20:39 07 Marzo 2021
Politica
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Gli esponenti del partito di Roberto Speranza alzano le barricate sull'incarico a Draghi. Fratoianni: "Difficile il sostegno", mentre la De Petris attende un confronto con il PD e il M5S. Fassina apre alla fiducia ma solo con nuove elezioni.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito l'incarico al professor Mario Draghi per la formazione di un nuovo governo. Ma i partiti dell'ex maggioranza di governo fatta fuori da Renzi, vacillano e non si mostrano compatti nella risposta all'appello del Capo dello Stato a sostenere con la fiducia un governo di alto profilo. 

Dopo il no del Movimento 5 stelle, arrivato con una dichiarazioni di Vito Crimi, anche LeU si mostra titubante. 

"Mi pare difficile sostenere un governo così", dice il segretario della sinistra, Nicola Fratoianni, intervistato da Affaritaliani.it. "Senza fare valutazioni di tipo personale su Draghi, penso che sia un'operazione dal punto di vista politico regressiva: mi pare difficile ci possa essere il sostegno", specifica.

Fratoianni punta il dito contro Renzi, accusandolo di aver per distruggere una maggioranza dentro la quale aveva un ruolo marginale. La pensa così anche la collega di partito Loredana De Petris. 

"L'obiettivo palese di Renzi era quello palese di rompere l'asse politico PD, LeU e M5S", afferma la deputata intervenendo a Coffee Break su La7. 

Un asse politico su cui LeU ha investito e per questa ragione, sottolinea De Petris, si impone adesso un confronto con il PD e soprattutto con il M5S, che hanno assunto una posizione con cui l'alleanza dovrà confrontarsi. Ma la deputata manifesta dei dubbi su un governo di unità nazionale. 

"Impensabile unire i nostri voti a quelli della Lega, lo dico chiaramente", precisa. 

L'apertura di Fassina

Ad andare controcorrente è Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali e leader del movimento Patria e Libertà, già vice ministro sotto il governo di Enrico Letta. In un lungo post pubblicato sui social, Fassina proclama la sconfitta della classe politica e la delegittimazione della politica. Indica un solo modo per riabilitare la politica ed emanciparla da "una permanente funzione ancillare e al dominio degli interessi più forti": il ritorno alle urne. 

E questa è la condizione che pone per la fiducia un governo del Presidente incaricato.

"Senza la garanzia di elezioni a Settembre, impossibile il voto di fiducia al Governo Draghi", scrive su Facebook

Fassina trova coerente l'impegno delle elezioni con la necessità di affrontare le scadenze del Paese "attraverso un governo autorevole". Il presidente, a sei mesi dalla scadenza del mandato, potrebbe sciogliere le camere per indire le elezioni politiche a fine settembre.

"Oltre questo limite - avverte -  un “Governo del Presidente”  implicherebbe la rassegnazione della classe dirigente politica non soltanto alla sua totale e irreversibile delegittimazione, ma alla delegittimazione della politica e all’ulteriore impoverimento della democrazia costituzionale".

Intanto, mentre alle 15 inizia il vertice dei pentastellati, il segretario del PD, Nicola Zingaretti, definisce l'incarico a Draghi un cambio di passo, con cui si apre una fase nuova che porterà il Paese fuori dall'incertezza politica creata dalla crisi e chiede un confronto con il M5S e LeU per un confronto su questi temi finalizzato a non perdere la potenziale alleanza basata su proposte comuni. 

Tags:
Mario Draghi, Nicola Zingaretti, sinistra, LEU, crisi, Italia
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