16:58 10 Aprile 2021
Politica
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Nelle repressioni da parte delle forze di sicurezza delle azioni di protesta nelle città del Myanmar domenica sono morte 38 persone e 80 persone sono rimaste ferite. Lo riferisce l'Associazione di assistenza per i prigionieri politici (AAPP) che opera nel Paese.

Nella giornata di oggi le morti alle manifestazioni sono state registrate nelle città di Yangon, Mandalay, Pegu, Hpakant e altri, riporta l'associazione. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 14 marzo, dal momento in cui i militari sono saliti al potere e dall'inizio delle manifestazioni di massa a inizio febbraio, 126 persone sono morte negli scontri con le forze di sicurezza nel Myanmar, afferma il rapporto.

Secondo AAPP, attualmente il numero totale di persone arrestate nel Paese è di 2.156. L'associazione osserva che questa cifra riflette solo il numero di persone ufficialmente arrestate, ovvero quelle contro cui sono state mosse le accuse, e non il numero totale di persone fermate durante le proteste, che è molto più alto.

Il canale televisivo statale del Myanmar MRTV, controllato dai militari, ha riferito domenica che i manifestanti in alcune parti del Paese hanno usato armi contro la polizia e il personale militare, provocando la morte di due agenti di polizia a Yangon.

La situazione in Myanmar

Il Myanmar è teatro di proteste di massa contro il colpo di stato militare dall'arresto del consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, del presidente Win Myint e di altri alti funzionari avvenuti all’inizio di questo mese.

I militari hanno accusato il capo del governo deposto Aung San Suu Kyi e la sua Lega Nazionale per la Democrazia di frode elettorale e hanno promesso di tenere elezioni eque il prossimo anno.

A partire dal 28 febbraio, le autorità militari del Myanmar hanno adottato una strategia più dura per reprimere le proteste: oltre a gas lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma, la polizia e il personale militare hanno iniziato a utilizzare armi da fuoco. Le autorità hanno anche inviato unità militari con esperienza di combattimento contro eserciti ribelli etnici che operano negli stati confinanti del Paese, incluso il Rakhine, per interrompere le manifestazioni.

Le manifestazioni di massa contro il colpo di stato si svolgono ininterrottamente dal primo di febbraio nella capitale e nelle maggiori città del Myanmar. Oltre il 70% dei dipendenti pubblici, compresi gli operatori sanitari, ha aderito alla campagna di disobbedienza civile alle autorità, lasciando i posti di lavoro.

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