22:50 15 Gennaio 2021
Politica
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Le Forze armate indiane stanno facendo tutto il possibile per difendere gli interessi nazionali: questo è quanto dichiara il generale Bipit Ravat, Capo di stato maggiore dell’India. Il dirigente militare ha incolpato la Cina di aver tentato di modificare lo status quo sulla linea di controllo presso Ladakh.

L’esercito indiano si prepara alla guerra

L’India si sta preparando a tutti i livelli (aria, terra, mare), sostiene il generale. Questi invita altresì a incrementare la componente tecnologica delle future operazioni militari delle forze armate. Ravat osserva che l’India possiede strumenti a sufficienza per contrastare qualsivoglia minaccia che si dovesse presentare ai suoi confini settentrionali.

La dichiarazione del generale indiano è stata commentata da Lui Honglian, esperto del Centro di studi sull’Asia meridionale e sud-orientale in seno all’Università di Pedagogia di Gangnan.

“La dichiarazione della parte indiana riflette naturalmente la richiesta di aiuto per l’acquisto di mezzi militari dall’estero, nonché il desiderio di stimolare i soldati in prima linea e dimostrare il proprio potenziale bellico. A giudicare dal recente intervento del ministro indiano degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar, il governo è già pronto a un dispiegamento bellico di maggiore portata e durata in prossimità del confine. L’India ha cercato in tutti i modi di rafforzare e vincere la contrapposizione frontaliera con la Cina tentando di conseguire così i propri obiettivi politici. Questo ha inciso in maniera assai negativa sulla de-escalation della tensione nella regione frontaliera e sullo stato generale delle relazioni bilaterali”.

La retorica bellicosa del generale indiano ha trovato espressione sullo sfondo degli addestramenti congiunti dell’Aeronautica militare cinese e pakistana. La coincidenza potrebbe anche non essere casuale poiché, stando all’esperto, la parte indiana non nasconde di monitorare da vicino queste manovre.

“Cina e Pakistan svolgono ogni anno addestramenti dell’Aeronautica militare. Queste manovre congiunte hanno poco a che vedere con lo scontro sul confine sino-indiano. Ma le parti stanno utilizzando mezzi di aviazione strategica e di trasporto truppe in grado di allarmare l’India. In uno di questi addestramenti un velivolo indiano da ricognizione si è avvicinato senza farsi notare verso l’area preposta agli addestramenti al fine di raccogliere ulteriori informazioni”.

Il generale indiano Ravat ha posto l’attenzione sull’incremento della capacità bellica dell’esercito il giorno successivo alla concessione dell’autorizzazione per l’incremento delle scorte di armi e munizioni in previsione di un conflitto importante della durata di 15 giorni. In precedenza la soglia fissata era di 10 giorni. La stampa locale ha riferito che l’incremento di questa soglia è legato al fatto che le forze armate si starebbero preparando a una guerra su due fronti, Cina e Pakistan.

Anche a fanteria, marina e aeronautica vengono concessi poteri straordinari per l’acquisto di qualsivoglia mezzo che, a loro avviso, possa rivelarsi utile nell’ambito di un eventuale conflitto. La stampa locale indica una somma complessiva di 3 miliardi di rupie da dedicare a questo progetto. Secondo la stessa fonte, la difesa indiana avrebbe acquistato armamenti, missili e altra strumentazione per prepararsi allo scontro con i due sopraccitati avversari.

La Cina consiglia all’India di spendere con cautela le sue limitate risorse

L’India sta già sopportando gravi perdite economiche ed è sottoposta a una grande pressione finanziaria. Se il Paese insisterà sullo scontro con la Cina, questa pressione non farà che aumentare anche perché l’economia indiana è stata pesantemente colpita dalla pandemia. La stampa cinese ha dedicato approfondimenti in proposito: in particolare, è stato registrato un importante disavanzo di bilancio in India che rende impossibile il conseguimento degli obiettivi statali e che non lascia presagire eventuali segnali di ripresa. La stampa cinese suggerisce all’India di utilizzare le proprie limitate risorse per stimolare la ripresa economica e di predisporre la propria politica estera in modo da creare un ambiente stabile di sviluppo pacifico.

