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05:06 18 Agosto 2019
Trump house

Ha vinto Trump, ha vinto l’America profonda, ha vinto l'”agente di Putin”…

© flickr.com/ KAZ Vorpal
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...hanno perso loro, i potentati, i globalisti. Analisi.

Una ventata d'aria fresca scuote il mondo, una opportunità per la pace ed un calcio ben assestato ai potentati finanziari, ai grandi media alimentati alla base dai rettili di questi poteri, agli analisti ed opinionisti del "pensiero unico", a quelli del politicamente corretto, ai guerrafondai, ai progressisti ed ai loro portavoce ai codardi e ben pagati

Il repubblicano Donald Trump ha fatto commuovere  mezza opinione pubblica degli Stati Uniti ed il mondo intero  nell'aver  sbaragliato  la corrotta e criminale Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

Trump, un populista con un discorso antisistema, sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti, Con l'appoggio massiccio degli statunitensi bianchi scontenti  e risentiti contro le elites  politiche ed economiche ed inquieti per il cambiamento demografico accelerato. Trump accusato di essere "un agente di Vladimir Putin" che propone di riformare le alleanze internazionali degli USA, ha rotto ogni pronostico, tutti i sondaggi ed ha ottenuto la vittoria, nessuno come Trump ha saputo interpretare la stanchezza e la nausea verso l'establishment al potere, quello con cui si identificava Clinton.

La ondata populista globale è arrivata alla Casa Bianca, "Le donne e gli uomini dimenticati del nostro paese già non saranno più dimenticati", ha detto Trump, pronunciando il suo discorso di vittoria a New York.

Dal Nord al Sud, dall'Est all'Ovest, negli Stati dove si è votato per un presidente democratico, Barack Obama, nel 2008 e nel 2012, e negli Stati repubblicani, lo tsunami di Trump, una combinazione del voto rurale e del voto operaio bianco, ha spazzato via le strategie sofisticate di manipolazione della campagna democratica ed ha annullato l'effetto del voto latino e delle minoranze a favore della Clinton.

Dopo la giornata elettorale che si è celebrata questo 8 di Novembre, il repubblicano ha ottenuto più di 270 voti di fronte ai 218 della sua rivale del Partito Democratico, Hillary Clinton.

Mano a mano che arrivavano i risultati negli Stati chiave, e Trump cumulava vittoria dopo vittoria, si evidenziava lo sconcerto degli specialisti in sondaggio, degli strateghi democratici, dei mercati finanziari e delle cancellerie occidentali.

La vittoria in Florida, Stato in cui il presidente Obama, democratico come la Clinton, aveva vinto per due volte, ha aperto la via per la vittoria di un magnate immobiliarista e stella della telerealtà che ha saputo scuotere i canoni della politica tradizionale. Trump ha poi vinto nella Carolina del Nord, nell'Ohio e in Pensilvania, tra gli altri Stati dove la Clinton necessitava di vincere.

Trump ha dimostrato che un uomo praticamente solo, contro tutto e contro tutti, senza dipendere dai donatori multimilionari, è in grado di arrivare nella sala di comando del potere mondiale. A partire dal 20 di Gennaio, lì nell'Ufficio Ovale, Trump avrà a portata di mano la valigetta con i codici nucleari ed avrà il controllo delle forze armate più letali del pianeta, oltre a disporre di un pulpito unico per dirigere il suo paese e per segnare l'agenda mondiale.

Il repubblicano ha smentito tutti quelli che, da metà dell'anno, pronosticavano interessatamente la sua sconfitta. Lui ha sconfitto i Clinton, la famiglia mafiosa più possente della politica statunitense nelle ultime tre decadi, se si eccettua ad un'altra famiglia, quella dei repubblicani Bush, i quali anche loro si opponevano a lui. Trump ha dovuto affrontare l'apparato del suo stesso partito, l'apparato dei mega media controllato da Wall Street, fino a quelli delle grandi capitali europee e latinoamericane e alle organizzazioni internazionali come la NATO.

Il suo merito è consistito nell'intendere il malessere degli statunitensi vittime del ventoforte della globalizzazione, le classi medie che non hanno smesso di perdere il potere d'acquisto nelle ultime decadi, che hanno visto come la Grande Recessione abbia paralizzato l'ascensore sociale, quelli che assistono sconcertati ai cambiamenti demografici e sociali in un paese le cui elites politiche ed economiche li ignorano. I bianchi della classe lavoratrice — una minoranza una volta democratica che si trova in concorrenza con altre minoranze come i latini o i negri ma che manca di uno status sociale di vittima — che hanno trovato in Trump l'uomo della "provvidenza".

Il golpe si dirige alle elites statunitensi e globali. Ed è una prova di quei tempi di incertezza che si coltivano nel caldo brodo idoneo per i leaders con i sensori giusti per identificare i timori della società e con un messaggio semplificatore che individui il nemico interno ed esterno.

Gli interminabili scandali di Clinton hanno lastricato la sua candidatura. Pochi politici si identificavano tanto con le elites come con lei. Alla fine dei conti, è la moglie di un ex presidente degli USA, una repubblica fondata sulle dinastie, già i cittadini USA ne avevano avuto a sufficienza con i presidenti Bush padre e figlio.

Fonte: controinformazione.info

L'opinione dell'autore può non corrispondere a quella della redazione.  

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Tags:
Presidenziali USA 2016, Hillary Clinton, Donald Trump, USA
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