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    Bombardamenti coalizione anti-ISIS a Kobani, Siria

    Stiamo combattendo il terrorismo o stiamo creando più terrorismo?

    © AP Photo/ Vadim Ghirda
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    Quando pensiamo al terrorismo, il più delle volte pensiamo agli orrori di un attacco in stile Manchester, dove un attentatore suicida radicalizzato va in una sala da concerto e uccide decine di civili innocenti. E' stato un atto imperdonabile di barbarie e di certo ha terrorizzato la popolazione.

    Quelli che sono meno considerati sono gli attacchi che lasciano molti più civili morti, capitano quasi tutti i giorni non raramente, e producono una costante sensazione di terrore e paura. Questi sono i civili che ricevono le bombe Usa e dei loro alleati in luoghi come la Siria, lo Yemen, Afghanistan, Somalia e altrove.

    La scorsa settimana, gli Stati Uniti e gli attacchi della "coalizione" contro la Siria hanno causato la morte di oltre 200 civili e centinaia di feriti. Infatti, anche se l'intervento degli Stati Uniti in Siria avrebbe dovuto proteggere la popolazione dagli attacchi del governo, gli attacchi aerei Usa hanno ucciso più civili negli ultimi mesi degli attacchi aerei del governo di Assad. Questo è come quando un medico uccide il suo paziente per salvarlo.

    Crediamo veramente di combattere il terrorismo terrorizzando civili innocenti all'estero? Quando capiremo che "danno collaterale" è solo un'altra parola per "omicidio"?

    Quello presentato come un successo del recente vertice del G7 in Sicilia è stato un accordo generale ad unirsi per "combattere il terrorismo". Non siamo stati in "guerra al terrorismo" per gli ultimi 16 anni? Ciò significa in realtà più sorveglianza di civili innocenti, un giro di vite sulla libertà di parola e di Internet, e molte altre bombe sganciate all'estero. Dopo 16 anni di lotta al terrorismo, la situazione è ancora peggiore di quando abbiamo iniziato. Questo non può essere considerato un successo.

    I governi sostengono che più sorveglianza ci terrà al sicuro. Ma il Regno Unito è già lo stato di sorveglianza più invadente nel mondo occidentale. Il terrorista di Manchester era sicuramente sullo schermo radar. Secondo quanto riportato dalla stampa, era noto ai servizi segreti britannici, aveva viaggiato e, eventualmente, è stato addestrato nella fabbricazione di bombe in Libia e Siria, i suoi familiari hanno avvertito le autorità che lui era pericoloso. Che altro aveva bisogno di fare per segnalare che poteva essere un problema? Eppure in qualche modo, anche nell'orwelliano Regno Unito, le autorità hanno perso tutti gli indizi.

    Ma è anche peggio di così. Il governo britannico ha effettivamente concesso il permesso per i suoi cittadini di origine libica di recarsi in Libia e combattere al fianco di al Qaeda per rovesciare Gheddafi. Dopo mesi di battaglia e indottrinamento, poi ha accolto questi cittadini radicalizzati di ritorno in Gran Bretagna. E dovremmo essere sorpresi e scioccati dei loro attacchi?

    Il vero problema è che Washington e Londra sono più interessate ai regime change all'estero di qualsiasi contraccolpo possa venire al resto di noi in patria. Semplicemente non si preoccupano del prezzo che paghiamo per le loro azioni di politica estera. Nessun grande annuncio della nuova determinazione a "combattere il terrorismo" può avere successo se non si capisce che cosa provoca veramente il terrorismo. Loro non ci odiano perché siamo ricchi e liberi. Ci odiano perché li bombardiamo.

    Fonte: http://www.lantidiplomatico.it

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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