04:21 16 Aprile 2021
Politica
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In Spagna si diffondono sempre più manifestazioni che sostengono apertamente il nazismo o il franchismo. Perché questi retaggi del passato risalgono in superficie, sono forse un esempio di libera espressione delle proprie opinioni in un contesto democratico oppure sono motivo di allarme?

“I falangisti hanno organizzato una manifestazione a Valladolid. I partecipanti hanno il braccio teso e cantano Cara al Sole (l’inno spagnolo ai tempi di Franco”, “Circa 300 nazisti hanno organizzato una manifestazione a Madrid in onore dei caduti della División Azul (volontari spagnoli che combatterono al fianco di Hitler)”.

“Gli attacchi di un gruppo neo-nazista hanno ostacolato lo svolgimento di una manifestazione in difesa della salute”, “L’estrema destra ha fatto irruzione in una manifestazione per l’8 marzo intonando canti fascisti e dando prova di aggressività”, “Alcuni murales femministi a Madrid e a Sevilla sono stati oggetto di vandalismo da parte di gruppi di estrema destra”, “Secondo i sondaggi è in continuo aumento la popolarità del partito Vox a discapito degli altri gruppi politici”. Titoli simili sono comparsi sulla stampa spagnola da gennaio di quest’anno.

Cosa sta accadendo, perché si tengono sempre più spesso manifestazioni dove si difendono apertamente il franchismo o il nazismo, qual è il legame tra questo fenomeno e l’aumento dei consensi a favore di Vox nel Paese?

Il leader del partito spagnolo Vox Santiago Abascal a Barcellona
© AFP 2021 / Pau Barrena
Il leader del partito spagnolo Vox Santiago Abascal a Barcellona

Secondo il politologo spagnolo Guillermo Fernández Vázquez, sebbene sia vero che “questi gruppi neo-fascisti abbiamo cominciato ad esistere in Spagna sin dall’arrivo della democrazia”, è altresì vero che negli ultimi anni gli stessi hanno acquistato una certa popolarità a causa di una “situazione politica favorevole”.

“L’ascesa parlamentare di partiti di estrema destra, come Vox, grazie a un numero considerevole di seggi in parlamento, ma anzitutto grazie a un certo contesto in cui è soltanto la destra ad arginare l’estrema destra, spinge i gruppi neo-fascisti a sentire il supporto del popolo e a fare cose che prima non osavano fare”, spiega l’esperto.

“Mentre uno o tre anni fa riuscivano soltanto a organizzare piccoli eventi o conferenze per poche persone, essenzialmente in locali privati, oggi hanno l’ardore di vandalizzare opere femministe in occasione dell’8 marzo o di boicottare altri eventi pubblici, cosa che molti anni fa sarebbe stata impossibile”, aggiunge Guillermo Fernández Vázquez, collaboratore scientifico dell’Università Complutense di Madrid e autore del libro Qué hacer con la extrema derecha en Europa: el caso del Frente Nacional.

Lo storico italiano Steven Forti concorda con Fernández Vázquez. Infatti, Forti ritiene che, sebbene il fenomeno del “nuovo movimento globale dell’estrema destra”, rappresentato da Donald Trump, Jair Bolsonaro, Matteo Salvini, la famiglia Le Pen, Viktor Orban o dal partito Vox, non possa essere “considerato fascista o neo-fascista”, la sua popolarità politica e mediatica ha contribuito alla nascita di gruppi radicali che fino a poco tempo fa erano considerati marginali.

 Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro festeggia con i militari
© AP Photo / Eraldo Peres
Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro festeggia con i militari

“Se l’estrema destra acquisisce maggior peso elettorale e popolarità mediatica, appare evidente che questi settori più radicali (i neo-nazisti) siano supportati quando rendono dichiarazioni pubbliche simili a quelle che abbiamo recentemente visto a Madrid” afferma Forti, dottore di ricerca in Storia presso l’Università autonoma di Barcellona e co-autore del libro Patriotas indignados, dedicato alla nuova estrema destra del periodo successivo alla Guerra fredda.

