12:26 18 Luglio 2018
L'ex ambasciatore degli USA alle Nazioni Unite, John Bolton.

I “falchi” USA, di fronte alla resistenza della Siria, cambiano tono e cercano compromesso

© AFP 2018 / Karen BLEIER
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Il consigliere di Trump Bolton cambia tono da “Assad deve andare” a “L’Iran deve lasciare la Siria”.

Il consigliere della sicurezza nazionale del presidente Trump, John R. Bolton, che è spesso descritto come un falco di guerra e noto per il suo sostegno all'invasione dell'Iraq del 2003 e alla sua difesa dei bombardamenti della Corea del Nord, Iran e Siria, sembra aver rinunciato a la sua retorica "Assad deve andare", almeno temporaneamente.

Parlando alla CBS News di Domenica sulle prospettive per l'imminente vertice Putin-Trump a Helsinki il 16 luglio, Bolton ha suggerito che la Siria potrebbe essere un'area in cui Russia e Stati Uniti "potrebbero fare progressi insieme".

"Vedremo cosa succede quando i due si incontrano. Ci sono possibilità di fare un negoziato più ampio per aiutare a far uscire le forze iraniane dalla Siria e farle tornare in Iran, il che sarebbe un significativo passo avanti — per avere un accordo con la Russia se è possibile", ha detto Bolton.

"Questo è stato qualcosa che sta succedendo ora da quasi sette anni, questo conflitto in Siria", ha osservato Bolton, aggiungendo che la sua preoccupazione è stata la "presenza iraniana ora in tutto l'Iraq e la Siria che raggiunge davvero anche il Libano".

Alla domanda se fosse d'accordo con la valutazione secondo cui il presidente siriano Bashar Assad avrebbe effettivamente "vinto la guerra" contro la Siria, Bolton si è sviato cambiando discorso.

"Beh, non penso che Assad sia il vero problema strategico. Penso che l'Iran sia la questione strategica", ha detto, elencando una serie di accuse contro Teheran, inclusa la presenza delle loro "forze convenzionali in Medio Oriente".

Da parte loro, Teheran e Damasco hanno negato tutte le affermazioni sulle forze iraniane in Siria, sottolineando che l'Iran è presente in Siria solo in veste consultiva nella lotta del paese contro l'estremismo islamista.

John Bolton è stato in passato un appassionato sostenitore dell'intervento militare contro la Siria risalente all'amministrazione Bush. All'inizio di quest'anno, nel periodo precedente agli attacchi missilistici occidentali contro la Siria ad aprile, il consigliere per la sicurezza nazionale avrebbe sostenuto un intervento molto più significativo, promuovendo bombardamenti che sarebbero stati "rovinosi" per le capacità militari di Damasco.

La tesi di Bolton era stata respinta dal segretario alla Difesa James Mattis e dal presidente generale dei Joint Chiefs Joseph Dunford, che aveva optato per attacchi più limitati, il che si è rivelato un fallimento.

Nota: Da vari analisti sembra che il presidente Putin chiederà a presidente Trump, in occasione del prossimo vertice di Helsinki, di scoprire le carte e rinunciare al sostegno che gli USA e la Gran Bretagna forniscono ai gruppi terroristi di Al Qaeda e dgli altri gruppi takfiri in Siria. Sostegno ormai comprovato da un enorme serie di prove e confessioni che sono sotto gli occhi di tutti tranne di chi (la gran parte dei media occidentali) fa finta di non vedere.

Sarebbe questa la precondizione che richiede la Russia per discutere la possibilità di un eventuale ritiro delle forze iraniane dal paese e di un impegno di Israele a rinunciare ai suoi frequenti attacchi dell'aviazione di Tel Aviv contro le posizioni siriane. Questo sempre dando per scontato che Trump abbia il controllo della situazione (inclusa la CIA e le atre agenzie di intelligence USA). Un fatto non scontato vista la guerra interna in corso a Washington fra le varie fazioni del "Deep State".

Fonte: www.controinformazione.info

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Tags:
Crisi in Siria, John Bolton, Donald Trump, Bashar al-Assad, Medio Oriente, Iran, Siria, USA
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