11:32 24 Gennaio 2021
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L'idea del leader della Lega non piace agli alleati che escludono una fusione dei gruppi in Parlamento. E per alcuni commentatori la mossa di Salvini è funzionale ad “arrestare il costante calo di consensi” del suo partito.

"Federazione significa andare in Parlamento avendo più forza, per rispondere ai problemi reali degli italiani che ora sono Salute e Lavoro. Unico gruppo parlamentare del centrodestra? Perché no”. Lo ha detto ieri il leader della Lega Matteo Salvini, intervistato da Radio Radio.

Ma l’idea di confederarsi non piace agli alleati. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, con il passaggio di alcuni parlamentari azzurri alla Lega e le incomprensioni tra Berlusconi e Salvini, oggi il centrodestra si mostra di nuovo unito. Eppure gli alleati non sono pronti al passo prospettato da Matteo Salvini, che in questi giorni ha proposto loro di unirsi in Parlamento per “far ragionare il governo, con emendamenti, voti e leggi comuni”.

Forza Italia, come sottolinea il Giornale, citando la vicepresidente dei senatori azzurri, Licia Ronzulli, vuole conservare “la propria identità” ed esclude “una fusione dei gruppi parlamentari perché significherebbe essere un partito unico”.

Per alcuni commentatori, come Paolo Becchi, la mossa di Salvini è funzionale ad “arrestare il costante calo di consensi” del suo partito. “Resta difficile – scrive il filosofo su Libero - capire il progetto politico a cui la federazione dovrebbe poter rispondere meglio e con più efficacia di quel che non farebbe una semplice alleanza tra i diversi partiti d'opposizione”. Anche questo, secondo l’intellettuale “bloccherebbe” gli alleati.

E poi, secondo Becchi, a differenza del progetto politico berlusconiano che mise insieme il vecchio Carroccio con An, oggi non c’è ancora un’idea politica comune “che possa fare da collante tra i partiti del vecchio Centrodestra”.

Salvini, inoltre, è l'analisi dello stesso commentatore, ancora non riesce ad affermarsi come leader della coalizione, con Berlusconi che lo pressa da un lato e la popolarità di Giorgia Meloni che continua a crescere dall’altro.

Il segreto, per Becchi, è comprendere la sfida posta dal “capitalismo digitale”. “La pandemia ha accelerato i processi economici e politici propri della rivoluzione digitale – scrive il filosofo su Libero - dalla didattica a distanza allo spostamento del consumo "on line", dallo smart working a una "socialità" "in remoto" (facebook, instagram, etc.), dai governi democratici ai governi postdemocratici delle emergenze, fino ad una nuova sorveglianza sempre più capillare sui nostri corpi e sui nostri dati”.

“Le innovazioni digitali al momento sono in mano a multinazionali americane e cinesi e che se le lasciamo a loro saremo colonizzati – è il ragionamento dell’intellettuale - oggi il tema non è più la sovranità monetaria italiana (euro sí, euro no) ma la sovranità tecnologica europea”. La “partita decisiva”, si gioca su “sul controllo dei dati, sulla proprietà dei software, sulle infrastrutture, sui modelli di consumo, sul ruolo della cultura, sui rischi connessi alle nuove tecnologie”.

Non a caso oggi Salvini ha incontrato i vertici di Amazon. Una riunione, ha annunciato sui social, durata oltre un’ora per discutere della “tutela di Made in Italy, negozi, artigiani e piccole e medie imprese”.

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