14:21 06 Maggio 2021
Politica
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Il presidente della Repubblica durante la cerimonia per il 76° anniversario della Liberazione in Quirinale, si è rivolto alle giovani generazioni per rinnovare il valore della Resistenza e l'attualità del suo significato.

Il 25 aprile "per gli italiani rappresenta la festa civile della riconquista della libertà, la vittoria dell'umanità sulla barbarie, il giorno di un nuovo inizio, pieno di entusiasmo, portato a compimento con la Costituzione Repubblicana del 1948".

Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha iniziato il suo discorso durante la cerimonia di commemorazione del 76° anniversario della Liberazione d'Italia al Quirinale, ricordando che quel giorno fu la voce di Sandro Pertini a lanciare il proclama di insurrezione nazionale contro le truppe antifasciste del CLN. 

Una data che rappresenta uno "spartiacque imprescindibile" segnando la fine dell'occupazione brutale e spietata dei nazisti e la conclusione definitiva dell'esperienza fascista dell'Italia che dopo il 25 aprile, "affrancatasi con il sangue di migliaia di martiri da 20 anni di dittatura e di oscurantismo tornò a sedere nel novero delle nazioni civili, democratiche e pacifiche", ha ricordato Mattarella. 

Italia fondata sui valori del 25 aprile

"Le conquiste politiche, sociali, culturali, i diritti, la libertà di opinione, di voto e di associazione di cui oggi godiamo trovano il loro saldo radicamento nel 25 aprile e grazie alla Repubblica e alla sua Costituzione nate dalla Resistenza, furono estesi a tutti senza eccezioni", ha proseguito il presidente della Repubblica.

Mattarella ricorda la spinta "ideale e morale" di tanti giovani, uomini e donne, che entrarono nelle brigate partigiane quando, dopo l'8 settembre, con l'invasione dell'esercito nazista e le brutalità compiute con la collaborazione dei fascisti, "compresero che la Patria in cui voler vivere e per cui si poteva anche morire, non poteva che essere una Patria libera, democratica, fondata sul diritto, sulla pace, sulla convivenza".

"Fu il senso dell’onore e dell’amor patrio a far preferire a seicentomila militari italiani la terribile, e spesso mortale, deportazione nei lager in Germania, piuttosto che combattere a fianco degli oppressori e degli aguzzini. La crudeltà praticata dai nazifascisti contro anziani, donne e bambini inermi non fiaccò l'aspirazione alla libertà ma anzi rafforzò il coraggio e la determinazione di chi decise di opporsi", prosegue il Capo dello Stato.

​75 anni dalla fondazione della Repubblica

Il presidente Mattarella ha ricordato che quest'anno si celebrano i 75 anni dalla fondazione della Repubblica, quella "Repubblica che ha avuto origine dalla Resistenza".

"Rinascita, unità, coesione i sentimenti che hanno consentito al Paese di archiviare con la liberazione una pagina nefasta della sua storia. Una memoria consapevole, che guarda al futuro", ha affermato. Nel processo di consolidamento della democrazia italiana la Resistenza fu un "grande serbatoio di istanze morali".
Il significato della Resistenza oggi

"È bene oggi chiedersi cosa significhi oggi, soprattutto per le generazioni più giovani, parlare di Resistenza. Ed è tanto più necessario in un tempo come quello che viviamo, nel quale l'orizzonte appare oscurato dall'angoscia, il futuro nascosto dall'incertezza e dalle ferite profonde prodotte dalla pandemia. Io credo che questa traccia sia ancora ben presente e chiara. E credo anche che, allontanandoci sempre più nel tempo da quell'esperienza così decisiva, siamo in grado di comprendere, con le lenti della storia, cosa fu davvero la Resistenza e perché essa è diventata patrimonio di tutti; e premessa della rinascita democratica".

Quei valori della Resistenza, patrimonio di tutti gli italiani e premessa della democrazia, per il presidente Mattarella sono oggi più vivi che mai, mentre l'Italia affronta il periodo buio della pandemia.

"Resistere allora significò combattere, rischiare di morire. Ma significò anche curare, accogliere perseguitati, testimoniare la propria umanità. Significò scrivere e parlare. Preparare con le idee nuove il tempo della libertà per tutti. Significò coraggio e speranza. Nel momento più buio e drammatico della nostra storia molti italiani, a prescindere dalle loro appartenenze politiche, culturali e religiose, risposero prima di tutto alla loro coscienza per opporsi alla violenza, alla dittatura, all'ingiustizia. In nome della libertà". 
Francesco_Ammendola
Il Presidente Sergio Mattarella durante la cerimonia in occasione del 76° anniversario della Liberazione

Il presidente mette in luce quel sentimento di umanità che emerse in un periodo drammatico, quando migliaia di vite sono a rischio, fu un'assunzione di responsabilità, un dono alla Patria e alle generazioni future, prosegue il presidente. 

"Resistere fu anzitutto un'assunzione di responsabilità personale, talvolta pagata con la vita. Una disponibilità al sacrificio, una scelta rischiosa fatta come atto di amore per la Patria, per la propria comunità. Un regalo alle generazioni che sarebbero venute dopo", prosegue.

Una lezione, un'eredità morale per le nuove generazioni che tiene uniti gli italiani come popolo, spiega Mattarella rivolgendosi ai giovani.

"Questo è il lascito più vivo della Resistenza, il cui valore morale si è proiettato anche oltre il significato storico e politico di quella esperienza. Ed è per questo che quel patrimonio di ideali e valori ha continuato a parlarci così a lungo e ci sostiene, oggi, nelle difficoltà del presente. Vorrei dire soprattutto ai giovani di oggi: il ricordo, la consapevolezza del dolore, dei sacrifici, dei tempi bui che, nel corso del tempo, abbiamo più volte attraversato, ieri come oggi, ci tengono uniti. Ci fanno riconoscere nel nostro comune destino. Quel ricordo - conclude - è il cemento che tiene insieme la nostra comunità. Viva il 25 aprile, viva la Repubblica, viva l'Italia".
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Sergio Mattarella, Festa della Liberazione, Italia
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