18:09 17 Maggio 2021
Politica
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La prossima settimana potrebbe arrivare un incarico formale per la realizzazione di una piattaforma di proprietà del M5S affidata a uomini di fiducia di Grillo.

Il divorzio fra il M5S e Rousseau è quasi ufficiale. Dopo la rottura con Casaleggio, Beppe Grillo vuole tagliare i ponti con il passato per proiettare il Movimento verso il 2050 sotto la guida politica di Giuseppe Conte. Indispensabile, a tal fine, una piattaforma esclusiva su cui esercitare la democrazia diretta tra gli attivisti. In base a quanto riferito da AdnKronos, la svolta potrebbe arrivare a breve. 

Già la prossima settimana potrebbe essere dato un incarico informale per la realizzazione della nuova piattaforma. Sarà lo stesso Grillo ad individuare le 4-5 persone di fiducia a cui affidarne la gestione. Il costo iniziale della piattaforma sarà di 300 mila euro, che si assesterà a circa 200 mila euro una volta ammortizzate le spese iniziali di progettazione e realizzazione. 

La nuova piattaforma servirà a raccogliere le nuove idee degli attivisti che faranno parte del programma politico del M5S, a partire dalle proposte sull'intelligenza artificiale, tema tanto caro al garante del movimento. 

L'ultimatum di Casaleggio

Dopo settimane di duri contrasti con il M5S, giovedì 8 aprile l'associazione Casaleggio ha lanciato un ultimatum sul Blog delle Stelle, con un post intitolato in maniera inequivocabile: "E' tempo di decisioni". 

"Siamo quindi costretti, a causa dell’enorme ammontare di debiti, a definire una data ultima: il 22 aprile 2021. Qualora i rapporti pendenti non verranno definiti entro questa data, saremo costretti a immaginare per Rousseau un percorso diverso, lontano da chi non rispetta gli accordi e vicino, invece, a chi vuole creare un impatto positivo sul mondo", si legge nella nota. 

L'associazione scrive nero su bianco che è stato raggiunto il "punto di non ritorno" ed è "arrivato il tempo di eliminare ambiguità, rinvii e mancate scelte".

I malumori non sembrano dettati solo da ragioni economiche ma anche politiche, con riferimento alla mancata elezione del Capo Politico, dopo le dimissioni di Luigi Di Maio, il 22 gennaio 2020. 

"Da quel giorno, di quasi 15 mesi fa, il percorso del MoVimento è stato caratterizzato da decisioni continuamente rimandate (come il voto del Capo Politico previsto da Statuto), da decisioni prese e mai attuate (come quelle degli iscritti agli Stati Generali), da decisioni impedite (come quelle dei Probiviri di sanzionare i morosi), ma anche da decisioni negate (come il diniego di attivare un accordo con Rousseau)", prosegue il comunicato".

Le tensioni interne al M5S

La scelta di sostenere il governo di Mario Draghi ha letteralmente spaccato il M5S e portato all'espulsione nei gruppi parlamentari degli onorevoli contrari, astenuti o assenti in aula al momento del voto di fiducia.

La svolta è arrivata dopo l'addio al movimento di uno dei leader storici e più irriducibili, Alessandro Di Battista, dopo l'esito della votazione su Rousseau. Votazione contestata dalla "frangia anti-draghi", che reputava il quesito referendario fazioso. 

Successivamente, per ritrovare l'unità e, soprattutto, iniziare un nuovo corso, è stato affidato un ruolo guida all'ex premier Giuseppe Conte all'interno del M5S.

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Beppe Grillo, M5S, Italia
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