10:12 23 Gennaio 2021
Politica
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Il governo australiano si è conferito il diritto di porre il veto su qualsivoglia accordo che società e stati concludano con i partner stranieri.

L’Australia dovrà esercitare questo diritto di veto in maniera estremamente selettiva e attenta nei confronti della Cina per non danneggiare i propri interessi, sostengono gli esperti intervistati da Sputnik. Gli esperti, nello specifico, hanno definito del tutto impropria la possibilità di esercitare questo veto nella prassi delle relazioni con la Cina.

Australia: inasprite condizioni degli accordi con i partner stranieri

Il 3 dicembre il parlamento australiano ha approvato una legge che conferisce al governo il diritto di impedire la conclusione di qualsivoglia accordo stretto da una società o uno stato australiano con un governo o una società straniera. Il Ministero australiano degli Esteri ha ora il diritto di applicare questa legge qualora i contratti con partner stranieri influiscano negativamente sugli affari esteri dell’Australia oppure siano incompatibili con la sua politica estera.

A suo tempo le autorità centrali australiane hanno criticato il memorandum di partecipazione dello stato australiano Victoria alla iniziativa cinese Nuova via della Seta. Il documento con la controparte cinese è stato siglato a fine ottobre 2018 dal primo ministro dello Stato Daniel Andrews. Non è da escludere che nell’ambito della nuova legge il governo australiano potrebbe riesaminare questo accordo nell’ambito del quale una delle parti è l’amministrazione del Victoria.

In precedenza il primo ministro australiano Scott Morrison aveva lasciato intendere che l’adesione del Victoria all’iniziativa cinese non fosse in linea con la politica del governo federale. “Né con me né con il precedente primo ministro la politica di governo si è mai dimostrata favorevole alla sottoscrizione o al supporto dell’iniziativa Nuova via della seta”, sostiene Morrison in un intervento citato dalla stampa locale.

Tra l’altro, già dopo l’approvazione della legge in un’intervista con i giornalisti Morrison si è rifiutato di commentare la possibilità di porre il veto su questo accordo. Il premier ha altresì sottolineato che la legge non è ideata ai danni di nessun Paese nello specifico.

Lo Stato Victoria nel frattempo ha già instaurato una collaborazione con la Cina in diversi progetti. Il governo di Scott Morrison dovrà tenerne conto in particolare alla luce del pesante influsso negativo che sta esercitando la pandemia sull’economia australiana, osserva Zhe Shilei, direttore esecutivo del Centro di studi australiani in seno alla China University of Mining and Technology.

“L’Australia ha più volte sottolineato la necessità di difendere i propri valori e l’indipendenza della propria politica estera. Tuttavia, a dispetto di queste altisonanti dichiarazioni, molto dipende comunque dai suoi interessi economici. Ad esempio, l’Australia sta tentando di entrare in una contrapposizione politica con la Cina, ma questo è assai difficile perché la Cina è il principale mercato di esportazione dei prodotti australiani. Anche i tentativi australiani di dirottare parzialmente le forniture di merci verso l’India o l’Europa non hanno sortito i risultati sperati.

Se consideriamo le nuove disposizioni, il governo federale potrebbe anche disciplinare in termini di legge la nuova cooperazione in materia di investimenti stranieri pur riservando un certo grado di autonomia per le autorità locali in particolare di Stati maggiori quali Victoria. Questo Stato è a favore di una sempre maggiore cooperazione con la Cina su diversi progetti congiunti. Inoltre, l’epidemia sta incidendo negativamente sull’economia, a livello occupazionale le conseguenze sono pesanti. A mio avviso, il governo di Scott Morrison dovrà tenere in considerazione questi fattori nell’applicazione della nuova legge”.

Nuova legge: il momento della verità delle relazioni sino-australiane

Nonostante la nuova legge l’Australia avrà ancora molte opportunità per non rovinare le relazioni con il suo principale partner commerciale e finanziario, sostiene Mikhail Belyaev, esperto dell’Istituto russo di ricerche strategiche (RISI):

“Le formulazioni snelle mediante cui è espresso il testo di legge lasciano intendere che questo possa essere applicato in maniera estremamente selettiva e oculata. Da un lato, questo favorirebbe gli USA e dimostra che comunque l’Australia si trova nell’orbita politica degli USA e non intende uscirne. Dall’altro, l’Australia si riserva un margine di manovra per non compromettere in maniera significativa le relazioni economico-commerciali con la Cina che sono per gli australiani fondamentali. Nelle sue relazioni con gli USA a dominare, oltre l’economia, è la componente politica, mentre nelle relazioni con la Cina a farla da padrona è l’economia. L’Australia sa bene che la tendenza a livello globale sia un aumento dell’autorità cinese, soprattutto nell’area Asia-Pacifico. L’Australia deve far sì che questa legge non le leghi le mani nelle relazioni con la Cina”.