Tra l’altro, Tatyana Shaumyan, direttrice del Centro di studi indiani presso l’Accademia nazionale russa delle Scienze, in un’intervista rilasciata a Sputnik ha osservato che la politica bellicosa adottata dal governo indiano è supportata prevalentemente dall’ambiente politico nazionalista creato dal partito di governo.

“La linea politica predisposta dal Partito popolare indiano è dovuta al desiderio di dimostrare quanto si è pronti a difendere gli interessi nazionali indiani. Si ricordi, ad esempio, che il superamento della cosiddetta soglia nucleare da parte dell’India e lo svolgimento dei test sugli armamenti nucleari nel 1998 era incluso nel programma politico elettorale del partito. Questo punto del programma fu dunque attuato. Mediante l’inasprimento della retorica nei rapporti con la Cina e mediante la concentrazione di ulteriori risorse nelle mani dei militari, l’India desidera dimostrare la forza del partito, nonché la responsabilità e la prontezza a difendere l’integrità territoriale indiana”.

Cina pronta a tutelare la sovranità territoriale

Sulla frontiera sino-indiana i due Paesi mantengono i propri eserciti. Ciò significa che è sempre possibile l’eventualità che si verifichino incidenti, osserva l’esperta Shaumyan che fornisce una previsione a breve termine della situazione nell’area degli scontri.

“Si conserverà uno stato di perenne tensione, ma è improbabile che saranno avviate operazioni militari. Certo, ci sono sempre stati e sempre ci saranno piccoli scontri. E di per sé questo è un rischio per il mantenimento della tregua. È importante che la situazione venga controllata in modo tale da non consentire che assuma la portata di un grande conflitto. Quando due eserciti sono contrapposti l’uno contro l’altro, vi è sempre il rischio che possa avere luogo qualche piccolo incidente. L’importante è impedire qualsivoglia escalation”.

La Cina ad ogni modo assumerà contromisure decise per tutelare i propri diritti e interessi in prossimità della frontiera, osserva l’esperto Liu Honglian.

“La Cina da sempre propone di risolvere la questione frontaliera mediante negoziati e consultazioni, tuttavia l’approccio dell’India a un rafforzamento del potenziale bellico dispiegato e alla violazione dello status quo non consente la risoluzione della criticità. In risposta all’India la Cina assumerà misure decise per tutelare i propri diritti e interessi, nonché la propria sovranità territoriale. Ad ogni modo non va sottostimato il potenziale e la volontà dell’India”.

Nel mese di giugno di quest’anno a Ladakh ha avuto luogo il peggiore scontro frontaliero dopo il conflitto del 1962. Successivamente le parti hanno condotto 8 turni di negoziati in merito al ritiro delle truppe dai luoghi degli scontri. L’ultimo turno si è tenuto a inizio novembre. Si è giunti a formulare i primi accordi, fra cui l’imperativo di non inviare ulteriori contingenti sulla linea degli scontri, di astenersi da modificazioni unilaterali dello status quo, di evitare qualsivoglia operazione che possa complicare la situazione.

Questa posizione in 5 punti è stata elaborata sulla base del consenso raggiunto in merito alla de-escalation frontaliera grazie ai ministri degli Esteri cinese e indiano in occasione dell’incontro bilaterale tenutosi a Mosca il 10 settembre nell’ambito della seduta ministeriale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

Il perdurante scontro nonché la corsa agli armamenti sul confine sino-indiano sono evidentemente latori di svantaggi per ambo le parti, ma anzitutto per l’India. L’economia indiana, infatti, si basa per il 20% sull’economia cinese. New Delhi deve capire che un approccio bellicoso farà perdere all’India la preziosa possibilità di crescere e svilupparsi.

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