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21:20 22 Ottobre 2019
Nicolás Maduro, presidente del Venezuela

Il golpe contro Maduro per colpa del Petrocoin

© REUTERS / Miraflores Palace
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La crisi politica in Venezuela (430)
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Cupiditas radix omnia malorum est (Bibbia, Lettere di San Paolo: Prima a Timoteo, 6, 10). La cupidigia è la radice di ogni male, sentenziò il grande comunicatore degli apostoli di Gesù Cristo. E la cupidigia è capace di indurre anche in falsa testimonianza il Governo di una nazione

L'immagine del presidente venezuelano Nicolas Maduro è stata dipinta dagli Stati Uniti e dai paesi stranieri del loro "harem" come quella di un sanguinario dittatore che sta soffocando nel sangue le rivendicazioni democratiche di un'opposizione intenzionata a guidare il paese fuori dalla crisi economica. E' riuscita a confezionare il ritratto farlocco così bene che chi è poco esperto di politica internazionale si è trangugiato d'un fiato la brodaglia condita di falsità dei media occidentali.

Chi ha seguito da vicino il golpe riuscito dagli Usa in Ucraina e quello fermato dalla Russia di Vladimir Putin in Siria ha scoperto che il tanto vituperato Venezuela non solo è uno dei rari paesi socialisti a maggioranza cattolica difensore della libertà religiosa ma viene considerato dall'Onu, attraverso lo Human Development Index, una nazione ad «alto sviluppo umano» attestata nel 2017 all'8° posto in Sud America e al 78° del mondo, davanti a Brasile, Cina, Thailandia, Ucraina e Tunisia.

Perché quindi il malcontento e le manifestazioni? Perché dal benessere di un paese in vorticosa crescita il popolo è passato alle ristrettezze conseguenti al crollo del petrolio. Perché gli scontri ed i morti secondo la classica sceneggiatura deja vu dei golpe? La risposta più ovvia, la ricchezza di petrolio nel sottosuolo venezuelano, si è arricchita di un ulteriore elemento: il Petro, la prima criptovaluta di Stato del mondo che, essendo garantita dall'oro nero, potrebbe mettere in difficoltà l'egemonia del dollaro, tanto amato dai banchieri privati proprietari della Federal Reserve americana; gli stessi che decretano le sorti di ogni nazione bisognosa di liquidità come appunto quella di Maduro, in quattro anni strangolata dalle sanzioni Usa e dal conseguente discredito delle agenzie di rating.

DAL GOLPE DEL 2002 AL PETROCOIN DEL 2018

Il Venezuela, con una riserva petrolifera che da sola rappresenta la metà di quella globale, è il bersaglio prediletto da più di 16 anni, da quel lontano 2002 in cui gli Usa con un colpo di stato in piena regola arrestarono il presidente Hugo Chavez, il socialista bolivariano democraticamente eletto, e misero al suo posto l'affarista Pedro Carmona, durato pochi giorni per l'insurrezione del popolo che rivolle il leader destituito. Ora Caracas è l'obiettivo più urgente anche in virtù dell'ultima geniale trovata dell'erede chavista Maduro per difendersi dalle asfissianti sanzioni americane: il Petrocoin.

Una moneta virtuale collegata al nuovo Bolivar Soberano garantita però dallo Stato al 50% proprio grazie alle immense riserve petrolifere. Un progetto simile a quello del greenback del presidente americano Abramo Lincoln per affrancare gli Usa dalle banche e a quello di Muhammar Gheddafi per creare una valuta africana unitaria, garantita dalle sue imponenti riserve auree libiche, alternativa Cfa: il Franco delle Colonie Francesi d'Africa, inventato da Parigi nel 1945 ed al centro delle attuali polemiche sullo sfruttamento economico di 14 paesi paesi grazie alla gestione di tale moneta da parte della Banca Nazionale di Francia.

Sappiamo benissimo che fine hanno fatto Lincoln, ucciso proprio da un massone, e Gheddafi che, secondo un dettagliato articolo dell'inviato di guerra ed esperto di geopolitica internazionale Gian Micalessin, fu preso di mira dai bombardamenti occidentali ed eliminato anche per l'idea di quella nuova moneta.

