00:13 11 Aprile 2021
Politica
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L'ex presidente del Consiglio ha auspicato che la rivoluzione culturale possa coinvolgere tutto il Paese, nel quale secondo Letta le posizioni più prestigiose restano appannaggio degli uomini.

In un'intervista al Corriere della Sera pubblicata nell'edizione odierna, il segretario dem Enrico Letta ha fatto il punto sulla rivoluzione culturale in atto all'interno del partito, con l'elezione di due donne come capogruppo alla Camera e al Senato, accompagnata dall'ascesa di altre donne ai vertici della formazione politica.

"La situazione del Partito democratico che ho trovato è incrostata di un maschilismo e per romperlo c’è bisogno di gesti forti. Io faccio il rompighiaccio. Dico due cifre per far capire perché c’era bisogno che entrambi i capigruppo fossero donne. La prima linea del Pd finora è stata composta da uomini. Queste sono le persone che si vedono e che fanno il Pd. Quando io sono arrivato, erano tutti uomini. Undici uomini su undici persone", ha esordito Letta.

Per il neosegretario, quello di cui ha bisogno lo schieramento dem è di un rinnovamento che porti prima di tutto ad una rottura con il passato e ad un riequilibrio nell'assegnazione degli incarichi di responsabilità in base al genere.

"Undici figure maschili non va bene, bisogna cambiare e intanto mettiamo almeno due donne su undici. E aggiungo un’altra cifra importante: gli ultimi tre congressi del Pd hanno avuto ciascuno tre candidati alla segreteria. Nove persone, tutti maschi. In questi giorni ho dovuto combattere contro le critiche di maschi, bianchi, cinquantenni che mi dicevano: “Due donne pur che sia? Vanno scelte in base alle competenze”. Questo è assolutamente giusto. Peccato che nessuno faccia il discorso “due uomini pur che sia”. Quando si tratta di andare su due uomini vai sull’automatico. Naturalmente quello che ho fatto è solo il primo passo", ha proseguito Letta.

Allargare la discussione a tutto il Paese

L'ex premier si è quindi detto convinto che una discussione su queste basi farebbe bene tutto al Paese, con l'Italia che all'alba della terza decade del nuovo millennio continua ad essere un Paese "tutto al maschile":

"La questione chiave è quella dei vertici. Quando si arriva a competere per una posizione apicale, c’è sempre un uomo. Non è questione soltanto di politica. Tutta l’ironia che si fa sulle quote rosa è tipica del benaltrismo italiano che io non condivido. Io sono per dire: bisogna fare una cosa, non è bella, però è l’unica soluzione? Allora la si fa perché l’obiettivo è quello di far sì che il nostro Paese abbia il 50% di rettori donne, che un giorno il Corriere della Sera sia diretto da una donna, che ci sia la possibilità che anche il prossimo presidente della Repubblica possa essere una donna".

La nomina delle due capogruppo dem

Nel corso dell'ultima settimana il Partito Democratico ha proceduto a nominare due nuove capogruppo donne per quanto riguarda sia la Camera dei Deputati che il Senato.

Nella prima a ricevere il prestigioso incarico è stata Simona Malpezzi, già sottosegretaria per i Rapporti con il Parlamento, che è succeduta ad Andrea Marcucci.

A Palazzo Madama, invece, ad essere eletta è stata Debora Serracchiani, ex presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia.

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