00:46 06 Marzo 2021
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Entro martedì il presidente della Camera, Roberto Fico, dovrà cercare di mettere d'accordo i partiti che formavano la vecchia maggioranza. Ma la sfida non è semplice. Ecco tutti gli scenari.

“È emersa la prospettiva di una maggioranza politica composta dai gruppi che sostenevano i governi precedenti, questa disponibilità va verificata nella sua concreta praticabilità", ha detto ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella prima di affidare al presidente della Camera, Roberto Fico, il mandato esplorativo per verificare la fattibilità della formazione di un governo con la stessa maggioranza che sosteneva il Conte Bis.

​È questa l’opzione più accreditata al momento, soprattutto dopo le parole di ieri del reggente pentastellato, Vito Crimi. “No a veti e personalismi”, aveva detto al termine dell’incontro con Mattarella.

“Abbiamo espresso – ha fatto sapere - la nostra disponibilità ad un confronto con chi intende dare risposte concrete nell'interesse del Paese, con spirito collaborativo, per un governo politico che parta dalle forze di maggioranza che hanno lavorato in questo ultimo anno e mezzo insieme”.

​Parole che hanno spaccato il partito, con Alessandro Di Battista che minaccia la scissione: “Tornare a sedersi con Renzi significa commettere un grande errore politico e direi storico. Significa rimettersi nelle mani di un accoltellatore professionista che, sentendosi addirittura più potente di prima, aumenterà il numero di coltellate. Ed ogni coltellata sarà un veto, un ostacolo al programma del Movimento e un tentativo di indirizzare i fondi del recovery verso le lobbies che da sempre rappresenta”.

Il Presidente Mattarella riceve il Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico
© Foto : Quirinale
Il Presidente Mattarella riceve il Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico
Come sottolinea il Corriere della Sera, però, una “riedizione” della vecchia alleanza di governo è la soluzione più rapida per varare un nuovo esecutivo. Potrebbe sfociare in un Conte Ter. Ma quello del premier dimissionario non è l’unico nome che circola.

È questo il motivo per cui la decisione di Mattarella, secondo un retroscena pubblicato sempre dal Corriere, impensierisce “l’avvocato del popolo”, che forse sperava in un re-incarico. Conte sa che il suo futuro è appeso alle decisioni del leader di Italia Viva, e, nonostante la telefonata di giovedì e il lavoro dei “pontieri”, è consapevole che Renzi può “ribaltare il tavolo da un momento all’altro”.

Tra le condizioni poste dall’ex premier, rivela il quotidiano di via Solferino, ci sarebbe l’allontanamento di Bonafede, Gualtieri, Azzolina e De Micheli, e del portavoce Rocco Casalino (quest’ultima indiscrezione è stata poi smentita da Rosato). Non solo. Per votare la fiducia a Conte Italia Viva chiede almeno due ministeri di peso e un “ridimensionamento di Arcuri”.

Una ricucitura tra il premier dimissionario e il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, tuttavia, secondo il sondaggista Renato Mannheimer, intervistato da Sputnik Italia, resta una “eventualità concreta”.

Ma Conte rischia di uscire dalla partita parecchio indebolito, costretto, magari, come nell’era Salvini-Di Maio, ad essere “commissariato” da due vicepremier.

Se non si trovasse una quadra le altre opzioni in campo sono quella di un “governo istituzionale”, anche se il leader della Lega, dopo un’iniziale apertura, ieri ha escluso l’ipotesi di far parte di un esecutivo assieme a Matteo Renzi.

Per Giovanni Guzzetta, costituzionalista intervistato nei giorni scorsi dall’Ansa, questa soluzione non sarebbe da escludere a priori, visto che “il Recovery vincolerà le finanze pubbliche delle prossime legislature e sarebbe corretto che tali scelte fossero condivise dal più largo arco di forze".

Le elezioni anticipate, infine, rimangono l’ultima spiaggia. Non le vuole nessuno a parte il centrodestra e, secondo alcune rilevazioni, non le vorrebbero neppure gli elettori, che sperano nella formazione di un esecutivo in grado di dare risposte sulla grave crisi economica prodotta dalla pandemia.

A scongiurare lo scioglimento delle Camere, però, sono soprattutto gli stessi parlamentari che vogliono mantenere il proprio posto e quei partiti che dando la parola agli elettori rischierebbero di scomparire dal Parlamento, compreso quello di Renzi.

Il trio Ca.ca.ca.

Secondo un'indiscrezione pubblicata dal Tempo, infine, se la missione di Fico fallisse, Mattarella potrebbe incaricare uno dei componenti di quello che è stato ribattezzato come il "trio Ca.Ca.Ca.", dai cognomi dei "papabili".

La prima, Marta Cartabia, come "garante della Costituzione", la seconda, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e il terzo, Pierferdinando Casini, senatore che vanta una storica amicizia con la cancelliera tedesca, Angela Merkel.

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