04:41 15 Aprile 2021
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Fa discutere la decisione della Regione Piemonte di dare spazio alle associazioni pro-vita negli ospedali. La sindaca di Torino Chiara Appendino parla di "delirio oscurantista". La replica dell'assessore Maurizio Marrone: "Parole offensive, la querelo".

Associazioni pro-vita negli ospedali per offrire un’alternativa alle donne che scelgono di abortire. È bufera in Piemonte per la proposta dell’assessorato alla Sanità della giunta di Alberto Cirio, che in questi giorni ha inviato alle Asl del territorio una circolare contenente la proroga alla fine del mese del bando per la formazione e l’aggiornamento degli elenchi delle associazioni per la “tutela materno infantile” con cui le aziende sanitarie possono collaborare.

A far insorgere la sinistra è la presenza tra i “requisiti soggettivi” della “finalità di tutela della vita fin dal concepimento e/o di attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e alla tutela del neonato” nello statuto. Insomma, per Dem, Liberi e Uguali e Verdi, e anche per la sindaca pentastellata, Chiara Appendino, le associazioni pro-vita finirebbero per essere privilegiate.

La polemica sulle associazioni pro-vita negli ospedali, Appendino:"Delirio oscurantista"

La prima cittadina di Torino, sui social, se la prende direttamente con l’assessore agli Affari Legali di Fratelli d’Italia, Maurizio Marrone, considerato l’ispiratore del provvedimento, e parla di “delirio oscurantista e ideologico”.

Il sindaco di Torino Chiara Appendino
© AP Photo / Frank Augstein
Il sindaco di Torino Chiara Appendino

Lo scorso anno, infatti, l'assessore aveva contestato le linee guida del ministero della Salute sulla somministrazione della pillola abortiva nei consultori, considerate in contrasto normativo con la legge 194, sottolineando nella lettera spedita al ministro Speranza come, al contrario, la norma insistesse "su un ruolo dei consultori orientato a contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza, anche avvalendosi della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita".

Parole, le sue, che non sono andate giù alla sindaca, che oggi avverte: “Se pensa di calpestare anni di lotte per i diritti delle donne probabilmente ha sbagliato regione, sicuramente ha sbagliato città".

​Prima di lei il segretario regionale del Pd, Paolo Furia, aveva accusato Marrone di "furia ideologica". La determina, per l’esponente Dem, citato da Repubblica, sarebbe espressione di un "pensiero patriarcale e misogino" e un vero e proprio “insulto alle donne”.

La questione è arrivata fino in Parlamento, con la vice capogruppo dei Dem alla Camera, Chiara Gribaudo, che denuncia la “violazione dei diritti delle donne alla propria autodeterminazione”. Un’altra deputata Dem, l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, promette di intervenire per chiedere al governo di “intervenire per garantire la libertà di scelta".

La replica dell'assessore Marrone: "Difendiamo la libertà di scelta delle donne, querelo la sindaca"

A rispedire al mittente le accuse è lo stesso assessore Marrone, che parla di “polemica insensata” e si dice pronto a querelare la sindaca Appendino. “L’implementazione del sostegno sociale alle gravidanze difficili non è delirio oscurantista, le sue parole sono come minimo offensive nei confronti della Regione, per questo ho deciso di portarla in tribunale”, dice raggiunto al telefono da Sputnik Italia.

“La giunta non ha fatto altro che riprendere in mano una delibera, la numero 21-807 dell’ottobre 2010 con cui veniva istituito il 'Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza', al fine di garantire un sostegno concreto, psicologico, sociale ed economico, alle donne, attraverso l’opera delle associazioni che si occupano di aiuto alla vita”, spiega l’assessore.

“La delibera – va avanti – è stata impugnata da due associazioni femministe, Casa delle Donne e Activa Donna. Dopo la sentenza, su disposizione del Tar la giunta dell’epoca ha ampliato “i requisiti minimi e i requisiti soggettivi necessari per l’iscrizione agli elenchi”. Le femministe hanno fatto di nuovo ricorso, questa volta bocciato dallo stesso tribunale, con sentenza passata in giudicato”.

“Il provvedimento – spiega Marrone a Sputnik – è rimasto congelato durante l’amministrazione Chiamparino, ma essendo ancora potenzialmente efficace, abbiamo deciso di utilizzarlo".

“Non è vero – chiarisce ancora l’assessore – che le associazioni pro-vita saranno nei consultori, il progetto prevede che siano destinati loro degli spazi negli ospedali e che, proprio al fine di evitare conflittualità inutili e controproducenti, nei consultori venga semplicemente lasciato del materiale informativo”.

“Non vogliamo assolutamente costringere le donne che intendono abortire a passare obbligatoriamente dalle associazioni pro-vita, ma allo stesso tempo è un diritto garantito dalla 194 e un dovere delle istituzioni offrire loro un'alternativa, garantendo ai centri di aiuto alla vita l’agibilità degli ospedali”, fa presente Marrone.

“Stiamo tutelando la libertà di scelta della donna”, si difende infine l’assessore. Ma la polemica è destinata a continuare.

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