07:37 05 Dicembre 2020
Politica
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Cinque anni fa, il 13 novembre 2015, Parigi fu colpita da uno dei più sanguinosi attacchi terroristici della storia: vi furono diverse esplosioni nei pressi dello Stade de France, venne aperto il fuoco contro gli avventori dei ristoranti della zona e contro gli spettatori del Bataclan...

Vi furono 137 vittime. Di recente il Paese ha subito altri due attacchi. Poi c’è stata la tragedia in Austria. Secondo i leader europei, una delle ragioni di questi eventi sarebbe l’assenza di sicurezza alle frontiere. Si guarda, dunque, a una riforma dello Spazio Schengen. Sputnik ha capito per voi in che modo si intende riformare Schengen.

Una lotta all’onore

Simbolo di integrazione europea, area di libera circolazione senza frontiere interne: lo spazio Schengen esiste da ormai 35 anni, ma in questo lasso di tempo gli europei non sono riusciti a renderlo un luogo sicuro. “È giunto il momento di una riforma”, ha dichiarato il presidente Emmanuel Macron dopo l’incontro con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz.

Controlli frontalieri più rigidi e misure di sicurezza migliori servono non soltanto ai confini esterni dell’Unione ma anche a quelli tra Stati membri. Trafficanti clandestini, bande criminali, immigrati provenienti da Paesi che non sono in guerra: tutti questi soggetti abusano del diritto ad ottenere lo status di profugo, sostiene il leader francese. “La minaccia del terrorismo pende sull’Europa intera. Dobbiamo rispondere”, esorta Macron.

Con il presidente francese sono concordi anche gli altri leader europei. Kurz e Macron, incontratisi di persona all’Eliseo, sono stati supportati da remoto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dai rappresentanti di altri Stati membri.

Kurz si è espresso in favore della elaborazione di un piano congiunto di contrasto ai combattenti stranieri. “Tra noi vi sono migliaia di terroristi stranieri che hanno combattuto al fianco dello Stato islamico in Siria e in Iraq”, ha sottolineato il capo di governo austriaco. “Sono delle bombe ad orologeria”.

Angela Merkel ha dichiarato che è di fondamentale importanza capire chi entra e chi esce dallo spazio Schengen. I recenti attentati terroristici a danno di Francia e Austria “sono attacchi alla libera comunità europea e al suo stile di vita”. Non si tratta di un attacco alla cristianità o all’islam, ma della necessità di contrastare il terrorismo e qualsiasi comportamento non democratico.

“Questo lo facciamo con onore e forza”, ha aggiunto la cancelliera. Merkel si è anche espressa in favore della cooperazione con i Paesi islamici e le organizzazioni di contrasto alle correnti più fondamentaliste.

Sono state ventilate anche altre proposte: stabilire controlli più rigidi sulle piattaforme online, creare un apposito organo preposto al monitoraggio delle attività degli imam, mettere a punto un sistema efficace di rimpatrio di migranti, criminali e sospetti estremisti.

Fondamentalisti in azione

A ottobre la Francia è stata colpita dall’efferato omicidio dell’insegnante Samuel Paty. Emmanuel Macron si è rivolto alla nazione condannando dette manifestazioni fondamentaliste e promettendo di difendere la libertà di espressione. Anche lo stesso Macron è stato vittima di minacce. Dopo alcuni giorni a Nizza vi è stato un altro attacco terroristico, altrettanto grave. A questo hanno fatto seguito gli attacchi di Vienna, anche se probabilmente non legati direttamente agli eventi francesi.

“Bisogna capire che la radicalizzazione dell’attentatore viennese la cui identità è stata confermata non è avvenuta nell’ambito delle strutture islamiche esistente, ma è stata una conseguenza di un’autoradicalizzazione”, spiega Aleksandr Dubovy, coordinatore scientifico del Centro di ricerca eurasiatico dell’Università di Vienna, nonché direttore scientifico dell’Istituto viennese di politica per la sicurezza.

Secondo Dubovy, questo sarebbe un fenomeno relativamente nuovo ed estremamente pericoloso. “Soggetti, anzitutto giovani, senza influenza esterna o tentativi di arruolamento cominciano a interessarsi a ideologie estremiste e cercano informazioni su Internet. Il vero e proprio arruolamento avviene in fasi ben più avanzate. Negli ultimi anni l’aumento dell’autoradicalizzazione si registra già in molti Paesi europei”.

Insufficiente integrazione

I capi di Stato europei dovranno incontrarsi a dicembre in occasione del vertice europeo per discutere i prossimi passi da intraprendere nella lotta al terrorismo. I media, affidandosi a fonti anonime, riportano dell’intento di migliorare il sistema di scambio dei dati di intelligence e di rafforzare il ruolo di Frontex, l’agenzia europea di guardia delle frontiere e delle coste.

