19:29 20 Giugno 2018
Reagan in Minneapolis, Minnesota, 1982

Reaganomics: dal mito alla realtà

© Foto : Wikipedia/Michael Evans
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Di tanto in tanto varie pubblicazioni finanziarie fanno riferimento alla "Reaganomics", il nome attribuito dai media all'economia dell'offerta. I difetti nei riferimenti indicano che 36 anni dopo l'emanazione della "Reaganomics" la politica è ancora fraintesa.

Come tanti hanno osservato, se non capiamo il passato, non possiamo comprendere il presente. Spero che la versione qui fornita, facilmente verificabile, si aggiungerà alla comprensione del nostro tempo.

Così, che cosa era la Reaganomics?

La Reaganomics è stata una correzione nella gestione della domanda keynesiana. Il peggioramento degli scambi della "curva di Phillips" tra occupazione e inflazione è diventato un problema politico durante l'amministrazione Carter. I Keynesiani non avevano alcuna soluzione tranne una politica dei redditi che non aveva alcun appello al Congresso. Questo ha aperto la porta a una soluzione sul fronte dell'offerta.

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© Sputnik . Sergey Guneev
La gestione della domanda tratta la fornitura aggregata come fissa. Le politiche fiscali e monetarie erano ritenute non avere alcun impatto sull'offerta aggregata, una funzione della tecnologia e delle risorse. Cambiamenti delle aliquote fiscali marginali, ad esempio, se in senso espansivo (tassi più bassi), spingerebbero la domanda aggregata lungo il percorso dell'offerta aggregata verso il più alto tasso di occupazione; se in senso restrittivo (tassi più alti), la politica ridurrebbe l'inflazione riducendo la domanda aggregata e l'occupazione.

Gli economisti lato offerta hanno affermato che alcune politiche fiscali spostano direttamente il piano dell'offerta aggregata e che l'ignorare questa realtà da parte dei Keynesiani è stato il motivo per il peggioramento degli scambi nella curva di Phillips. La politica keynesiana ha stimolato la domanda, ma le aliquote elevate hanno depresso la risposta dell'offerta, per cui i prezzi sono aumentati rispetto alla produzione e all'occupazione.

Questa è stata la spiegazione per il peggioramento degli scambi nella curva di Phillips.

Gli economisti lato offerta hanno sottolineato che le aliquote fiscali marginali interessano due importanti prezzi relativi. Uno è il prezzo del tempo libero in termini di perdita di reddito corrente. L'altro è il prezzo del consumo corrente in termini di perdita del reddito futuro. Pertanto, le aliquote fiscali marginali influenzano sia la fornitura del lavoro che la fornitura di risparmio. Maggiore è l'aliquota fiscale sul reddito del lavoro, più a buon mercato è il tempo libero. Maggiore è l'aliquota fiscale sui redditi da investimento, più conveniente è il consumo corrente.

Gli economisti lato offerta hanno affermato che la soluzione al peggioramento degli scambi nella curva di Phillips era cambiare il mix politico: rendere più severa la politica monetaria e ridurre le aliquote fiscali marginali.

Nonostante la chiarezza delle mie spiegazioni nel mio libro The Supply-Side Revolution (Harvard University Press, 1984), nel New Palgrave Dictionary of Money and Finance (1992), nella McGraw-Hill Encyclopedia of Economics (1994), in Zeitschrift fur Wirtschaftspolitik (38 Jahrgang 1989), nella Rivista di Politica Economica (Maggio 1989), nel The Public Interest (autunno 1988) e nell'articolo sul mio sito, si è imposto il mito che l'economia lato offerta riguardi i tagli fiscali che si ripagano da soli. Come la voce su Wikipedia, per esempio, che butta lì come "La curva Laffer è uno dei principali costrutti teorici dell'economia dell'offerta". Questa è una sciocchezza. La questione che la politica ha affrontato era il peggioramento degli scambi nella curva di Phillips, senza che aumentassero i ricavi per il governo. Come dimostrano tutti i documenti ufficiali, la previsione delle entrate del Tesoro per la riduzione dell'aliquota di Reagan è la previsione statale delle entrate del Tesoro che per ogni dollaro di riduzione delle tasse verrà perso un dollaro di entrate.

