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    President of Turkey Recep Tayyip Erdogan during a meeting with Russian President Vladimir Putin on the sidelines of the G20 summit in Hamburg

    Erdogan pubblica una mappa che non piace agli Usa

    © Sputnik. Michael Klimentyev
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    La mappa qui sotto l’ha pubblicata l’agenzia turca di Stato Anadolu. Mostra 10 basi americane illegali in territorio della Siria; due sono piste aeroportuali, gli altri vengono indicati come “avamposti”.

    La mappa delle basi americane
    © Foto: L'agenzia turca di Stato Anadolu
    La mappa delle basi americane

    E' utile sovrapporre questa mappa a quella pubblicata qualche giorno prima, che mostra le "zone sicure" che gli americani hanno ritagliato sul territorio siriano. A sud, per proteggere Israele che, nonostante le sue centinaia di testate atomiche, si sente minacciata da Hezbollah, che nei suoi incubi è a ridosso delle sue frontiere (ossia delle alture del Golan che Sion ha rapinato alla Siria).

    La mappa delle zone sicure
    © Foto:
    La mappa delle zone sicure

    A Nord, le basi militari clandestine USA sono lì per appoggiare il Partito dell'Unione Democratica Curda (PYD), e alla sua milizia armata, YPG (Unità di protezione del popolo curdo); sono i crudi siriani, che combattono sia contro Assad sia contro l'ISIS (dicono), e a cui gli americani hanno promesso uno stato curdo, a cose fatte. Una eventualità che Erdogan è ben intenzionato a scongiurare a qualunque prezzo.

    Il Pentagono: "Saremmo molto inquieti se dei responsabili di un alleato della NATO mettessero volontariamente in pericolo le nostre truppe divulgano informazioni confidenziali".

    Effetti sgraditi del Piano Kivunim

    Già: ricordate quando si diceva che la Turchia "è il più forte esercito NATO" che ci protegge sul fianco Sud dall'Unione Sovietica? Sembra ieri. Adesso Erdogan spiffera la mappa delle basi che gli americani non volevano far sapere di aver in Siria.

    Sarà forse che Erdogan si ricorda benissimo di un'altra carta geografica:

    La mappa degli smembrati Stati del Medio Oriente
    © Foto:
    La mappa degli smembrati Stati del Medio Oriente

    Questa mappa mostra come apparirebbero — appariranno?— gli Stati del Medio Oriente, tutti diciamo "multiculturali", dopo essere stati smembrati secondo linee di faglia etniche e religiose a costituire stati etnicamente omogenei. La Turchia vi appare ridotta di un terzo del suo territorio, regalato ad un nuovo "Free Kurdistan" esteso fino a Kirkuk in Irak e al Nord della Siria. Questa mappa fu pubblicata nel giugno 2006 dallo Armed Forces Journal, ed è l'opera di un colonnello a riposo di nome Ralph Peter. Esercizio di un pensionato?

    I lettori più avvertiti vi riconosceranno una versione del Piano Kivunim, ossia del progetto israeliano di smembrare gli stati islamici in entità più piccole e politicamente insignificanti. Non solo: questa mappa fu fatta circolare negli ambienti e nei corsi interni NATO: per esempio, il 15 settembre 2006, al NATO Military College di Roma, fu squadernata davanti agli ufficiali dell'Alleanza. Gli ufficiali turchi si offesero, tanto da lasciare immediatamente l'aula.

    Erdogan ha i suoi difetti. Ma ha capito quello che i nostri governanti europoidi nascondono anche a se stessi: che siamo da anni in una strana guerra. Una guerra dove il tuo vero nemico è il tuo Alleato.

    Una guerra di finzioni e di doppi e tripli giochi, dove i "terroristi islamici" che diciamo di combattere sono nostri alleati, la NATO occupa l'Afghanistan e l'Irak in una guerra perpetua, dove le nazioni sorelle ci hanno provocato la perdita della Libia e il disastro delle ondate di clandestini africani, e con le loro navi (perfino della Svezia) scaricano sulle nostre coste negri che vanno a raccogliere sottocosta. E dove l'Austria piazza le truppe al Brennero contro di noi, e il suo ministro degli Esteri ci ingiunge di non trasferire i negri da Ustica alla terraferma, come se fosse il nostro ministro degli Interni e non uno straniero che s'ingerisce dei fatti nostri.

    Ma ha ragione lui. Siamo stati noi a mettere nelle loro mani la nostra sovranità. Nelle mani di una UE che partecipa al doppio e triplo gioco della NATO. Ricordate  quando l'Unione Europea si diceva il luogo della fraternità, solidarietà, prosperità? Ci si diceva che ci vuole sempre più Europa per farla finita con le guerre che hanno insanguinato gli europei per secoli. Oggi siamo alle truppe al Brennero. Come nel '34, solo che quella volta fu Mussolini a schierarle contro — udite — i nazisti che avevano fatto assassinare il cancelliere Dolfuss a Vienna. Adesso invece è Vienna, staterello neutrale ma appoggiato da Berlino, che schiera i corazzati al Brennero, contro i negri che noi vorremmo rifilar loro. E' proprio vero la storia si ripete, la seconda volta in forma di farsa.