«E' bene che la gente non sappia come funziona il nostro sistema monetario perché, se lo sapesse, farebbe una rivoluzione entro domani mattina».

Questa celebre frase non è di un politico sovranista dell'Unione Europea in riferimento alla Bce ma dell'ex presidente degli Usa, Henry Ford, perfettamente consapevole che il sistema economico americano, e di conseguenza mondiale attraverso le correlazioni tra Fed e Fmi, è sempre stato una giostra di banche che a loro piacimento decidono chi può indebitarsi e chi no: usando parametri flessibili per gli amici, rigorosi per gli sconosciuti ed esiziali per i nemici.

RAFFINATE TECNICHE DI REGIME — CHANGE

Quando un paese ostile è troppo ricco di risorse naturali scatta la guerra, come contro Gheddafi nel 2011, oppure una cospirazione più lenta, ma spesso più efficace, attraverso il finanziamento di un leader delle opposizioni che sostenga le accuse di mancato rispetto dei diritti democratici e la contestuale applicazione di sanzioni internazionali che si traducano in gravi crisi economiche fomentando così l'ovvio malcontento popolare a sostegno del politico compiacente.

«Quando gli Stati Uniti volevano rovesciare un governo, lo facevano fare segretamente alla Central Intelligence Agency (CIA), particolarmente quando questi governi erano stati democraticamente eletti, come Iran (1953), Guatemala (1954), Cile (1973), Nicaragua (1980), Haiti (2006), Honduras (2009), Ucraina (2013) e Siria (2011) — scrive l'opinionista internazionale britannico Davide William Pear — Nel corso degli ultimi decenni, gli Stati Uniti sono diventati più sfrontati nei loro progetti di regime change… Il progetto di regime change in Venezuela del 2017 è oramai diventato di pubblico dominio».

«Gli Stati Uniti hanno perfezionato le loro tecniche di regime-change, camuffandole in promozione della democrazia, che finanzia la sovversione attraverso l'Agenzia per lo Sviluppo internazionale (USAID), il Servizio di Informazioni degli Stati Uniti (USIS) e il National Endowment for Democracy (NED) finanziato dal Congresso, l'International Republican Institute (IRI) e altre organizzazioni non governative selezionate» aggiunge ancora Pear scordandosi di citare l'Unicef: secondo i documenti pubblicati da Edward Snowden, l'ex agente di Cia e Nsa che svelò le intercettazioni dei presidenti europei da parte dei servizi segreti americani, il Fondo Onu per l'infanzia era tra gli obiettivi di sorveglianza dell'intelligence britannica (Gchq — Government Communications Headquarters) e americana (Nsa — National Security America).

«Ho trascorso 33 anni e quattro mesi in servizio militare attivo e durante quel periodo ho passato la maggior parte del mio tempo come uomo altolocato per il grande business, per Wall Street e per i banchieri. In breve, ero un racket, un gangster per il capitalismo — Questa frase è contentuta nel libro War is Racket scritto dal generale statunitense Smedley Butler che aggiunge — Ho aiutato a rendere il Messico e soprattutto Tampico sicuri per gli interessi petroliferi americani nel 1914. Ho aiutato a rendere Haiti e Cuba un posto decente per i ragazzi della National City Bank per raccogliere entrate. Ho aiutato a stuprare una mezza dozzina di repubbliche centroamericane per il beneficio di Wall Street».

I BOMBARDIERI RUSSI GIA' PRONTI IN VENEZUELA

Se in Venezuela non ci sono ancora state eco di guerra è soltanto per due motivi: Trump, per quanto soggiogato da consiglieri fraudolenti nel proseguire le strategie imperialiste americane, non è malvagio e sanguinario come il suo predecessore Obama, il più inverecondo Nobel per la Pace mai assegnato; inoltre, a metà dicembre, all'Aeroporto Internazionale di Maiquetia "Simon Bolivar" sono atterrati due bombardieri strategici Tu-160, un cargo An-124 e un velivolo a lungo raggio IL-62 della Russia, alleata di Maduro, che ha nel paese molteplici relazioni commerciali attraverso la società petrolifera a maggioranza statale Rosneft.

