21:52 05 Aprile 2020
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Il 9 maggio è la data in cui ricorre il 72° anniversario di quel 9 Maggio 1945 che segnò la liberazione dell'Europa dalla piaga nazista.

Furono circa cinquemila i cittadini dell'ex-Unione Sovietica che combatterono al fianco dei partigiani in territorio italiano: di questi oltre quattrocento sacrificarono la propria vita per la Liberazione del nostro paese.

Catturati durante l'Operazione Barbarossa, con cui la Germania nazista, l'Italia fascista e i loro alleati aggredirono l'URSS nel 1941, si ritrovarono in Italia con differenti ruoli: come prigionieri, come ausiliari, o come lavoratori dell'apparato bellico del Reich in territorio italiano. Molti di loro riuscirono a fuggire, spesso in maniera rocambolesca, andando ad ingrossare le fila della Resistenza sin dal suo nascere.

Introduzione tratta da Fianco a fianco. Il 9 Maggio ricordando i partigiani sovietici caduti in Italia per la liberazione dal nazifascismo, di Maurizio Vezzosi e Giacomo Marchetti.

Era il 17 Marzo del 1947 quando la Repubblica italiana conferì la Medaglia d'Oro al Valor Militare ad un cittadino sovietico caduto combattendo con i partigiani della Divisione Cichero, operante nella Vi zona ligure: Fedor Adrianovich Poletaev, un fabbro di umili origini nato a Rjazan' (Russia occidentale) nel 1909. La sua tomba, nel cimitero monumentale di Staglieno (Genova), viene visitata ancora oggi da ogni marinaio dell'ex Unione Sovietica che sbarca a Genova, dalle delegazioni ufficiali così come dalle persone comuni che tengono viva la sua memoria.

  • Fedor Poletaev
    Fedor Poletaev
    © Sputnik . Пахомов
  • La Medaglia d'Oro al Valor Militare di Fedor Poletaev (foto tratta da un giornale sovietico)
    La Medaglia d'Oro al Valor Militare di Fedor Poletaev (foto tratta da un giornale sovietico)
    © Sputnik . К. Куличенко
  • Monumento a Fedor Poletaev a Ryazan
    Monumento a Fedor Poletaev a Ryazan
    © Sputnik . В. Лебедев
  • La tomba di Fedor Poletaev a Genova
    La tomba di Fedor Poletaev a Genova
    © Sputnik .
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© Sputnik . Пахомов
Fedor Poletaev

Insieme a Fedor, oltre trecento sovietici combatterono nella stessa zona, alcuni con mansioni di comando come ad esempio Grisha, vicecomandante della 79° Brigata d'Assalto Garibaldi, e Grigor Acopian, comandante del distaccamento mortaisti della Divisione Cichero caduto combattendo in Val Trebbia così come circa altri trenta combattenti sovietici.

Le formazioni operanti nella zona costituirono un'insidia permanente nelle vie di comunicazione tra Genova e la Pianura Padana, insidie che andarono a rendere possibile e vittoriosa l'insurrezione popolare della Superba.

Fedor Poletaev morì in combattimento il 2 Febbraio del 1945 sulla strada provinciale tra Cantalupo Ligure e San Nazzaro, in quella che venne ricordata come la Battaglia di Cantalupo, dal nome del Comune in provincia di Alessandria in cui si svolse.

Come scrive Giovanni Daglio ne "La Resistenza in Val Borbera e Val Curone": "La battaglia di Cantalupo è una delle più importanti avvenuta nella nostra valle, anche perché caratterizzata dalla difficile situazione in cui si trovavano le formazioni subito dopo i tremendi rastrellamenti invernali. È stata di fondamentale importanza, in quanto ha sancito il predominio definitivo nel territorio delle forze della Resistenza".

All'esito positivo della battaglia, in cui i partigiani fronteggiavano i caucasici che combattevano tra le file dell'esercito d'occupazione nazista — denominati "mongoli" dai partigiani stessi e dalla popolazione locale terrorizzata dalla loro ferocia — diede un contributo fondamentale l'eroismo di Poletaev.

"Ad un certo momento — scrive Gian Battista Lazagna in "Ponte Rotto" — un russo che era con me, si slanciò avanti col suo Sten fino a pochi metri dai mongoli. Molti alzarono le mani mentre Fiodor, colpito al cuore, cadeva morto […] La vittoria di Cantalupo portò il nostro morale alle stelle. La stima della popolazione ed il timore del nemico aumentò grandemente. Il tenente tedesco che era riuscito a fuggire ferito con quattro uomini da Cantalupo, raccontava a Borghetto di essere stato attaccato da mille partigiani, mentre noi non eravamo che sessantacinque nel combattimento. Dall'interrogatorio dei prigionieri veniamo a sapere che erano diretti a Carrega per catturare il comando di zona e le missioni alleate".

L'identità di Poletaev, il cui nome veniva trascritto come "Fiodor" o "Fjodor", venne rintracciata dall'intellettuale sovietico Smirnov. Durante l'Operazione Barbarossa Poletaev era inquadrato con il grado di Sergente nel 28° Reggimento d'Artiglieria — nona Divisione — dell'Armata Rossa: il Reggimento venne accerchiato vicino Kharkov nell'estate del 1942. Catturato dai nazisti Poletaev finì in un campo di concentramento nella zona di Vyazma (Russia Occidentale): da lì venne deportato prima in Yugoslavia e poi in Italia: nel nostro paese riuscì a fuggire ed andò ad unirsi ai partigiani garibaldini.

