03:51 11 Aprile 2021
Politica
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Il premier armeno Nikol Pashinyan ha detto in una manifestazione a Yerevan che il popolo deve decidere la questione delle sue dimissioni dalla guida del governo del Paese.

"Solo le persone dovrebbero decidere la questione delle mie dimissioni", ha detto Pashinyan, citato dall'agenzia Sputnik Armenia.

Secondo quanto dichiarato dal premier, ha proposto all'opposizione di valutare la possibilità di condurre elezioni parlamentari anticipate, ma l'opposizione ne ha approfittato per polarizzare la situazione.

"Solo il popolo può risolvere questi problemi. Lasciate che la gente chieda, che la gente mi condanni, che mi fucili in piazza", ha esclamato il primo ministro.

Ha anche minacciato di arrestare i suoi avversari se oltrepasseranno il limite.

"Coloro che hanno derubato il popolo non hanno la possibilità di tornare al potere... Se qualcuno si spinge oltre le dichiarazioni politiche, verrà arrestato", ha detto Pashinyan, sottolineando che il tempo delle misure morbide è passato.

Ha detto di aver proposto al presidente Armen Sarkissian di firmare la lettera di dimissioni del capo di Stato Maggiore Onik Gasparyan, ma il presidente non l'ha firmata.

"Ho avuto una conversazione telefonica con il presidente e gli ho detto che doveva firmare la lettera di dimissioni. Se non firma, allora si unisce al golpe?" ha detto Pashinyan.

Ha invitato il capo di Stato Maggiore a dimettersi volontariamente. "Mi aspetto che lui o il presidente della repubblica firmi un decreto sul congedo dalla guida dello Stato Maggiore, o se ne vada lui stesso, avvierà le consultazioni politiche anche con i critici più duri", ha detto il primo ministro. 

Mercoledì il presidente armeno Armen Sarkissian, su suggerimento di Pashinyan, ha licenziato il primo vicecapo di Stato Maggiore delle forze armate, Tiran Khachatrian, che, secondo i media, aveva ridicolizzato le parole del premier sui complessi missilistici russi Iskander. In seguito lo Stato Maggiore delle forze armate dell'Armenia ha chiesto le dimissioni di Pashinyan e lo ha messo in guardia dall'uso della forza contro il suo popolo. Pashinyan ha detto che dopo le richieste delle forze armate sulle sue dimissioni, ha disposto il congedo del comandante dello Stato Maggiore Onik Gasparyan. Ha riferito alla situazione come un tentativo di colpo di Stato.

Pashinyan ha aggiunto di essersi sbagliato su Onik Gasparyan, che ha nominato al comando dello Stato Maggiore e di cui si fidava al 100% durante la guerra.

"Lasciate che Onik Gasparyan firmi il congedo, e non c'è bisogno di sottoporre la gente a continui shock...Non permetterò di schierare l'esercito contro il popolo", ha detto il primo ministro.

Manifestazioni contro Pashinyan

Ishkhan Saghatelyan, rappresentante dell'opposizione unita dell'Armenia, ha detto che i manifestanti rimarranno in strada fino alle dimissioni del primo ministro Nikol Pashinyan.

Secondo lui, decine di migliaia di cittadini sostengono il capo di Stato Maggiore, i militari ed i comandanti e sosterranno il presidente Armen Sarkissian se rimarrà fermo e non firmerà la richiesta del primo ministro per congedare il capo di Stato Maggiore.

"Nikol Pashinyan ha perso il potere, la sua mozione non è valida. Occorre firmare decreti sulla nomina di un nuovo primo ministro e sulla formazione di un nuovo governo", ha detto Saghatelyan.

A Yerevan stanno manifestando i sostenitori e gli oppositori del premier. Sono stati segnalati alcuni scontri.

Tensioni dopo il Nagorno-Karabakh

Yerevan ha assistito regolarmente a proteste a partire dal 10 novembre, quando il primo ministro armeno e il presidente azero Ilham Aliyev hanno firmato l’accordo sul cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh, mediato dal presidente russo Vladimir Putin.

Quell'accordo ha posto fine al conflitto armato che si era riacceso alla fine di settembre ma in base alle condizioni sottoscritte, Baku riprendeva il controllo dei territori occupati dagli armeni prima dello scoppio delle ostilità, provocando una protesta pubblica in Armenia e venendo interpretato dalle forze più nazionaliste come una severa e inaccettabile sconfitta.

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Nikol Pashinyan, Armenia
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