Vox, locomotiva dell’estrema destra

Vox non è soltanto il terzo partito politico spagnolo per rilevanza, ma sta gradualmente conquistando consenso in regioni chiave, com’è accaduto recentemente nel parlamento catalano. Inoltre, Vox rimane l’unico partito la cui popolarità è in crescita, secondo i sondaggi.

“La locomotiva politica e culturale dell’estrema destra è Vox e, mano a mano che questa locomotiva si muove a una velocità sempre maggiore, i suoi vagoni (ossia le frange più estreme) avanzano con essa. Sebbene Vox non sia ancora un leader politico della destra in generale, sul piano culturale sta già vincendo la battaglia delle idee. Ciò significa che proprio Vox, rappresentante dell’estrema destra, sta dettando legge nella frangia spagnola della destra tutta. Proprio Vox sta dirigendo la destra in merito a quali posizioni vanno assunte in merito alla storia spagnola, al femminismo, le migrazioni, l’economia e l’impiego della bandiera”, spiega Fernández Vázquez.

Vox è stato creato nel dicembre del 2014 e, sebbene i leader di partito così come i suoi membri siano parte della classe privilegiata spagnola, la sua retorica ha come pubblico obiettivo gli strati più vulnerabili della società. Questo fa sì che un numero sempre maggiore di operai, tassisti, agricoltori o disoccupati sostengano Vox.

Vox invita queste persone a protestare contro ciò che definiscono la “dittatura del progresso”, un’espressione con cui il partito di Santiago Abascal indica l’attuale governo, i movimenti sociali a difesa del femminismo, le minoranze etiche e persino i media e il potere delle corporate.

“Penso che l’estrema destra considerino come un nemico tutto ciò che definiscono “dittatura del progresso” e che noi invece chiameremmo “neo-liberismo progressista”. Sebbene non sia affatto evidente che in Spagna a guidare sia la sinistra, l’estrema destra sostiene proprio questo e l’idea si sta diffondendo sempre più”, osserva Fernández Vázquez.

Nicchie ormai libere

I dirigenti di Vox parlano poco del loro programma di governo o delle proposte politiche. Cercano piuttosto di fare leva sulle emozioni scatenate da problemi strutturali di cui soffre il Paese come la disoccupazione, la mancanza di opportunità per i giovani, il basso grado di natalità, lo spopolamento delle aree rurali o i conflitti su scala territoriale. Tutte queste sono nicchie che, a detta di diversi studiosi, sono state liberate dalla sinistra.

“In realtà in Spagna si temeva per un possibile fallimento dello Stato, un evento cioè traumatico. Ma la sinistra non sapeva quale approccio adottare nel caso di un simile trauma psicologico. O ancora, ad esempio, in Spagna vi sono luoghi da cui costantemente emigrano sempre più persone. Queste aree registrano una profonda crisi demografica ed economica, ospitano persone che si sentono abbandonate, ma la sinistra non si rivolge a loro e non parla di loro. Lo stesso accade con i problemi che affliggono le famiglie”, sottolinea Fernández Vázquez.

“Stiamo giustamente sottolineando che la famiglia non è qualcosa di univoco poiché esistono diversi modelli di famiglia, ma non capiamo che uno dei problemi della Spagna è lo spopolamento, accompagnato da un basso grado di natalità. La sinistra si è concentrata sulle minoranze, dimenticandosi della maggioranza. In un contesto in cui la maggior parte della popolazione non è in grado di formare una famiglia perché manca la stabilità lavorativa, le famiglie non vengono aiutate e questo induce a un grave sconforto a livello personale che la sinistra non prende assolutamente in considerazione”, aggiunge l’esperto.

Fernández Vázquez ammonisce anche in merito ai pericoli che potrebbero sorgere qualora la maggior parte della popolazione cominci a non preoccuparsi di queste criticità strutturali.

