21:25 12 Aprile 2021
Politica
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Il ministro degli Interni francese Gerald Darmanin ha dichiarato in una trasmissione dell'emittente radiofonica RTL che le autorità del Paese hanno espulso 66 stranieri radicalizzati.

All'inizio di ottobre dopo il clamoroso omicidio di un insegnante di storia vicino a Parigi, Darmanin aveva annunciato l'intenzione di fare una richiesta di espulsione dalla Francia di oltre 230 stranieri sospetti di estremismo.

"Oltre la metà al momento risultano disarmati. 66 sono stati espulsi. Una cinquantina di loro rimangono nei centri di detenzione amministrativa in attesa della loro espulsione. Circa 30 persone sono state messe agli arresti domiciliari", ha dichiarato il funzionario ai microfoni della RTL.

Il ministro ha specificato che attualmente, durante la crisi sanitaria in mezzo a una pandemia del coronavirus, i collegamenti aerei con alcuni paesi sono chiusi, il che rende più difficile la procedura di espulsione.

"76 moschee sono sospettate di separatismo, nei prossimi giorni questi luoghi di culto saranno controllati", ha scritto Darmanin in un post su Twitter, citando un pezzo di un'intervista dedicato al tema in questione.

Nell'intervista il funzionario ha osservato che le moschee, i sospetti nei confronti delle quali saranno confermati, verranno chiuse.

Uccisione dell'insegnante

L'insegnante di storia francese Samuel Paty è stato decapitato nella periferia di Parigi lo scorso 16 ottobre. Il principale sospettato dell'omicidio, un 18enne di origine cecena nato a Mosca identificato come Abdullakh Anzorov, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco dalle forze di sicurezza. L'attacco è avvenuto dopo che il 47enne Paty aveva mostrato una vignetta raffigurante il profeta islamico Maometto ai suoi studenti della scuola di Conflans-Sainte-Honorine, un sobborgo nord-occidentale di Parigi, offendendo alcuni genitori musulmani.

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