La nuova legge è più che altro un gesto politico. Le possibilità che venga effettivamente implementata non sono molto alte, secondo Zhe Shilei:

“Il governo federale australiano non ha aderito all’iniziativa cinese Nuova via della seta, ma il governo dello Stato Victoria ha salvaguardato la propria posizione in merito alla partecipazione al progetto. In Australia molti politici ritengono che, poiché Cina e Australia hanno volumi commerciali così importanti, la sottoscrizione dell’accordo per l’adesione all’iniziativa cinese non avrà una grande rilevanza pratica per l’Australia e anzi potrebbe rivelarsi vantaggioso dal punto di vista politico. Dunque, la nuova legge adottata dal parlamento australiano che disciplina la cooperazione con i partner stranieri sarà molto probabilmente sfruttata solo a fini politici”.

Riusciranno le autorità australiane a implementare la nuova legge?

E non si può nemmeno escludere che l’estensione dei poteri del governo australiano in materia di controllo sugli affari conclusi dalle società australiane con entità straniere possa effettivamente limitare la vendita di loro asset ai partner cinesi. Le società australiane hanno spesso sfruttato questa possibilità per riequilibrare la loro situazione finanziaria. Tuttavia, negli ultimi anni le autorità australiane hanno più volte mandato a monte accordi in questo senso.

Ad esempio, a fine agosto Josh Frydenberg, ministro del Tesoro, ha respinto la proposta di accordo, in fase di preparazione sin dal novembre 2019, in merito all’acquisto ad opera della società casearia cinese China Mengniu di azioni della nota società australiana di bevande Lion Dairy & Drinks, appartenente alla giapponese Kirin Holdings. Nel 2015 l’allora premier e l’allora ministro del Tesoro Scott Morrison posero il veto sulla vendita della società Ausgrid (impegnata nella produzione di sistemi di distribuzione dell’energia elettrica) al consorzio partecipato dalla State Grid Corporation of China e dalla società Cheun Kong Infrastructure Holdings di Hong Kong per “motivi di sicurezza”. Un anno dopo il primo ministro bloccò l’acquisto da parte della cinese Shanghai Pengxin Group di uno dei maggiori produttori australiani di carne di vitello, la S.Kidman & Co.

Secondo l’esperto Mikhail Beyaev, l’attività cinese di acquisizione di asset delle società australiane potrebbe in un certo senso essere colpita dalle nuove disposizioni di legge.

“Dopotutto in questo ambito è molto probabile che la legge venga applicata. In base alle previsioni di legge, l’Australia potrebbe bloccare accordi di acquisizione di società nazionali da parte di società cinesi o di qualunque altro Paese nonostante l’interesse dimostrato in questi affari dai partner locali. Questo potrebbe anzitutto colpire la Cina in quando questo Paese è particolarmente attivo nell’introduzione di capitale proprio nell’economia australiana. La Cina detiene fondi a sufficienza per comprare sia pacchetti di azioni di controllo sia di maggioranza”.

Gli osservatori sostengono che l’applicazione di questa normativa nella situazione attuale dipenderà molto dalle posizioni che assumerà il primo ministro Scott Morrison. In tal senso si noti il tono conciliativo della sua dichiarazione resa giovedì sullo sfondo di una violenta polemica prodottasi in seguito alla pubblicazione in Cina di una caricatura che raffigura un soldato australiano in Afghanistan. In precedenza Morrison aveva espresso la sua rabbia e indignazione in merito alla caricatura. Oggi dichiara che il suo obiettivo è conseguire una “coesistenza pacifica” dei due Paesi. Il premier australiano ha osservato che la sua posizione personale e quella del governo sono volte al conseguimento di una interazione costruttiva. Morrison ha definito le relazioni con la Cina reciprocamente vantaggiose.

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