03:25 20 Aprile 2021
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L'esclusione di Buffagni, la lotta contro la nomina dell'azzurro Mulè all'Editoria, le lotte intestine al Pd, Salvini e Di Maio che mettono i loro uomini nei posti chiave: ecco chi sono vincitori e vinti nel braccio di ferro per le nomine dei sottosegretari.

Dopo giorni di trattative il premier Mario Draghi è riuscito a chiudere la lista dei sottosegretari.

Tra i nodi più discussi quello della nomina di Giorgio Mulè, fedelissimo di Silvio Berlusconi, all’Editoria, per cui hanno protestato grillini e Dem. Alla fine l’ex direttore di Studio Aperto e Panorama verrà dirottato alla Difesa. Forza Italia ha incassato la nomina di cinque sottosegretari e un viceministro, di cui almeno tre in ruoli chiave come Giustizia, Difesa ed Editoria.

Anche la Lega è soddisfatta della trattativa, finita con la nomina di otto sottosegretari e un viceministro, Alessandro Morelli, alle Infrastrutture e Trasporti. Salvini è riuscito a piazzare nel sottogoverno i suoi uomini di fiducia: Nicola Molteni al Viminale, Claudio Durigon all’Economia, l’ex ministro Gian Marco Centinaio all’Agricoltura e Lucia Borgonzoni ai Beni Culturali.

Gian Marco Centinaio
Gian Marco Centinaio

Anche qui sono arrivate le proteste del M5S, che avrebbe lottato fino all’ultimo per evitare la nomina di Centinaio alle Politiche Agricole. E nel partito di Grillo, già dilaniato dai dissidi interni, si allarga il fronte dei delusi.

Ad uscire vincitore dalla partita, secondo il Corriere della Sera, è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ottiene la riconferma di Laura Castelli al Mef e anche la nomina di Carlo Sibilia all’Interno. Tra i fedelissimi di Di Maio c’è anche Alessandra Todde, viceministro dello Sviluppo Economico. Non farà parte del sottogoverno uno dei big grillini, Stefano Buffagni. Particolare, questo, che avrebbe provocato particolari malumori.

Una beffa per i pentastellati anche il ritorno nella squadra di Teresa Bellanova e Ivan Scalfarotto, rispettivamente alle Infrastrutture e all’Interno. Così, faceva notare un editoriale pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano, la delegazione di governo di Italia Viva torna la stessa del Conte Bis.

Altro che “rinuncia alle poltrone”, insomma, accusano dal Fatto. Il “sacrificio” di Renzi, scrivono sul quotidiano, “è durato giusto il tempo di formare il nuovo governo”. Elena Bonetti è stata riconfermata ministro della Famiglia, mentre Bellanova e Scalfarotto hanno ottenuto incarichi di rilievo.

“Il peso dei renziani a Palazzo Chigi è quindi rimasto pressoché invariato, se non per il declassamento di Bellanova dal dicastero dell’Agricoltura al ruolo di vice di Enrico Giovannini”, osserva il Fatto Quotidiano.

Per il Pd, infine, emerge ancora una volta lo scontro tra le varie correnti, che ha fatto saltare il nome di Andrea Martella e di Antonio Misiani, viceministro uscente al Mef, sostenuti da Andrea Orlando e non da Zingaretti.

Al posto di Misiani arriva, non a caso, una fedelissima del leader del Pd, Alessandra Sartore, assessore al Bilancio della Regione Lazio. Assuntela Messina, in quota Emiliano, farà il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione e Transizione digitale. Il nuovo viceministro degli Esteri, Marina Sereni, invece, è stata voluta da Dario Franceschini. Ma i Dem devono rinunciare a due caselle di peso, come Interno e Giustizia.

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Tags:
Lega, PD, M5S, governo, sottosegretario
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