    L'Unione Europea luogo di fraternità? Secondo me, le trattative sul Brexit sono atti di guerra: Bruxelles esige 30, 50, 80 miliardi da Londra per lasciarla andare. Si vuole dare una lezione ai transfughi, ai tentati di evadere dalla prigione dei popoli. Del resto Attali ha detto una volta che, essendo lui uno dei confezionatori del  Trattato europeo, "abbiamo accuratamente dimenticato" di inserirci le clausole per l'abbandono legale dell'UE. Da questo paradiso degli europei liberi e civili non c'è via d'uscita — strano, come un carcere. Precisiamo: non c'è via d'uscita — se non la guerra. Per sua fortuna, il Regno Unito ha ancora un barlume di forza armata. Finirà per minacciare di bombardare Bruxelles. O magari lo bombarderà davvero: costa meno che dove sborsare i 30, 50, 80 miliardi che "le chiede l'Europa" per  ridarle la libertà.

    O magari sarà Bruxelles che minaccerà di bombardare Varsavia o Budapest? Già ha decretato "sanzioni" contro questi due paesi amici, perché non vogliono i nostri negri; negri che non vuole nemmeno l'Austria, nemmeno la Germania, ma loro sono sicuri, ci hanno fatto pagare 6 miliardi a Erdogan perché si tenesse i profughi siriani e non ce li mandasse. Adesso c'è di peggio: vuole impedire a Varsavia di attuare la riforma del sistema giudiziario che secondo Berlino viola l'indipendenza della magistratura. Con l'Ungheria siamo quasi al ritiro degli ambasciatori. Sono ai ferri corti, volano parole grosse. Juncker è preoccupato che la rottura con la Polonia diventi insanabile…. Il tutto a causa di una domanda che Roma — stato fondatore — non ha mai fatto: Perché? Anzitutto perché nell'Unione Europea altri Stati? Dai baltici alla Polonia, dall'Ungheria alla Romania alla Bulgaria governata da mafiosi? Perché l'ampliamento ad Est, che a noi non serve affatto? Sarebbe stato chiaro allora che la Unione Europea s'è espansa per diventare una succursale della NATO.

    L'Europa a 27 non serve a nessuno. Se non alla NATO guerrafondaia per umiliare e minacciare al Russia. Tutta questa storia è parte della guerra assurda in cui ad essere veri nemici sono i nostri alleati. Miravano a inglobarci anche l'Ucraina, al punto che Mosca ha dovuto riprendersi la Crimea per salvare la sua unica base navale nel Mar Nero: da quel momento, Bruxelles ha colpito il suo (non nostro) nemico con sanzioni ed altri atti ostili, Mogherini e Stoltenberg ci portano al conflitto con la Russia. Un tale ammasso di armamenti hanno addossato gli americani ai confini rusis, che il conflitto può diventare da freddo, caldo, ed anche atomico.

    Complimenti

    Dell'Europa "Unita" hanno fatto un tale caotico groviglio, che ha svegliato e risvegliato antichi odii, che la sta spaccando invece di unirla; per le tensioni che la percorrono, la UE a governance prussiana sembra quella degli anni '30. Può davvero finire qualche sparatoria ai confini,credetemi. Confini dell'Europa Unita. O anche i confini con la Russia.

    Donald Trump
    © REUTERS/ Rhona Wise

    Ci difenderà il "grande alleato" e vero nemico di là dall'Atlantico? Se Varsavia ci spera, guardi meglio: gli Stati Uniti d'America sono impegnati in un conflitto intestino gravissimo, storicamente mai visto, lo "stato profondo" con tutti i suoi apparati che sta espellendo il "suo" presidente come un corpo estraneo; i media, la Cia, l'Fbi, stanno letteralmente facendo ogni sforzo per vomitare Donald.

    California sanziona stati anti-LGBT: Alabama, Texas, Kansas…

    Il livello di demenza che ha colto l'America è illustrato da un fatto che mi ha segnalato un lettore: lo Stato di California ha emesso una legge, in vigore dal 1 gennaio 2017, che "proibisce viaggi a spese dello Stato [la California appunto] negli stati americani che autorizzano discriminazioni basati sull'identità di genere". Il governo californiano ha fatto anche una lista nera di questi stati: Alabama, Kansas, Kentucky, Mississippi, North Carolina, South Dakota, Tennessee and Texas.

    Quattro stati sono stati aggiunti recentemente. Insomma, la California mette sanzioni contro chi dei suoi funzionari, professori universitari ad esempio, va in Alabama per motivi, poniamo, di studio, partecipare a conferenze. La California praticamente rompe le relazioni diplomatiche con una decina di Stati "Uniti" e per quale motivo? Non hanno varato una legislazione pro-omosessuali, sono "discriminatori" di genere. Quindi la California li discrimina… O diciamolo altrimenti: la California sta applicando a livello interno, forme di ostilità che Washington applica al mondo: liste di "stati terroristi", di "stati canaglia" ai cui cittadini rifiuta il visto.

    Non ci credete? Qui potete cliccare per leggere sul sito del governo di California, dipartimento della Giustizia.

    Presto ci sarà una nuova mappa per "I nuovi Stati Uniti", spaccati anche loro per "Linee di faglia culturali". Pro-kul e anti-kul?

    Attenzione, perché la stessa legislazione sta per essere varata in Italia: per colpire i "crimini dell'odio, intolleranza, xenofobia e razzismo" — in pratica, la museruola  penale a qualunque protesta.

    Ricordiamo che la barbarie consiste "nel" rompersi dei grandi  insiemi creati dalla civiltà, in "pullulare di gruppi minimi e reciprocamente ostili". Ciascuno con la sua "cultura" da opporre agli altri. La California ha forse il primato di demenza nella nuova barbarie.

    Fonte: maurizioblondet.it

    L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    relazioni diplomatiche, Crisi in Siria, Recep Erdogan, Siria, Turchia, USA
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