17:18 10 Aprile 2021
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Scontro aperto nel Pd tra Marianna Madia e Graziano Delrio sulla nomina del nuovo capogruppo alla Camera. L'accusa in una lettera ai deputati: "La Serracchiani? Non c'è stato confronto libero ma cooptazione mascherata".

Non un “confronto libero e trasparente” ma una “cooptazione mascherata". È questa l’accusa lanciata da Marianna Madia all’ormai ex capogruppo alla Camera, Graziano Delrio. Se l’avvicendamento al Senato tra Andrea Marcucci e Simona Malpezzi è andato tutto sommato liscio, la partita a Montecitorio è invece caratterizzata da polemiche e veleni.

Graziano Delrio
© AFP 2021 / Andreas Solaro
Graziano Delrio

Ormai è certo che martedì la maggioranza dei deputati Dem voterà per l’attuale presidente della Commissione Lavoro, Debora Serracchiani. Ma la sfidante Marianna Madia, in una mail inviata ieri sera ai colleghi, denuncia una competizione “drogata”.

“Quello che poteva essere un confronto sano tra persone che si stimano si è subito trasformato in altro”, accusa nella lettera, di cui l'Ansa riporta alcuni stralci.

“Immediatamente si è ripiombati nel tradizionale gioco di accordi trasversali più o meno espliciti con il capogruppo uscente, - attacca ancora Madia - che da arbitro di una competizione da lui proposta, si è fatto attivo promotore di una delle due candidate”.

Il dito è puntato proprio contro Graziano Delrio, accusato di aver alterato il confronto “cooptando” di fatto la Serracchiani come sua erede.

"Sarebbe assolutamente legittimo farlo alla luce del sole. Debora è una persona autorevole. – continua la Madia - Ma, ripeto, di cooptazione mascherata si tratta”.

“Questa distanza tra forma e sostanza – commenta infine - non è sana: non far seguire a ciò che diciamo il nostro comportamento penso sia una delle cause del perché non riusciamo più a esprimere la vocazione espansiva del nostro partito.

Immediata la risposta dell’ex capogruppo, che si difende: “Non ho invitato nessuno a candidarsi e nessuno a non farlo perché sarebbe stato poco rispettoso della libertà". E aggiunge di non aver "fatto trattative”.

“Certe parole mi feriscono oltremodo perché non corrispondono alla realtà e perché vengono da un persona che ho stimato sempre”, commenta, citato dall’Ansa. “Credo e spero – conclude Del Rio - che si tratti di amarezza".

Secca anche la replica della Serracchiani. "L'autonomia – rivendica - è stata la cifra della mia storia personale e politica, e anche quando sono stata accanto a qualcuno l'ho fatto lealmente, condividendo idee e mantenendo libertà di giudizio”. “Confrontiamoci senza retropensieri", è l’invito alla collega.

“Spero – conclude della contro missiva inviata ai deputati - che, se mai ombre o equivoci possano aver sfiorato Marianna, siano subito dissipati". “Ogni collega – assicura - deciderà in piena libertà" e "nessuno si farà imporre candidature calate dall'alto”.

Eppure i mal di pancia sembrano destinati a continuare. E quella tregua tra le correnti in lotta sancita con l’arrivo di Enrico Letta, rischia di essere soltanto apparente.

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