“In caso contrario le forze politiche di estrema destra creeranno programmi, come in Polonia, che prevedono incentivi fiscali per le donne che rimangono a casa. Ma non diranno che sono indirizzati alle donne, ma ad uno dei membri della famiglia. Ma poiché quasi sempre accade che a casa rimane la donna, si verrebbe a creare un modello assolutamente regressista. Ma se non consideriamo questo fenomeno, alla fine questi modelli regressisti diventeranno la realtà perché non ci stiamo occupando del problema”, continua l’esperto.

Storytelling epico

Fernández Vázquez sostiene che, oltre allo sfruttamento di queste nicchie non più presidiate dalla sinistra, Vox ha prodotto uno storytelling epico rivolto essenzialmente ai giovani.

Eventi storici da tempo dimenticati “sulla conquista della Spagna e sull’impero spagnolo” hanno conferito significato storico ed eroico alla loro lotta contro la “dittatura del progresso, il femminismo, la sinistra e la lotta per l’indipendenza”.

“Che Guevara ha lasciato il posto a Blas de Lezo (ammiraglio spagnolo vissuto a cavallo tra XVII e XVIII secolo), una sorta di eroe militare dell’estrema destra che fu oltremodo coraggioso e che, sebbene perse tutti gli arti, continuò a combattere. Questa figura fino a poco tempo fa era dimenticata, ma i franchisti e l’estrema destra l’hanno recuperata e glorificata”, aggiunge lo studioso.

“Molti colleghi e amici che lavorano come insegnanti mi raccontano preoccupati del fatto che stanno trovando sempre più spesso nelle loro classi ragazzi tra i 13 e i 17 anni che sventolano la bandiera spagnola pre-costituzionale, intonano canti franchisti, dicono arriba España (il saluto franchista spagnolo). Mentre prima era una rarità vedere uno skinhead, oggi è un fenomeno ampiamente diffuso non solo relativamente a episodi di violenza, ma anche sotto forma di apologia del franchismo e questo è molto preoccupante”, ammonisce Fernández Vázquez.

Crisi, terreno fertile di questa ideologia?

Per molti anni diversi studiosi e analisti hanno ammonito in merito al fatto che la grave crisi economico-politica del Paese fosse il miglior terreno fertile in assoluto per la comparsa di gruppi di estrema destra, proprio come successe a suo tempo con Hitler e Mussolini.

Benito Mussolini
© Foto : Bundesarchiv, Bild 102-09844 / CC-BY-SA 3.0
Benito Mussolini

Tuttavia, l’opinione dello storico Forti si discosta leggermente da quella di chi opera parallelismi con la contemporaneità. Forti ritiene che “sebbene possa fare rima, come disse Mark Twain, la storia non si ripete”.

“Ma questo non significa che non vi siano rischi reali della comparsa di regimi non democratici e regimi a difesa di ciò che Orban definisce “democrazia non liberale” nell’ambito della quale i diritti conquistati nell’ultimo mezzo secolo vengono sempre più limitati e la democrazia sta diventando una sorta di involucro al cui interno non vi è più niente, come del resto sta accadendo in Ungheria da ormai una decina d’anni. È un rischio reale, ma l’estrema di destra di oggi non è formata da fascisti del periodo fra le due guerre perché in mondo è cambiato”, sottolinea Forti.

E sebbene Forti insista sul fatto che i tempi e le persone siano cambiati, lo storico non ignora gli elementi della contemporaneità che potrebbero giocare in favore del risorgimento dei gruppi di estrema destra quali “la disparità sociale e la crisi socio-economica che si accompagna alla crisi della democrazia liberale, al graduale crollo del modello neoliberale e alla più generale crisi dei valori”.

Secondo Forti, più si consuma la società, maggiormente gli elementi menzionati più sopra contribuiranno alla nascita di soluzioni antisemitiche e populiste. Oggi il movimento dell’estrema destra si presenta proprio come una soluzione antisemitica che sfrutta il populismo contro coloro i quali ritiene essere “il sistema” e “l’élite”.

