09:09 23 Gennaio 2021
Politica
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Il presidente americano Donald Trump è stato bloccato su tutte le principali piattaforme, tra cui Facebook e Twitter, che hanno sospeso definitivamente il suo account, dopo la rivolta del 6 gennaio al Campidoglio a Washington che ha visto un gruppo di sostenitori del presidente uscente fare irruzione.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, giovedì ha paragonato i ban sui social media degli account del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a una "esplosione nucleare" nel settore cibernetico, definendolo un colpo ai valori democratici a cui l'Occidente afferma di essere legato.

"Di recente, tutte le principali piattaforme social statunitensi hanno bannato gli account del presidente degli Stati Uniti. Per fare questo, non è stata necessaria alcuna decisione del tribunale o almeno un'opinione di qualche agenzia di etica specializzata. Hanno semplicemente scollegato gli account ufficiali con milioni di followers. Anche i partner più devoti degli Stati Uniti che di certo non hanno sentimenti positivi nei confronti di Donald Trump non hanno potuto tollerare questo attacco ai valori occidentali", ha scritto Zakharova su Facebook.

Secondo la portavoce, questa decisione delle piattaforme online statunitensi "può essere paragonata a un'esplosione nucleare nel settore cibernetico, dove le conseguenze sono più drammatiche della distruzione stessa".

"I valori democratici che la comunità occidentale promuove hanno subito un duro colpo", ha continuato Zakharova, indicando anche il continuo rinnovamento del mercato dei media e un'importante migrazione digitale.

L'assalto al Campidoglio e i ban

Dopo l'assalto al Campidoglio il 6 gennaio, i giganti dei social network Twitter e Facebook e YouTube di Google hanno sospeso Donald Trump dalle loro piattaforme.

All'inizio di oggi, l'amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey ha dichiarato che la decisione di bandire Trump dalla piattaforma era giusta.

Allo stesso tempo, Google, Apple e Amazon hanno sospeso dai loro servizi Parler, un social network popolare tra i sostenitori di Trump, accusandolo di non aver agito su post relativi alla violenza al Campidoglio.

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