Il presidente russo Vladimir Putin ha così fatto capire che Caracas non sarà una nuova Damasco con intorno mezzo milione di morti. A ciò si aggiunge il fatto che Maduro ha ottenuto dalla Cina prestiti per 40 miliardi di dollari che sta restituendo in natura, con l'invio di quantità crescenti di petrolio a prezzi bloccati e facendosi carico dei costi di trasporto. E' pertanto ovvio che Pechino non correrebbe mai il rischio di un cambio di scenario politico, che se va bene potrebbe congelare la restituzione del finanziamento, se va male cancellarla. Ecco perché la strategia americana potrebbe avere successo solo in due modi: l'attentato omicida del presidente chavista, con inevitabile caos simile a quello della Libia, o la Terza Guerra Mondiale.

L'ALTO SVILUPPO UMANO DEL VENEZUELA

Tralasciando le fumose e in gran parte fittizie contestazioni sull'esercizio autoritario del potere politico in Venezuela da parte di Maduro, rieletto presidente a maggio 2018 con il 67,84% delle preferenze (sebbene il voto sia stato disconosciuto dall'opposizione per la scarsa affluenza alle urne comunque intorno al 50 %), vediamo quali sono le cause della crisi economica che sta attanagliando il paese da qualche anno.

Per farlo facciamo riferimento alle tabelle Onu sull'Indice di Sviluppo Umano. Lo Human Development Index è un indicatore di sviluppo macroeconomico realizzato nel 1990 dall'economista pakistano Mahbub ul Haq con il collega indiano Amartya Sen. Viene utilizzato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite dal 1993 per valutare la qualità della vita nei Paesi membri in sostituzione del precedente indicatore basato solo sul Pil (Prodotto interno lordo).

L'Hdi è calcolato in millesimi e definito come la media geometrica di tre indici di base, legati rispettivamente alla speranza di vita, al livello di istruzione e al reddito. Prevede una tabella in cui le nazioni sono suddivise con quattro criteri di sviluppo umano: molto alto, alto, medio e basso. Ebbene sosprenderà tanti detrattori del bolivarismo chavista leggere che il Venezuela nel 2017 è attestato al 78° con un indice dello 0,761 che lo include tra i paesi con Alto Sviluppo Umano: appena prima del Brasile e sopra a Thailandia, Algeria, Cina, Equador, Ucraina, Peru, Colombia, Giordania, Tunisia, Giamaica, Maldive, Paraguay, Moldavia, Filippine, SudAfrica, Egitto, Indonesia e Vietnam.

LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA PER "DIOS Y FEDERACION"

«La Rivoluzione bolivariana, oltre a portare una cospicua fetta della popolazione fuori dalla povertà, persegue da sempre un processo di riforme verso la creazione di un'inedita democrazia economica. Dal 1999 ad oggi sono nate decine di migliaia di cooperative e un'apposita legge del 2010 ha creato centinaia di comuni autogestite. È evidente il trasferimento di poteri in atto: dall'élite capitalistica al popolo». Lo sostiene Samuel Boscarello in un blog politico di sinistra citando anche dati precisi: «Fino ad oggi i profitti derivanti dall'industria petrolifera hanno permesso lo sviluppo dei vasti programmi di assistenza sociale da cui è derivato un drastico calo della povertà (dal 42% del 1999 al 27% del 2011 in termini relativi, mentre quella assoluta è scesa dal 17% al 7%)».

