20:00 23 Aprile 2019
A fighter of the Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL) holds an ISIL flag and a weapon on a street in the city of Mosul, Iraq, in this June 23, 2014 file photo

I terroristi (foreign fighters) arrestati in Siria, un enigma per l'Europa

© REUTERS / Stringer/Files
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Con una dichiarazione che ha fatto scalpore, il presidente Trump, ha richiesto ai partner europei di riprendersi i terroristi dell’ISIS, di nazionalità europea, che sono stati arrestati dalle truppe della coalizione in Siria, molti di loro con le rispettive famiglie. L’invito di Trump è stato perentorio ”riprendeteveli, sono roba vostra”.

In sostanza Trump ha invitato i governi europei a "riprendersi i loro mercenari" (foreign fighters), visto che questi terroristi sono stati in buona parte sostenuti ed appoggiati dai governi europei, nell'obiettivo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad. Non ci si può scordare degli appelli a loro favore fatti dall'ex ministro degli esteri del governo Hollande in Francia (Laurent Fabius) e da un ministro belga.

Normale quindi che Trump inviti i partner americani della NATO a far rimpatriare i propri cittadini, catturati durante le operazioni belliche svoltesi nelle zone della Siria sotto il controllo della coalizione, sia per per farli giudicare nei loro paesi di origine sia per dare possibilità di reinserimento nella società, a seconda della scelta sovrana dei rispettivi governi. 

Questa richiesta è stata accolta con una forte opposizione da quei paesi europei che temono la reazione del pubblico nell'apprendere che si vadano a spendere i fondi dei contribuenti in una discutibile operazione di rimpatrio, quando non costa nulla il lasciarli a languire per il resto della loro vita in Medio Oriente. Il crescente sentimento populista nel continente ha reso difficile persino ai governi più liberali, come la Germania, di attuare i loro famigerati principi globalisti, qualcosa di cui gli USA sono al corrente e che desiderano sfruttare a fini politici.

Nonostante tutta la retorica sui cosiddetti "diritti umani", "libertà" e, a parte la "giustizia", ​​gli Stati Uniti e i loro partner regionali potrebbero semplicemente eliminare i sospetti di terrorismo o lasciarli rimanere incarcerati per sempre in una prigione sotterranea, ma Trump vuole sbattere in faccia agli europei il problema di questi elementi e mettere i governi di Berlino, Parigi, Londra e Bruxelles davanti alle loro responsabiltà. Questo permette al presidente Trump di vantare le sue "credenziali democratiche" offrendo a questi sospetti una "buona opportunità" per il futuro, lasciando il loro destino nelle mani dei loro governi. In alternativa Trump ha accennato minacciosamente su Twitter, alla possibilità che queste persone possano essere rilasciate dalla custodia militare e che "ritornino in Europa", cariche di rabbia e fanatismo, diventando un serio pericolo per la sicurezza. 

In questa vicenda, l'Unione Europea si trova in un dilemma senza precedenti, nel dover scegliere se accettare la richiesta di Washington facendosi carico di questi elementi, con tutti i problemi che questo comporterebbe, o altrimenti nel permettere agli Stati Uniti di liberare i sospettati e rischiare il loro ritorno nei loro paesi di origine dove potrebbero effettuare attacchi terroristici.

La verità è quella che, sia i governi europei della NATO, sia il governo USA hanno le mani sporche di sangue dal doppio gioco condotto in Siria nell'aver sostenuto per anni i gruppi terroristi e nell'aver occultato la vera natura di questi alla propria opinione pubblica. Una complicità con le atrocità di cui questi elementi si sono resi responsabili contro la popolazione civile siriana.

Si tratta comunque di uno scenario di perdita per l'UE, Trump ha manipolato magistralmente tale questione come vendetta per utilizzarla nel gioco di pressione e di ricatti che conduce contro i suoi alleati europei. Il presidente è già consapevole della terribile reputazione del suo paese all'estero, quindi non gli importa molto delle persone che lo hanno cinicamente accusato di permettere ai terroristi di tornare nell'UE. 

Il presidente USA può sempre dire falsamente che gli Stati Uniti non hanno il controllo totale sui loro alleati e non sono in grado di controllare cosa faranno con i prigionieri, se questi non saranno rimpatriati, né potranno impegnare truppe per monitorare indefinitamente le loro strutture di detenzione. Fondamentalmente, gli Stati Uniti sottolineano che questi combattenti non sono più il loro problema o la loro responsabilità, e che l'UE può prenderli in custodia in modo responsabile altrimenti troveranno la strada per tornare alle loro case, autonomamente.

Si comprende che, in un modo o nell'altro, gli Stati Uniti sono indirettamente impegnati nel favorire la diffusione del sentimento populista contro i governi in Europa, pochi mesi prima delle elezioni del parlamento europeo a maggio, con l'intento strategico di spostare la bilancia del continente contro gli EuroLiberals dell' Europa Occidentale, in particolare della Germania. L'Amministrazione Trump vuole favorire un ricambio o una disgregazione della UE da come attualmente è costituita e coinvolgerla nelle politiche anti russe ed anti cinesi che l'amministrazione sta conducendo. Potrebbe essere stata non una coincidenza che la tempistica di questi rimpatri dei terroristi si sia manifestata in questo periodo e che la richiesta sia partita adesso dall'Amministrazione Trump, fatta in modo brutale come da sua abitudine. 

Risulta evidente che i modi con cui gli USA esercitano le pressioni sull'Europa sono sempre più crudi e diretti, includendo minacce e ricatti, tutto al fine di spezzare la collaborazione dei paesi europei con la Russia e convincere questi ad aderire alla politica di sanzioni ed embargo che gli USA conducono contro una quantità di paesi, dalla Russia all"Iran, al Venezuela, alla Cina, alla Siria, a Cuba, alla Corea del nord, ed altri paesi che rifiutano di allinearsi con Washington.

L'Europa si trova in una fase cruciale della sua storia e deve fare una scelta se aderire ed adeguarsi all'ordine mondiale che persegue Washington o se vuole perseguire un proprio percorso diverso, tenendo in conto dei grandi cambiamenti negli equilibri mondiali.

Di Luciano Lago

Fonte: Controinformazione

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.  

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Crisi in Siria, foreign fighters, Sicurezza, terrorismo, ISIS, NATO, Donald Trump, Siria, Europa, USA
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