22:23 17 Aprile 2021
Politica
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Tutti vogliono rifondare il Movimento 5 Stelle, quelli che sono rimasti e quelli che sono scappati o sono stati cacciati. I secondi per ora hanno un manifesto.

Un percorso parallelo sembra accomunare chi nel Movimento 5 Stelle ha deciso di rimanere e chi nel corso degli ultimi 2 anni lo ha lasciato restando però saldamente ancorato in Parlamento.

Entrambe le anime, come facce della stessa medaglia che guardano obbligatoriamente in direzioni opposte, puntano a una rifondazione del Movimento.

E mentre il fondatore Beppe Grillo punta su Giuseppe Conte per risollevare le sorti del partito che aveva sognato con Gianroberto Casaleggio, i dissidenti e gli espulsi dal “sogno” grillino con un manifesto, presentato alla Camera dei deputati, provano a ripartire aprendosi anche ai delusi che sono là fuori.

Il Movimento delle origini

Si riparte dalle origini per unire quanti nel M5S non si riconoscono più, si sono sentiti traditi dalla svolta atlantista e moderata, o semplicemente ne sono stati cacciati.

Sono i grillini oppositori a Mario Draghi che alla Camera dei deputati possono contare anche su un nome: “L’alternativa c’è”.

Sono 13 i deputati che puntano a formare un gruppo autonomo, un altro tra i tanti di ex grillini che in questi ultimi due anni, fuoriusciti dal M5S o cacciati da esso, hanno formato un loro soggetto politico: ormai un corposo ammasso di asteroidi alla deriva che si concentrano nelle periferie del Parlamento italiano.

Andrea Coletti, portavoce di questo nuovo gruppetto di delusi dell’ideale grillino, ha affermato: “Nasciamo come opposizione a questo governo e in opposizione a quelle che un governo tecnico come quello di Draghi potrà portare avanti. Vogliamo essere inclusivi per tutte quelle persone dentro e fuori il Parlamento che non vogliono morire moderate”.

Ecco perché hanno “redatto un manifesto di principi e obiettivi che vogliamo perseguire”, perché sono convinti che “un governo di tutti rischia di essere un governo di nessuno, ma il problema è che quando la politica è debole prende il sopravvento la burocrazia, e questo è un governo di burocrati”, ha affermato Coletti dimenticando che proprio la frammentazione parlamentare di partiti nati post elezioni (Italia Viva tra gli altri) ha causato la caduta di Conte, rinfocolando la debolezza storica della politica italiana fatta di innumerevoli partitini rappresentati da 1 o 2 parlamentari.

Bene a tal proposito ha detto Enrico Letta di recente dal suo pulpito francese.

“Il nostro è un manifesto in divenire”, con “principi di base su cui vogliamo creare consenso, è aperto a tutti”, conclude Coletti.

Di Battista cosa farà?

Molti tra i fan ed ex grillini si chiedono cosa farà Alessandro Di Battista ora che è uscito dal Movimento di Beppe Grillo.

Quest’oggi ha confermato che non indosserà più la casacca del volontario grillino, nemmeno con Giuseppe Conte capo politico.

Ma c’è chi gli chiede di pensare a un suo partito e di candidarsi alle prossime politiche.

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