Una circostanza confermata anche dall'economista Sissi Bellomo sull'Atlante Geopolitico 2015 nel sitoweb dell'enciclopedia Treccani: «La compagnia petrolifera di Stato, Petroleos de Venezuela (Pdvsa), dalla fine degli anni Novanta è stata usata come strumento per finanziare le politiche populiste del regime di Hugo Chavez prima e del suo successore Nicolas Maduro poi, senza alcun riguardo per i più banali criteri di redditività ed efficienza gestionale. Basti pensare che il Venezuela, costretto a importare benzina — e recentemente persino petrolio, per diluire il greggio extra pesado — praticamente regala il pieno di carburante ai suoi cittadini».

Due pareri abbastanza tecnici che se da una parte evidenziano i noti motivi della crisi dall'altra dipingono una cultura socialista chavista che sembra porre al centro della sua politica l'essere umano e non il profitto. Non va inoltre dimenticato che la Repubblica Bolivariana del Venezuela, dipinta da molti opinion-maker occidentali come dittatura comunistoide, è uno dei rarissimi paesi socialisti in cui la libertà religiosa è sancita dalla Costituzione. La gran maggioranza dei venezuelani sono di fede cristiana e in particolare cattolica (oltre il 90%): il motto popolare è proprio Dios y Federación. Quindi perché la crisi si sta facendo così sentire? Per colpa della tipologia di petrolio e delle sanzioni. Ma anche, secondo alcuni opinionisti, per la manipolazione di grossisti venezuelani sostenuti dagli americani che volutamente centellinano la distribuzione dei beni di prima necessità. Un'ipotesi tutt'altro che da sottovalutare in un paese dove la corruzione è una delle piaghe sociali ancora gravi.

IL PETROLEO EXTRA PESADO E LE DISTRUTTIVE SANZIONI

«È la più grande riserva di petrolio al mondo ed è tuttora sfruttata solo in minima parte: la fascia dell'Orinoco, un'area di 54mila chilometri quadrati lungo il corso del fiume omonimo in Venezuela, potrebbe сontenere una quantità quasi pari a quella di tutte le risorse di petrolio convenzionale del globo. Già, perché quello dell'Orinoco rientra nella categoria — più difficile e costosa da estrarre — dei greggi non convenzionali. Il petroleo extra pesado venezuelano ha molto in comune con le sabbie bituminose del Canada: come le oil sands, il greggio dell'Orinoco è molto pesante, con una densità che lo colloca tra 4 e 16 gradi nella scala Api». Ecco il problema cruciale ben illustrato ancora dall'analista Bellomo: un petrolio "non convenzionale" si rivela prezioso quando il prezzo del greggio è alto, critico quando è basso per i costi di estrazione.

«Ci sono buone ragioni per credere che il crollo del prezzo del petrolio sia stato una cospirazione USA-saudita, dal momento che le vittime economiche erano la Russia e il Venezuela — rileva sempre Pear azzardando una gigantesca cospirazione — Il petrolio è il 95% delle entrate del Venezuela dalle esportazioni e il 25% del suo PIL».

A complicare la situazione politica economica giunsero le sanzioni varate nel dicembre del 2014 dagli Usa per presunte violazioni dei diritti umani. «La legge votata dal Senato Usa nel dicembre del 2014 era in coincidenza con il fatto che il Venezuela aveva sconfitto le barricate dell'operativo golpista "La Salida" — scrive il sito di geopolitica Contropiano — Leopoldo López, di Voluntad Popular e della MUD, era stato giudicato e condannato a 14 anni di carcere per diversi reati che quell'anno avevano provocato 43 morti e 3.000 feriti».

Le sanzioni colpirono una ventina di funzionari ma anche imprese venezuelane complicandone le operatività commerciali. A ciò si aggiunse, praticamente contestuale, il declassamanto delle agenzie di rating che trasformò così il paese da appetibile area di investimento e interessante partner di sviluppi commerciali in appestato finanziario. Obama, un anno più tardi e poi una settimana prima di lasciare la Casa Bianca, riconfermò le sanzioni, sfidando le proteste della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac) che sostenevano il Venezuela. Nell'agosto 2017 Trump ha vibrato la mazzata finale con le sanzioni economiche vietando alle istituzioni Usa di comprare e vendere nuovi bond emessi dal governo venezuelano e da Petroleos de Venezuela, la compagnia petrolifera di Stato. Ma il presidente Maduro ha reagito e, emulando la Cina che ha iniziato a gestire il mercato del petrolio in yuan e non più in dollari, ha inventato una nuova originalissima forma di difesa: il Petrocoin, la prima valuta monetaria di Stato in formato digitale.