I poteri dell’organo furono già estesi dopo l’inizio della cosiddetta crisi migratoria. Nel 2016 nacque il servizio frontaliero di controllo costiero: molti irregolari, infatti, arrivavano in Europa proprio tramite il Mar Mediterraneo.

Un ambito importante delle riforme riguarda il controllo sui flussi di migranti. Già dal 2011 si chiede di prendere in riesame le procedure, ma ancora non si è trovato un compromesso. Per l’ennesima volta la questione è stata affrontata a settembre di quest’anno. Ma non c’è unità sul tema come si è evinto dopo che a settembre un incendio ha raso al suo il campo Moria in Grecia.

Hanno perso la vita 12.000 migranti. Francia e Germania hanno accolto ciascuna 1.500 persone e 150 bambini orfani. L’Olanda ne ha accolto un centinaio ma ha dichiarato che questi soggetti concorreranno a completare le loro quote. Ciò significa che il Paese ne accoglierà in numero inferiore da altri luoghi. La Finlandia ha accolto 12 orfani. Gli altri 23 Stati membri hanno ignorato l’invito a prestare asilo o l’hanno declinato.

La maggior parte dei Paesi non è riuscita a soddisfare le quote di accoglienza dei migranti stabilite nel 2015

La Francia propone di rivedere l’approccio adottato per l’integrazione dei migranti. Il piano include la proposta di finanziare l’insegnamento religioso all’interno delle comunità islamiche e l’apprendimento della lingua del Paese di nuova residenza. A partire dal 2010 grazie ai migranti la popolazione europea professante l’islam è in continua crescita. Secondo le previsioni, verso la metà del secolo passerà dall’attuale 4,9% al 7,4%.

In Francia, Olanda, Spagna e Austria sono in fase di formazione partiti islamici.

Alcuni di essi promuovono visioni estremiste che prosperano all’interno di comunità chiuse, come osservato dal Parlamento europeo.

Aleksandr Dubovy pone l’attenzione sulla questione del fondamentalismo islamico per cui la religione è fonte di identità politica. “L’attacco terroristico di Vienna e il terrorismo islamico nel complesso sono una conseguenza del conflitto tra l’islam politico e lo Stato contemporaneo laico di ispirazione occidentale”, sostiene l’esperto. “In Europa questo conflitto si inasprirà per via dell’afflusso di migranti e degli strumenti di integrazione malfunzionanti”.
La questione delle frontiere

Nel prossimo futuro gli Stati membri probabilmente estenderanno i diritti di controllo sui propri confini. All’interno dello spazio Schengen i criminali possono circolare liberamente: ad esempio, i soggetti sospettati di aver commesso gli attacchi terroristici di Vienna sono stati rintracciati in Svizzera. L’Unione europea ammette che questo sistema mette a repentaglio la sicurezza, ma in passato ha cercato di contrastare la criticità rafforzando i controlli sui confini esterni dello Schengen.

Per i Paesi partecipanti agli accordi di Schengen la questione relativa alla gestione delle frontiere nazionali è fondamentale in ottica di salvaguardia della sovranità. Alle condizioni attuali si tratta di un compito difficile, sottolinea Natalya Eremina, ricercatrice in Scienze politiche e docente presso l’Università Statale di San Pietroburgo.

“La crisi migratoria, le minacce alla sicurezza e il coronavirus hanno messo alla prova gli accordi di Schengen”, sostiene Eremina. “Com’è emerso, in tal senso servono un maggior grado di integrazione e strutture nazionali con più peso”.

“Inoltre, bisogna rafforzare la cooperazione nell’ambito della sicurezza e dello scambio dei dati, nonché creare una banca dati comune che conservi in un unico posto a disposizione di tutti tutte le informazioni possibili. Per questo, è necessario il coinvolgimento di esperti”, spiega Eremina.

All’interno dell’UE è già attivo ECRIS, il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari. Tuttavia, non è ancora risolta la questione relativa alla ricerca e al rimpatrio di irregolari, potenziali criminali e fondamentalisti. I servizi speciali slovacchi sapevano che l’attentatore di Vienna aveva comprato armi nel Paese e di questo avevano avvisato i colleghi austriaci. Tuttavia, l’informazione non è arrivata per tempo e l’Austria non è riuscita a sventare l’attacco. Il ministro austriaco degli Interni ha ammesso che si è verificato un malfunzionamento del sistema di scambio dei dati.

Anche se gli Stati membri giungeranno a un accordo in merito alla regolamentazione dei confini e porranno in essere una riforma dell’accoglienza, rimane il problema del fondamentalismo islamico. In tal senso sarà necessario trovare un compromesso tenendo conto della visione di quelli che allora non saranno più profughi e dei loro figli.

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