Da dove provengono poi i "deficit di Reagan"? La risposta è che il Consiglio dei Consulenti Economici ha assunto la posizione che manchi di credibilità quella previsione che si discosta così significativamente dalla curva di Phillips ritenendo che l'economia non potrebbe crescere mentre l'inflazione diminuisce. Una previsione di un'inflazione in rapida diminuzione scoraggiava in particolare un bilancio che includesse una riduzione del tasso d'imposta che sarebbe stato, nonostante la nostra spiegazione, interpretata come una politica di stimolo della domanda. Il direttore del bilancio, David Stockman ed il capo dello staff della Casa Bianca hanno fatto propria la posizione che il senato repubblicano non avrebbe votato per una riduzione dei tassi d'imposta che avrebbero allargato il disavanzo di bilancio. Pertanto, contro il mio consiglio (sono stato assistente segretario del Tesoro per la politica economica) i valori dell'inflazione nei sei anni (1981-86) del bilancio di previsione sono stati aumentati per sistemare la curva Phillips e la fobia repubblicana per i deficit di bilancio.

Essendo presente ai colloqui del presidente della Fed, Paul Volcker, con i consulenti esterni della Fed, ho sentito Volcker dire che la politica dell'amministrazione era un enorme stimolo fiscale e che, secondo le parole di Alan Greenspan, "…la politica monetaria è una sorella debole. Nel migliore dei casi può condurre una debole azione di retrovia." Ho visto che Volcker non avrebbe seguito la richiesta del Tesoro di ridurre gradualmente il tasso di crescita del denaro, ma per proteggere se stesso avrebbe tirato il freno prima che una qualsiasi parte del piano di riduzione graduale del tasso d'imposta fosse entrata in vigore.

Fondo Monetario Internazionale (FMI)
© AP Photo / Itsuo Inouye
Ed è questo che Volcker ha fatto. L'inflazione è crollata rispetto alle previsioni. Il crollo dell'inflazione ha fatto crollato il PIL e la base imponibile ed è all'origine dei disavanzi di bilancio. La previsione dell'inflazione di Reagan era sostanzialmente inferiore alle previsioni dell'amministrazione Carter e del CBO, ma più elevata rispetto all'inflazione reale. Ad esempio, i tassi di inflazione previsti nei bilanci di Reagan sono stati 11,1%, 8,3%, 6,2%, 5,5%, 4,7% e 4,2% tra il 1981 e il 1986. L'inflazione effettiva è stata invece dell'8,9%, del 3,8%, del 3,8%, del 3,9%, del 3,8% e dell'1,1%.

I disavanzi di bilancio, nascosti da un inchino alla curva di Phillips e dalla fobia repubblicana per i deficit, sono diventati un'arma nelle mani dei Democratici. Come membro dello staff del Senato durante il 1977-78, ero riuscito riuscito a garantire il sostegno dei principali Democratici, come Russell Long, presidente del Comitato per il finanza del Senato, Lloyd Bentsen, presidente del Comitato Economico e Sam Nunn del Comitato Forze Armate, ad una politica lato offerta. Infatti, i primi rapporti del Senato che hanno approvato una politica lato offerta sono stati rilasciati dal Comitato Economico Congiunto sotto la presidenza di Bentsen nel 1979 e nel 1980. Il sostegno ad una politica lato offerta si era diffuso anche nei Democratici della Camera. Il portavoce della Camera Tip O'Neil ha introdotto un'alternativa democratica all'economia lato offerta di Reagan. L'unico modo in cui Reagan avrebbe potuto differenziare il suo taglio fiscale dall'alternativa democratica era l'indicizzazione delle aliquote fiscali secondo l'inflazione (a partire dalla metà degli anni '80).

Malgrado la volontà dei Democratici di sostenere una politica lato offerta, lo staff della Casa Bianca ha voluto dare a Reagan una "vittoria politica" scegliendo lo scontro e tagliando fuori i Democratici dalla legge fiscale. Questa "vittoria" si è trasformata in cenere quando la curva di Phillips si è rivelata falsa. I Democratici, i media e gli accademici si sono rivolti contro l'amministrazione, accusandola di una previsione della curva Laffer e gli economisti di Wall Street hanno mantenuto alti tassi di interesse con la loro assurda previsione che i disavanzi di bilancio derivanti dal crollo dell'inflazione avrebbero causato l'esplosione dell'inflazione stessa.

Negli Stati Uniti la curva Phillips è scomparsa. Neanche un decennio di quantitative easing e un'enorme espansione del bilancio da parte della FED è stato in grado di riportarla indietro. La FED sta ancora tentando e rimane incerto se potrà aumentare il tasso di interesse a breve termine di 25 punti base. E questo nonostante enormi disavanzi di bilancio.

Qual è la spiegazione se non il successo della politica lato offerta di Reagan?

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Articolo di Paul Craig Roberts

Traduzione di Costantino Ceoldo — Pravda freelance

L'articolo è stato inviato dall'autore in forma privata per email.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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reaganomics, Economia, Ronald Reagan, USA
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