20:12 17 Novembre 2018
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Altri tempi. L'accoglienza trionfale delle navi russe a New York e San Francisco

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Capita di dover rivedere i propri schemi mentali. "Stati Uniti contro Russia: è stato sempre così". Sempre proprio no... anzi era esattamente il contrario almeno fino al 1867. La guerra civile americana, 1861-1865, segna l'apice della fiducia reciproca fra i due stati, così lontani tra loro nell'immaginario collettivo.

[Dal messaggio di una delegazione di cittadini americani, tra i quali Mark Twain, ricevuta dallo zar Alessandro II]

… Sappiamo con certezza che l'America è grata e sempre lo sarà alla Russia e al suo Sovrano; perfino l'immaginare da parte nostra che l'America possa volutamente tradire questa amicizia, con un'azione immorale o una politica ingiusta, sarebbe un tradimento…

Nella guerra civile americana la Russia non si schiera con nessuna delle due fazioni, adotta una politica di non ingerenza, dichiarandosi favorevole alla conservazione dell'Unione. Questo è già sufficiente per distinguerla anni luce da Inghilterra e Francia che fremono per un intervento e non certo a fianco del Nord, liberale e antischiavista. Londra e Parigi infatti sono pronti a riconoscere la Confederazione del Sud come un nuovo stato, secondo la vecchia (e sempre attuale) logica del dividi et impera.

Senza voler entrare in un giudizio di merito sulle ragioni del Sud e quelle del Nord, rimane il fatto che gli Stati Uniti come un'unica nazione in quegli anni hanno rischiato di scomparire. E la cartina geopolitica alla quale oggi siamo abituati avrebbe assunto tutt'altri caratteri. La Russia, come abbiamo detto, non si schiera, ma di fatto impedisce alle altre potenze di intervenire.

Ecco perché i russi vengono accolti quasi come dei liberatori:

"God bless the Russians!" — verrà ripetuto e scritto più volte in quei giorni, nella sostanza su tutti i giornali americani, letteralmente sui diari di alcune personalità.

Era il 24 settembre 1863 quando una squadra composta di sei unità navali della Flotta Russa del Baltico comincia ad arrivare nel porto di New York, al comando del contrammiraglio Lesovskij; qualche settimana più tardi sarà il porto di San Francisco ad accogliere altre sei navi della Flotta Russa dell'Estremo Oriente, al comando del contrammiraglio Popov. In tutto più di quattro mila uomini e 300 cannoni.

La loro permanenza durerà otto mesi. Grandi onori, ricevimenti e festeggiamenti si susseguiranno. Ci sarà tempo per fraternizzare; tra gli episodi "curiosi", un concerto tenuto nel teatro di Boston dall'allora giovanissimo sottotenente di vascello, e futuro compositore, Nikolaj Rimskij-Korsakov.

Ci sarà il tempo anche per gli atti eroici, i marinai della corvetta "Bogatyr." aiuteranno a spegnere il grande incendio scoppiato a San Francisco il 23 ottobre 1863; una risoluzione del consiglio della città formulerà e fisserà nel tempo la speciale riconoscenza degli abitanti. Una altro incendio verrà domato con l'aiuto dei russi a Annapolis il 2 febbraio 1864.

Le navi russe nella rada di San Francisco: la corvetta Bogatyr è al centro.
Le navi russe nella rada di San Francisco: la corvetta "Bogatyr" è al centro.

Nuove manifestazioni di gratitudine.

Ma quelle navi arrivano con lo scopo specifico di "salvare" Lincoln? Questo conta poco, lo capiscono anche gli americani, che sanno bene che quelle squadre navali hanno preso la rotta degli oceani con l'intento preciso di minacciare seriamente le rotte commerciali di Inghilterra e Francia, che dopo aver acceso la rivolta in Polonia adesso brandivano una guerra diretta contro lo zar. Con le navi militari russe alle spalle, però, il rischio per inglesi e francesi di rimanere tagliati fuori dai rifornimenti era troppo grande.

Per gli americani dell'Unione conta il fatto che le navi russe presenti nei loro porti scoraggeranno qualsiasi misura militare o di blocco economico diretta contro di loro. E d'altronde quel "gesto" era perfettamente in sintonia con le parole fin là pronunciate della diplomazia zarista. Quelle navi non costituiscono quindi una sorpresa e la loro presenza non è percepita come un'operazione con doppi fini. Tutto è chiaro. Gli interessi dell'Unione e quelli della Russia in quel momento sono perfettamente coincidenti.

