06:34 23 Gennaio 2021
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Il ministero dello Sviluppo economico risponderà alla lettera della Commissione europea che accusa l'Italia di non aver notificato la norma in anticipo ai sensi della direttiva sulla trasparenza. Intanto, Agcom apre l’inchiesta tesa ad accertare le presunte violazioni “dei soggetti che possiedono partecipazioni importanti nel Sic".

Nonostante gli avvertimenti della Commissione europea, il governo italiano è determinato ad andare avanti su quella che è stata ribattezzata “norma salva-Mediaset”, ovvero l’emendamento al decreto Covid, approvato lo scorso 25 novembre alla Camera, che protegge l’azienda di Silvio Berlusconi dalle scalate ostili del partner francese Vivendi.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Mirella Liuzzi, ha spiegato all’Huffington Post che la norma verrà mantenuta “così com’è”, sebbene la Commissione in una missiva fatta recapitare venerdì scorso allo stesso ministero abbia obiettato che la misura non è stata notificata in anticipo “ai sensi della direttiva sulla trasparenza” e che non sia stata seguita "la procedura, che prevede un periodo di status quo di tre mesi”.

Nel testo della lettera firmata dal responsabile della Dg Comunicazione, Giuseppe Abbamonte, citato dall’Adnkronos, Bruxelles ricorda come proprio “il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione” costituisca “un vizio sostanziale della norma in questione che i singoli possono fare valere di fronte al giudice nazionale cui compete la disapplicazione di tal norma".

Secondo quanto si legge sull’Huffington, da via Veneto starebbero preparando una risposta all’Ue. La posizione del Mise è che le affermazioni della Commissione siano “infondate”. Nel frattempo l’Agcom, darà il via all’inchiesta tesa ad accertare le presunte violazioni “dei soggetti che possiedono partecipazioni importanti nel Sic, il sistema integrato delle comunicazioni introdotto in Italia con la legge Gasparri”, che portino a distorsioni o squilibri nel mercato italiano delle telecomunicazioni.

L’effetto sarà quello di bloccare almeno per sei mesi la potenziale scalata da parte del gruppo di Vincent Bolloré. Domani, infatti, il Tar dovrà pronunciarsi sul ricorso contro la delibera dell’Agcom che nel 2017 obbligò il colosso francese delle comunicazioni a “congelare” il 28,8 di quote di Mediaset in suo possesso. I giudici amministrativi potrebbero ribaltare la decisione dell’autorità garante e far ripartire la scalata francese, che però, con la nuova inchiesta dell’Agcom dovrà attendere almeno altri sei mesi per prendere il via.

Lo scorso 3 settembre la Corte di giustizia europea ha accolto il ricorso presentato da Vivendi contro il Tusmar (Testo Unico dei Servizi Media Audiovisivi e radiofonici), la legge italiana che impedisce, de facto, l'acquisizione da parte della stessa azienda del 28% del capitale di Mediaset. La sentenza chiarisce che la normativa è "contraria al diritto dell'Unione".

La cosiddetta Legge Gasparri, che impone a Vivendi il mantenimento di una soglia di partecipazione inferiore al 10 per cento poiché la società francese detiene allo stesso tempo una quota pari al 23,94 per cento di Tim, dovrà essere quindi oggetto di riforma sulla base delle osservazioni della Corte. 

Il caso Mediaset-Vivendi

La questione Mediaset-Vivendi è legata alla disposizione dell’Agcom, secondo cui Vivendi non avrebbe potuto acquisire il 28% del capitale di Mediaset alla luce delle disposizioni in materia contenute nella legge Gasparri. L’acquisizione avrebbe rappresentato un ostacolo al pluralismo dell’informazione.

L’Agcom aveva quindi accolto la denuncia presentata da Mediaset e aveva dato ragione al Biscione, riconoscendo come Vivendi occupasse un ruolo di spicco nel mondo delle comunicazioni alla luce della partecipazione al 23,9% in Telecom Italia.

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