12:35 02 Marzo 2021
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I senatori dissidenti chiedono di ripetere il voto su Rousseau: “Non c'è il super-ministero che avrebbe dovuto prevedere la fusione tra il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell'Ambiente”. E i parlamentari grillini che minacciano di dire "no" al governo Draghi sarebbero già oltre 80.

A meno di 24 ore dal giuramento arrivano i primi problemi per il governo Draghi. Da venerdì sera le chat pentastellate ribollono tra chi chiede di rimettere ai voti su Rousseau il sostegno al nuovo esecutivo e chi minaccia di dire addio al Movimento, come hanno fatto nei giorni scorsi Alessandro Di Battista e il deputato Giuseppe D’Ambrosio. “Dal 2018 siamo cambiati e ci siamo trasformati in peggio”, è la sintesi del pensiero del parlamentare fuoriuscito, affidato ad un lungo post su Facebook.

Il nodo del voto su Rousseau

A non convincere i duri e puri non è soltanto il fatto di doversi sedere allo stesso tavolo con i ministri di Forza Italia, ma anche la composizione del nuovo esecutivo che, accusano i critici, taglia fuori il Movimento dai dicasteri di peso. “Non c'è il super-ministero che avrebbe dovuto prevedere la fusione tra il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell'Ambiente”, lamenta sui social la senatrice Barbara Lezzi, tra quelli che chiedono di indire una nuova consultazione su Rousseau “con un quesito in cui sia chiara l'effettiva portata del ministero e che riporti la composizione del Governo”.

La petizione, lanciata su Change.org, è diretta al garante, Beppe Grillo e nel giro di 24 ore ha raccolto oltre 4mila firme. “Chiediamo di mettere ai voti su Rousseau la scelta di dare la fiducia a questo governo, affinché vi sia il pieno consenso o meno da parte degli iscritti. – si legge nel testo dell’iniziativa - Reputiamo infatti che solo ora, messi a conoscenza di tali informazioni, sia possibile esprimere un voto pienamente consapevole”.

Ecco quanti sono i parlamentari dissidenti

Ma dal suo blog il diretto interessato replica: “Da oggi si deve scegliere: o di qua, o di là. Scegliere le idee del secolo che è finito nel 1999 oppure quelle del secolo che finirà nel 2099”. E, in effetti, a chiedersi da che parte stare, oggi, sono decine di parlamentari: almeno 50 deputati e un terzo dei senatori, secondo il Corriere della Sera, quelli che stanno pensando di lasciare il Movimento e di non votare la fiducia a Draghi.

Le posizioni sono emerse ieri nelle due riunioni dei gruppi parlamentari. A Montecitorio i “malpancisti” convinti sono 25 ma potrebbero arrivare fino a 50, mentre a Palazzo Madama la quota dei dissidenti conta 30 senatori che hanno confermato il loro “no” alla nascita del governo guidato dall’ex presidente della Bce. Stando ad una fonte del Movimento, citata dal Tempo, “ormai si fa prima a contare chi è rimasto favorevole”.

Nel frattempo si cerca di trovare una mediazione, ma le parole di Grillo avrebbero avuto l’effetto di far arroccare ancora di più i critici sulle proprie posizioni. Secondo le indiscrezioni pubblicate dal Corriere, proprio Grillo avrebbe bocciato senza appello l’idea di una nuova consultazione online.

Tra i senatori ribelli c’è anche Nicola Morra che in un video pubblicato sul suo profilo Facebook paragona il nuovo governo ad un “Jurassic Park, con il recupero di mostri che hanno popolato il passato e che adesso tornano a dettar legge".

Gran parte dei parlamentari, insomma, chiede di poter tornare all’opposizione o almeno di essere libera di poter votare “secondo coscienza”.

A tentare di far rientrare la crisi è Vito Crimi, che assicura come non ci siano state trattative per le nomine dei ministri e che i diretti interessati sono stati informati direttamente da Draghi con una telefonata fatta la sera prima. Ma i dissidi interni ormai sembrano difficili da ricomporre.

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