03:57 28 Novembre 2020
Politica
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Il presidente facente funzione della Regione Calabria, Nino Spirlì, intervistato da Sputnik Italia, torna a chiedere le dimissioni del ministro della Salute, Roberto Speranza: "Avrebbe dovuto controllare e non l'ha fatto, in passato ministri si sono dimessi per molto meno". E su Gaudio: "Non vuole trasferirsi a Catanzaro? Mi fa pena".

Le scuse del premier Giuseppe Conte per il pasticcio sulle nomine dei commissari ad acta non sono servite a placare le polemiche sulla gestione dell’emergenza Covid in Calabria. Sullo sfondo ci sono i numeri della pandemia nella regione “rossa”, dove nelle ultime 24 ore si sono registrati dieci decessi e un nuovo record di contagi, con 936 casi positivi in più rispetto al giorno precedente.

A Palazzo Chigi sono decisi a procedere con la nomina di un nuovo commissario. I profili sul tavolo, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbero diversi. “Mi auguro che il governo non vada avanti su questa strada, ma se così fosse almeno scegliessero quello buono, del resto dopo il tris c’è il poker, e non vorrei che stessero giocando una partita a perdere”, attacca il presidente facente funzione Nino Spirlì, intervistato da Sputnik Italia.

— Mentre si continua a cercare una figura adatta a gestire la sanità calabrese, l’epidemia avanza e la regione si ritrova ancora senza un piano Covid, che ne pensa?

— È una vergogna per il sistema sanitario nazionale perché chi avrebbe dovuto controllare, mi riferisco ai ministeri affiancanti, quello della Salute e quello dell’Economia, non l’ha fatto. Noi, da parte nostra, ci siamo subito rimboccati le maniche e abbiamo cercato di fare quello che gli altri non hanno fatto.

— Cosa avrebbe dovuto fare il governo?

— Innanzitutto accettare le richieste della nostra regione. Tra queste la più importante è la proposta di una gestione condivisa della sanità per un periodo di sei mesi o al massimo un anno, con l’obiettivo di riconsegnare l’amministrazione della sanità ai calabresi e concludere l’esperimento del commissariamento.

— Sembra però che si vada verso la nomina dell’ennesimo commissario, avete fatto qualche nome al premier?

— Abbiamo fatto delle proposte al governo, certo. Tra i nomi c’è quello del professor Pellegrino Mancini, un ottimo medico responsabile del reparto trapianti dell’ospedale metropolitano di Reggio Calabria. Ha salvato migliaia di vite, ma ha anche dei master in economia sanitaria. Insomma, non stiamo parlando di una persona qualunque. Come lui ci sono altri luminari che possono occuparsi della sanità calabrese.

— Chi in particolare?

— Ce ne sono a decine in Calabria. Hanno l’imbarazzo della scelta. Questa decisione di rinnovare continuamente il commissariamento con persone che vengono da altre regioni e da altre realtà è una doppia forzatura. E poi comincia a diventare anche offensivo nei confronti del popolo calabrese. Non abbiamo bisogno di essere colonizzati da nessuno. Qui c’è gente perbene.

— A proposito, vi sentite una regione di serie B?

— Noi non ci sentiamo una regione di serie B, la Calabria ha pari dignità rispetto alle altre regioni, non abbiamo bisogno di interventi di missionarismo internazionale.

— Si riferisce a Gino Strada? Perché non lo vuole a fare il commissario alla Sanità?

— Non mi oppongo ai nomi, mi oppongo al commissariamento. La Regione Calabria è in grado di amministrare la propria agricoltura, cultura, welfare, bilancio, istruzione, penso che sia in grado di gestire anche la propria sanità. Questa esperienza è stata un vero e proprio fallimento moltiplicato per undici lunghissimi anni. Se la mala politica precedente aveva creato dei buchi nei bilanci delle aziende ospedaliere, oggi quei buchi sono diventate voragini anche, nonostante e per colpa del commissariamento. Tornando alla nomina di Strada a commissario ad acta, ormai si è andati oltre.

— Ma di fatto verrà in Calabria a gestire l’emergenza…

— So che Strada aiuterà la Protezione civile nazionale, quindi, per quanto ci riguarda, il suo sarà un intervento indiretto. L’unico nostro riferimento sarà il capo della Protezione civile nazionale, così come ci siamo detti in una riunione che si è svolta oggi pomeriggio (ieri, ndr). La sua organizzazione è già attiva su molti territori italiani per l’assistenza ai migranti, questo mi preoccupa poco, mi informo poco di alcune attività.

— Eugenio Gaudio, il terzo commissario nominato da Roma in poco tempo, ha declinato l’invito perché - ha detto a Repubblica - sua moglie “non vuole trasferirsi a Catanzaro”. Che ne pensa?

— Io sono di Reggio Calabria ma conosco benissimo Catanzaro. È una città con bellissimi palazzi, abitati da persone per bene, cortesi, garbate, gentili. Anche il clima è piacevolissimo. Sono passati più di otto mesi da quando sono stato chiamato in giunta e mi trovo talmente bene qui che sarà difficile staccarmi da questa città. La signora Gaudio non sa cosa si perde.

— Ma le sembra una motivazione plausibile per rinunciare ad un incarico del genere?

— Personalmente non riesco a fare dietrologia. Prendo per buono quello che una persona dice. E di quello che dice deve assumersene la responsabilità. Non so dire se la sua sia stata o meno una scusa. Certo se fosse vero mi farebbe una gran pena perché un vero servitore dello Stato sa cosa deve fare nei momenti di necessità.

— Ha tirato in ballo il ministro della Salute, pensa che la responsabilità di tutta questa situazione sia di Roberto Speranza?

— Roberto Speranza è una persona estremamente gradevole sul piano umano, il ministro della Salute no.

— Sta dicendo che non è adatto a fare il ministro?

— Le dico solo che in altri tempi i ministri si dimettevano per molto meno.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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