IL PETROCOIN: LA GRANDE SCOMMESSA PER IL 2019

Messo in commercio nel febbraio 2018, ancorato alla nuova valuta anti-inflazione del "Bolivar Soberano" nel luglio scorso, l'annunciato Petro o Petrocoin è divenuto realtà il primo ottobre scorso in Venezuela tra interesse, curiosità e diffidenza sebbene questa nuovissima valuta internazionale sia garantita da contropartite in petrolio (al 50 %) ma anche in oro, gas naturale e diamanti. Una moneta che di primo acchito si presenta quindi più garantita dell'euro!

Il Petro è stato lanciato con una vendita di 100 milioni di coin, equivalenti a 6 miliardi di dollari. Può essere utilizzato per transazioni internazionali ma nelle ambizioni di Maduro si candida a divenire il primo strumento digitale nel mercato del petrolio segnando così una rivoluzione epocale in una delle materie prime più commerciate al mondo. E' promosso dalla piattaforma web petro.gob.ve, dove ogni venezuelano potrà acquistare Petros pagandoli in bolìvares sovrani o in altre criptovalute, come Bitcoin, Ripple o Ethereum, e accumularli su un apposito portafoglio digitale. E' stata inaugurata a Caracas la sede della Sovrintendenza nazionale per i criptoattivi (Sunacrip), l'ente statale che vigilerà sulla nuova moneta, ed il Governo bolivariano ha già comunicato alle compagnie aeree internazionali che faranno scalo in Venezuela l'obbligo di pagare i rifornimenti di carburante in Petro.

Il coin caraibico è stato quotato 36mila Bolivar Soberano per unità, pari a circa 60 dollari, ma ha già pagato le successive svalutazioni della valuta venezuelana tanto da valere oggi circa 23 dollari. Il presidente ha però nel cassetto un piano finanziario di sei anni per utilizzare la criptovaluta negli scambi con altre monete per scongiurare l'impatto paralizzante delle sanzioni guidate dagli Stati Uniti sull'economia venezuelana.

«Nel 2019 abbiamo un programma per il petrolio da vendere in Petro e in questo modo continueremo a liberarci da una valuta che l'élite di Washington e degli Usa» ha dichiarato Maduro agli inizi di dicembre proprio al rientro del suo incontro con il presidente russo Vladimir Putin a Mosca. Gli ha fatto eco Manuel Quevedo, ministro del Petrolio del Venezuela e presidente della compagnia petrolifera statale PDVSA, anticipando il Petro sarà presentato all'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) nel 2019, come «la principale valuta digitale sostenuta dal petrolio».

Una scommessa che potrebbe davvero essere rivoluzionaria e diventare apripista per iniziative analoghe di altri paesi di Sud America, Asia ed Africa in ristrettezze economiche a causa del debito pubblico ma ricchi di risorse naturali.

«Il Petro — si legge sul sito web dedicato petro.gob.ve — è uno strumento che consoliderà la stabilità economica e l'indipendenza finanziaria del Venezuela, unitamente a un progetto ambizioso e globale per la creazione di un sistema finanziario internazionale più libero, equo ed equilibrato».

Per l'alta finanza, le lobbies bancarie e i padroni del dollaro un motivo ben più allarmante delle presunte violazioni democratiche per volere l'eliminazione immediata di Maduro come accadde per Lincoln e Gheddafi. Per chi crede in un mondo meno schiavo del signoraggio bancario e più umano un sogno in cui credere.

Fabio Giuseppe Carlo Carisio

Originariamente pubblicato sul sito: http://www.gospanews.net/2019/01/25/maduro-il-gheddafi-sudamericano-fa-paura-col-petrocoin/

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tema:
La crisi politica in Venezuela (430)

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