05:00 15 Aprile 2021
Politica
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Sullo sfondo dei tentativi di riunirsi, il movimento palestinese Fatah ha dovuto fare i conti con un violento scisma interno alla viglia delle elezioni parlamentari previste per il mese di maggio.

Nasser Al-Kidwa, membro del Comitato centrale di Fatah e nipote del compianto presidente Yasser Arafat, fondatore di Fatah e dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, ha annunciato la creazione di una nuova lista per la partecipazione alle elezioni parlamentari indipendentemente dal movimento.

Perché si è verificato questo? Riuscirà una lista diversa da Fatah a entrare nel nuovo parlamento palestinese? Quali impatto avranno queste controversie sul futuro assetto della politica palestinese? Sputnik ne ha discusso con alcuni politici del Paese.

Nasser Al-Kidwa, membro del Comitato centrale di Fatah, ha deciso di parteggiare apertamente per il presidente Mahmud Abbas. I leader di Fatah di norma prendono molto raramente le parti del presidente palestinese. Il leader del movimento, Marwan Barghuthi, avrebbe avuto propri interessi personali nel promuovere la propria candidatura a presidente in occasione dell’imminente secondo turno elettorale. Al-Kidwa spera comunque di entrare nel parlamento palestinese.

Nasser Al-Kidwa, membro del Comitato centrale di Fatah
© REUTERS / Mohamad Torokman
Nasser Al-Kidwa, membro del Comitato centrale di Fatah

Un forte colpo

Zayd al-Ayouby, membro del Consiglio rivoluzionario di Fatah e consigliere del movimento, considera altamente rischioso per il futuro del movimento il tentativo dei singoli leader di porre in essere lo scisma interno e di portar via parte degli elettori da Fatah.  

“Questo danneggerà significativamente il futuro del movimento e la sua unità. E questo appare particolarmente pericoloso considerata la concorrenza con Hamas che di sicuro conserverà seggi nel nuovo parlamento. A questo ritmo tutti i leader di Fatah tenteranno di formare una propria lista indipendente. In quel caso il nostro movimento cesserebbe di esistere. Pertanto, sarebbe assai più producente analizzare con attenzione la ragione scatenante il conflitto e trovare un punto di incontro. Ognuno di noi condivide alcuni obiettivi politici, dobbiamo semplicemente rimanere uniti. Una divisione non gioverà a nessuno”, spiega.

Controversie insormontabili

A sua volta, Ayman al-Raq, membro del Consiglio rivoluzionario di Fatah, sostiene che sia stato il presidente stesso della Palestina ad essersi fatto iniziatore dei conflitti in seno al movimento.

“Chiaramente è stata su istigazione del presidente che i politici di Fatah si stanno attaccando a vicenda. Dunque, è stato proprio Mahmud Abbas a porre la condizione per cui si vietava l’accesso alle elezioni ai membri del Comitato centrale, del Consiglio rivoluzionario e del Consiglio della consulta di Fatah. Ci attendiamo, quindi, che in virtù di questi ostacoli molti vogliano presentarsi alle elezioni con una lista propria. In diversi casi questa condizione è chiave poiché costituisce un punto di contrasto invalicabile”, sostiene.

Secondo il politico palestinese il desiderio di partecipare in maniera autonoma alle elezioni è stato espresso anche da Abdel Fattah Hamayel, Nabil Amr e altri membri del Comitato centrale.

Tuttavia, la situazione non è poi così cupa. In merito alle possibilità di salvaguardare l’unità di partito, il politico continua così:

“La maggior parte dei membri di Fatah considerano necessarie l’unità e la tregua con chiunque per svariate ragioni desideri lasciare il partito prima delle elezioni. Continua a rimanere la possibilità di creare una lista unica per le elezioni e questo ci infonde la speranza di vincere”.

Tuttavia, l’operato di Mahmud Abbas e dei suoi non lasciano ben sperare.

“Inizialmente Abbas non voleva riappacificarsi con Mohammed Dahlan nonostante le imminenti elezioni. Poi ha richiesto l’applicazione di un regime delle “porte aperte” per promuovere la candidatura al Consiglio di legislatura. Il presidente così di fatto non lascia alcuna possibilità ai funzionari di Fatah nel caso questo rinsavissero in tempo”, aggiunge il politico.

Altre criticità

Si registra anche un’altra criticità: l’ingerenza esterne nelle elezioni che si percepisce già ora. Infatti, secondo le dichiarazioni del presidente palestinese Abbas, Israele sta tentando di minare lo svolgimento delle elezioni. La motivazione di una simile accusa è legata all’ondata di arresti dei leader di Hamas nei territori controllati da Israele.

Non rimangono in disparte nemmeno gli USA che, alla luce del cambio dirigenziale del governo, hanno cambiato anche il loro atteggiamento nei confronti della questione palestinese.

Infatti, il governo USA considera la Cisgiordania un territorio occupato da Israele. Così ha sostenuto Edward Price, portavoce del Dipartimento di Stato, interrogato in merito alla posizione dell’attuale governo in merito al conflitto israelo-palestinese.

Ciò può significare che Washington è intenzionata a investire non solo nella questione palestinese, ma anche nella politica interna del Paese.

Le elezioni in Palestina si svolgeranno, secondo le previsioni, in 3 fasi: la prima riguarderà l’elezione degli organi legislativi il 22 maggio; poi vi saranno le presidenziali del 31 luglio e infine si terranno le elezioni del Consiglio nazionali previste per il 31 agosto.

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