Due grandi paesi in fase di espansione, la Russia verso oriente, gli USA verso occidente, due giovani potenze emergenti che rischiano di far saltare i piani ai tradizionali imperi coloniali, quello inglese in primis. Due paesi che sembrano destinati a reggere gli equilibri mondiali. Già allora. Secondo la teoria profezia di Alexis de Tocqueville.

Quale differenza però — si dirà — fra Russia e America nella politica interna. Autocrazia e democrazia parlamentare cosa possono avere in comune? In quegli anni molto, moltissimo: il problema per esempio della liberazione di larghi strati delle loro rispettive popolazioni. Al quale Alessandro II e Lincoln, a distanza solo di qualche anno l'uno dall'altro, daranno un contributo decisivo. Il 19 febbraio 1861 è emanato l'editto di liberazione dei contadini dalla servitù della gleba e il 1 gennaio 1863 viene proclamata l'abolizione della schiavitù in tutti gli Stati Uniti d'America. La Russia arriva prima degli americani ed anche per questo è vista con simpatia, perfino con ammirazione.

Lo zar Alessandro II
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Lo zar Alessandro II
Quella di Cassius Marcellus Clay è proprio da raccontare, perché il senatore del Kentucky era considerato l'attivista abolizionista per antonomasia, l'avanguardia più radicale; al suo nome erano immediatamente associate l'idea di libertà di parola, libertà di stampa, di liberazione delle persone e libertà delle terre.Fu proprio lui che Lincoln mandò come ambasciatore a San Pietroburgo. E fu "amore a prima vista". Clay è entusiasta di quello che vede, dell'accoglienza che gli è riservata, dello slancio riformatore dello zar, definito un "autentico motore" del grande progetto di liberazione della servitù della gleba. I due si incontrano, si parlano (senza interprete perché Alessandro parla l'inglese) e la stima diventa reciproca, decisiva per la formulazione della posizione ufficiale della Russia sulla guerra civile già in corso. Clay nella sua permanenza in Russia, viaggerà per il paese e si spingerà molto in là nei suoi ragionamenti, nelle previsioni geopolitiche di collaborazione con la Russia, prevedendo una vera e propria alleanza militare.

Davanti a una prospettiva di una saldatura morale e militare tra questi due giganti, si comprende che l'Inghilterra operi in senso contrario. E lo fa seguendo due direttive: quella di discredito della Russia e del suo sovrano, presentato come un despota, e l'altra, parimenti di discredito, dello stesso Lincoln, accusato di voler scatenare con la sua politica. una guerra razziale. L'Inghilterra gioca la carta della demonizzazione dell'avversario. Niente di nuovo.

L'Inghilterra tuttavia saggiamente evita lo scontro militare e scatena tutte le sue forze di persuasione (mediatiche e spionistiche) per evitare "sintonie" inopportune.

I cattivi devono rimanere cattivi. In ciò si deve dare atto agli inglesi di essere dei maestri. La fine del Regno delle Due Sicilie proprio in quegli anni è un loro capolavoro, sintesi di una studiata campagna mediatica e di compra vendita degli alti ufficiali borbonici.

Nel caso americano è più difficile misurare il grado di coinvolgimento dietro le quinte degli inglesi, ma rimangono i fatti che si evolsero tutti a favore dell'Inghilterra: con la morte dei due protagonisti di questa incredibile (per i detrattori insopportabile) amicizia. Morti violente. Quella di Lincoln subito nell'aprile del 1865, a guerra civile non ancora conclusa, in un complotto dove Londra attraverso il Canada non appare affatto estranea; quella di Alessandro II, sedici anni più tardi, nel 1881, per mano dei terroristi di "Narodnaja Volja", rete ben agganciata e accasata a Londra. Quest'ultima circostanza non era che la norma: i rivoluzionari di tutta Europa trovavano nell'Ottocento asilo e sostegno politico sulle rive del Tamigi.

Ma questa è un'altra storia, la nostra finisce qua, con due seppellimenti perfettamente riusciti: quello del presidente che aveva preservato gli USA dalla disintegrazione e quello dello zar più liberale e "progressista" del XIX secolo.

Articolo di Giuseppe Iannello, originariamente pubblicato sul sito Russian Echo: clicca qui per leggere la versione originale

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USA, Russia
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