00:56 14 Maggio 2021
Politica
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La leader di Fratelli d’Italia in una lettera al Corriere spiega il perché della sua posizione in sei punti.

Giorgia Meloni è stata chiamata in causa più volte in questi giorni, dopo l’assalto a Capitol Hill, per non aver fatto, come molti nel suo stesso arco politico, marcia indietro rispetto al sostegno al presidente Donald Trump. La leader di Fratelli d’Italia, in una lettera al Corriere della Sera, spiega in sei punti perché condanna la violenza ma al presidente eletto degli Usa Joe Biden, continua a preferire il miliardario Trump.

“Negli Stati Uniti sono accaduti, in queste ore, eventi clamorosi e gravissimi, culminati in una surreale irruzione nella sede del Congresso americano che ha causato diversi morti. Un quadro scioccante”, ha scritto Meloni.

“Eppure per molti, in Italia, sembra tutto semplice. La tesi sostenuta, in sostanza, è: negli Usa c’era un dittatore pazzo che è stato sconfitto, ora ha vinto il bene sul male ma Giorgia Meloni non ha preso sufficientemente le distanze dal mostro Trump”, ha aggiunto prima di spiegare tutti i motivi che l’hanno spinta a restare sulle sue posizioni.

La violenza è violenza

Per Meloni è importante condannare a prescindere quanto accaduto a Washington: “Non faccio parte in alcun modo dei ‘condannatori di violenza un tanto al chilo’, quelli per i quali la violenza è giustificata se è di sinistra ed è uno scandalo se arriva da chi è contro la sinistra. Non ho mai avuto timidezza nel condannarla, perché la violenza è violenza, ed è sempre una implicita ammissione di inferiorità”.

E la leader di Fdi ha sottolineato la diseguaglianza rispetto alle “devastazioni prodotte dai Black Lives Matter” e ancora l’illegittimità di “pagare con la vita chi assalta le istituzioni— come accaduto a Washington — perché a chi si scagliava con un estintore contro le nostre forze dell’ordine sono state dedicate aule del Parlamento italiano?”

Le violenze hanno indebolito Trump

Un agente di polizia arresta un manifestante nel corso delle proteste a sostegno del presidente in carica Donald Trump, Washington, USA.
© REUTERS / Shannon Stapleton
Un agente di polizia arresta un manifestante nel corso delle proteste a sostegno del presidente in carica Donald Trump, Washington, USA.

Meloni ha rivendicato di aver “scritto che le violenze dovevano cessare ‘come chiesto dal Presidente Trump’ perché quando ho pubblicato il post Trump e altri del suo staff avevano già chiesto ai manifestanti di tornare a casa in pace, e mi pareva rilevante che a fare questo invito fossero coloro che più di tutti potevano essere ascoltati dai manifestanti”.

Per la leader di Fdi, inoltre, “quelle violenze non rafforzavano certo la posizione di Trump e di chi contesta la regolarità delle elezioni. Valutazione forse troppo complessa per chi si limita a dividere il mondo tra buoni e cattivi”.

La sinistra vuole l’oligarchia

Meloni ha anche sottolineato che è ipocrita da parte della sinistra dire che “Trump è colpevole perché non vuole accettare il risultato elettorale”, perché “teorizza da tempo che la democrazia, in fondo, non possa che essere oligarchia, e se il popolo sbaglia e vota ‘male’, allora è un dovere civico adottare delle contromisure. Tipo governare da dieci anni in Italia pur non avendo mai vinto le elezioni. Oppure tentare di rovesciare in qualsiasi modo Trump, richiesta di impeachment compresa”.

Giganti del web zittiscono il presidente

Se da una parte Meloni ha ammesso che “è un momento grave, è in gioco la democrazia”, dall’altra si è detta sorpresa “che alcuni pericoli per la nostra democrazia siano sistematicamente taciuti, come il fatto che i giganti del web, società private, si arroghino il diritto di sostituirsi alla magistratura, alle istituzioni e alla costituzione americana oscurando e zittendo il Presidente Usa”.

“Non sono la cheerleader di nessuno”

La leader di Fdi ha voluto inoltre sottolineare alcuni aspetti del suo sostegno a Trump rivendicando atteggiamenti diversi da altri capi di partito, come Matteo Salvini: “Non mi sono mai definita trumpiana, blairiana, putiniana, macroniana o merkeliana. Non ho mai fatto la cheerleader di nessuno. No, questo lo hanno fatto altri in Italia”.

Meloni ha aggiunto, però, che “da presidente dei conservatori europei, partito che ha tra i propri affiliati anche i Repubblicani, mi sento vicina alla loro visione politica e non ho fatto mistero di preferire Trump rispetto alla Clinton o a Biden”.

Trump non è un dittatore

“E veniamo all’aspetto più grottesco di questa vicenda. In queste ore Donald Trump viene dipinto dalla sinistra come un dittatore, un malato di mente, un uomo pericoloso da mettere al bando. Qualcosa mi sfugge”, ha detto ironica Meloni riferendosi alle sottolineature passate di un “Trump considerato strategico nella nascita del Governo Conte bis, con il famoso tweet nel quale sperava di continuare al avorare con ‘Giuseppi’?”

“La domanda che faccio a tutti i politici italiani che oggi dipingono Trump come un mostro è: se tra quattro anni si dovesse per caso ricandidare, e dovesse vincere le elezioni, quali saranno le vostre contromisure?”

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Giorgia Meloni, Donald Trump, USA
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