Italia, Russia, USA, Situazione in Venezuela, Venezuela
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