“In un momento di delusioni e rabbia, di elevata disoccupazione, questi gruppi hanno senza dubbio la possibilità di prosperare e in alcuni casi arrivano al potere”, sostiene Forti.

Tuttavia, lo storico sottolinea che “nulla è predeterminato”. Secondo Forti le istituzioni governative in molti Paesi occidentali sono molto più forti rispetto al passato e dispongono degli strumenti per auto-tutelarsi.

Inoltre, i gruppi di estrema destra non sono infallibili, spesso commettono errori di strategia e tattica politiche e questo può causare loro problemi nella conquista del potere politico.

Più politica e meno giudizi morali

Ma quindi come ci si deve comportare con questi gruppi di estrema destra? Vanno considerati come manifestazione della libertà di espressione democratica oppure devono essere motivo di allarme? E se rappresentano un segnale d’allarme, quando bisogna accorgersene?

“È giunto il momento di lanciare un segnale di allarme per una ragione principale: non perché un partito come Vox sta tentando di soffocare la democrazia in Spagna, ma perché la sua concezione di democrazia, come quella del governo polacco o ungherese, è estremamente limitata. Non penso che Vox riporti in auge il franchismo, ma penso che potrebbe favorire una limitazione della democrazia, ad esempio annunciando o cercando di annunciare la creazione di altri partiti al di fuori della legge, promuovendo una democrazia combattiva per partecipare alla quale sarà necessario rinunciare a determinati principi”, ipotizza Fernández Vázquez.

“Ci saranno le elezioni? Continueranno a tenersi, ma verrà sensibilmente ridotto il pluralismo. Dunque, sembra che Vox ci possa riportare non tanto al franchismo quanto al periodo tra il franchismo e la transizione spagnola alla democrazia quando il regime di Franco voleva aprirsi, ma in maniera limitata, ad esempio non legalizzando il Partito comunista.

Francisco Franco
Francisco Franco

Sarà un ritorno allo stato del 1976 quando tutti ammettevano che si dovesse cambiare in favore della democrazia, ma lo stato non voleva accettare determinati partiti e de facto voleva vietare l’implementazione di determinati progetti politici. Dunque, tutto ciò è chiaramente pericoloso”, sostiene Fernández Vázquez.

A sua volta Forti insiste sul fatto che “la democrazia è un bene prezioso” e che, come tale, “deve disporre degli strumenti per difendersi da coloro che potrebbero distruggerla dall’interno”.

“Devono esistere strumenti in grado di interrompere manifestazioni violente e la penetrazione dei gruppi di estrema destra nelle istituzioni governative. La società e il parlamento invece devono lavorare per marginalizzare ed estirpare l’odio sociale”, aggiunge l’esperto.

Fernández Vázquez raccomanda altresì che per combattere questi gruppi politici si è agito per vie politiche e non tramite giudizi morali.

“Ad esempio, Vox politicizza gli spagnoli facendo leva sulla loro identità e dicendo: “Venite dalla Spagna rurale, amate la caccia, la pesca e la corrida? Ci sono alcuni progressisti di città che sostengono che siete degli assassini”.

Non vale la pena politicizzare in questo modo certi argomenti, ma la sinistra potrebbe affrontare la questione da un altro angolo e fare appello non tanto alle passioni e preferenze personali, quanto alle posizioni del singolo cittadino: “Vivete in un piccolo paesino, ma anche voi siete cittadini e pertanto dovete avere accesso ai servizi della società. La mia proposta è di non chiudere le vostre scuole, i vostri ospedali e le vostre banche”, il che per alcuni centri abitati è di fondamentale importanza. Lo stesso approccio andrebbe adottato con le famiglie”, ritiene l’esperto.

“I media e i partiti di sinistra sono sempre inclini a dare giudizi morali, ma Vox o il neofascismo non sono un problema morale, ma anzitutto un problema politico. Pertanto dobbiamo studiare e analizzare perché hanno successo, perché si diffondono sui social media, quali aspetti del loro discorso politico sono più popolari e come potremmo considerare maggiormente i problemi del popolo”, propone Fernández Vázquez.

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