Uno dei suoi compagni, che negli anni sessanta lavorava come minatore nel paesino di Belij — Donbass, provincia di Lugansk — rese possibile l'identificazione di Fedor. Il responsabile politico della sua miniera, dopo aver ascoltato il suo racconto, gli chiede se avesse letto un articolo sulla rivista "Ogoniok" su uno sconosciuto eroe sovietico, caduto tra i partigiani italiani dopo essere sfuggito alla prigionia.

Il ritratto di Fedor Poletaev nel giornale Ogoniok
© Sputnik .
Il ritratto di Fedor Poletaev nel giornale "Ogoniok"

Smirnov racconta la storia di Fedor Poletaev e della difficile ricerca della sua vera identità in "Racconti di eroi ignoti", un libro uscito nel 1963 che valse a Smirnov il prestigioso premio Lenin: la parte del testo su Poletaev venne tradotta ed inserita nell'antologia di scritti "I partigiani sovietici nella VI zona ligure".

"Figlio di un contadino povero, analfabeta, disoccupato, entrò nell'esercito nel 1931; trascorsi tre anni ritornò alla vita civile, dopo aver appreso, oltre a leggere e a scrivere, anche l'utile mestiere di fabbro. Allora a Katin era sorto un colcos e il "silenzioso" Fiodor stupì i compagni allorché cominciò ad intervenire attivamente alle assemblee colcosiane. Fu fatto capo officina, un capo coscienzioso e laborioso. Appartiene alla leggenda la sua forza: ferrava i cavalli sollevandoli con la propria spalla".

La moglie ed i figli di Fedor — così come i suoi conoscenti — vennero rintracciati da Smirnov ed informati della partecipazione alla lotta partigiana in Italia per cui Poletaev pagò il prezzo della propria vita. Quasi dopo vent'anni dopo la sua morte, il 27 Dicembre del 1962 gli venne conferito il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica.

Da allora numerose iniziative hanno tenuto viva la memoria del "gigante Fiodor": a Genova una via tra Corso Aurelio Saffi e Via Corsica porta il suo nome. Sempre da Genova, nel 1963 salpò dai cantieri dell'Ansaldo la petroliera "Fedor Poletaev" destinata all'Unione Sovietica. A Cantolupo Ligure, dove si trova la sua tomba è presente anche un monumento scolpito in suo onore dall'artista e partigiano genovese Nicola Neonato.

Per avvalorare questo contributo abbiamo rivolto un paio di domande a Marco Roberto, figlio di Germano Roberto, il comandante "Silvio" che combatté tra la Liguria ed il Piemonte al fianco di Fedor Poletaev.

Come ha conosciuto la storia di Fedor?

Fedor era in Val Borbera come mio padre, partigiano attivo nel Distaccamento Peter della Brigata Oreste inquadrata nella Divisione Cichero. Ogni anno viene ricordata la battaglia di Cantalupo in cui Fedor morì e la delegazione russa partecipa con il Console insieme al Sindaco del comune ed il nipote di Fedor. Nel centronord I russi hanno partecipato in gran numero alla Resistenza. Mio padre mi diceva che non era facile gestire questi compagni: spesso erano indisciplinati e giustamente odiavano i tedeschi per quello che avevano fatto in Unione Sovietica. Spesso bevevano, bisognava seguirli e controllarli: non avevano nulla o comunque molto poco da perdere. Una volta mio padre aveva affidato ad una pattuglia di russi del suo distaccamento tre prigionieri tedeschi che sarebbero serviti per uno scambio. Appena girato l'angolo della cascina sentì una raffica di mitra: li avevano fatti fuori subito. Li odiavano.

Che differenze ci sono a suo avviso tra come si tramanda la storia dei partigiani sovietici nei paesi dell'ex Unione Sovietica e in Italia?

Bandiera sovietica su Reichstag
© Sputnik . Владимир Гребнев
Di Fedor se ne é stato fatto un eroe, un mito se si può dire. A questo hanno contribuito le circostanze della sua morte che ben rappresentano un po' la presenza e il sacrificio dei sovietici in Italia a fianco dei partigiani italiani. E' morto in una battaglia importante che si è conclusa e con la cattura di "mongoli" e tedeschi ed ha segnato un passaggio fondamentale per il morale dei partigiani. Vicino a Cantalupo in un paesino oggi abbandonato nei pressi di Roccaforte c'è stato il primo insediamento di partigiani sovietici in Val Borbera.

I tedeschi catturati nella battaglia di Cantalupo vennero portati a Dovanelli nella Chiesa che per l'occasione venne utilizzata come carcere. Mio padre, che era comandante del distaccamento Nucera aveva partecipato alla Battaglia di Cantalupo, ed era stato inviato dal Comandante Scrivia a sorvegliare quei prigionieri di modo che avesse la possibilità di riposare.

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Relazioni Italia-Russia, partigiani, Guerra, Giorno della Vittoria, Seconda Guerra Mondiale, Resistenza, Italia, URSS, Russia
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