06:48 02 Dicembre 2020
Politica
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Il presidente statunitense ha costretto gli investitori a vendere le proprie quote di società cinesi che potrebbero avere un legame con finalità militari. È improbabile che questa misura protezionistica americana, tuttavia, possa generare significative fluttuazioni sul mercato azionario globale.

Anzi, avrà per gli americani esito opposto: ad essere maggiormente colpite, infatti, saranno anzitutto le società americane.

Trump e il nuovo protezionismo commerciale

Il 12 novembre il presidente USA Donald Trump ha approvato una disposizione che vieta agli investitori di collocare fondi in società cinesi che potrebbero avere legami con il comparto militare. Il divieto entra in vigore l’11 gennaio 2021, ossia pochi giorni prima della fine del mandato presidenziale di Trump. Secondo il documento, entro l’11 novembre 2021 gli investitori dovranno vendere tutte le attività finanziarie investite nelle società oggetto del divieto.

Stando a diverse fonti, il divieto colpirebbe società dei settori delle telecomunicazioni, dell’aerospaziale e dell’edilizia. Si tratta in tutto di 31 società. Secondo Peter Navarro, consigliere della Casa Bianca al Commercio, la capitalizzazione di mercato di queste società cinesi e delle loro controllate si attesta almeno a 500 miliardi di dollari. Navarro ha dichiarato che questa disposizione mira a “inibire gli investimenti di capitale americano che viene sfruttato per fare gli interessi della militarizzazione cinese”.

Ad ogni modo, il presunto legame con il comparto militare è nella realtà un concetto poco chiaro. Nel caso in esame il concetto viene evidentemente strumentalizzato per corroborare la linea del protezionismo commerciale, ma non per difendere gli interessi di sicurezza nazionale, come proclamano i funzionari americani. Tuttavia, alla fine dei conti a sopportare perdite economiche saranno anzitutto società americane, sostiene Bian Yunzu, esperto dell’Università popolare cinese.

Trump prolunga la guerra commerciale con la Cina

Il divieto di collaborare con le società cinesi presumibilmente legate al comparto militare è la prima grande iniziativa di Trump dopo le elezioni. L’esito delle elezioni non è ancora stato annunciato ufficialmente, ma è chiaro che Trump tenterà di sfruttare per quanto possibile gli ultimi mesi del suo mandato alla Casa Bianca per contenere la Cina, sostiene Nikita Maslennikov, esperto del Centro russo di tecnologia politica.

“Questa è la continuazione di quei giochi economico-politici che di certo non hanno cominciato i cinesi. Si tratta di una misura protezionistica, di un’ingerenza bella e buona nelle relazioni di mercato. È il prolungamento degli eventi legati alla guerra commerciale. Si tratta della sua logica continuazione e, al contempo, di un segnale diretto alle autorità cinesi. È come se Trump dicesse: rimanete in allerta perché, anche se ci sarà Biden, noi continuiamo a imporvi queste barriere, quindi Biden dovrà prima rimuoverle e poi predisporre una nuova strategia. Questo è anche un segnale di Trump alle élite statunitensi e una frecciatina all’amministrazione Biden: se questi sarà presidente, dovrà agire proprio in questo modo. È già chiaro che l’interruzione della guerra commerciale è un processo lungo e non vanno nutrite grandi speranze nella sua fine per i prossimi 4 anni. Probabilmente questo periodo sarà dedicato alla ricerca ad opera di USA e Cina di soluzioni di compromesso, ma al momento non ci sono motivi di suppore che l’atmosfera politica e commerciale tra i due Paesi migliori in maniera significativa”.

Il tentativo di scoraggiare le società americane a investire in Cina è un grande errore di valutazione strategica, ritiene Aleksey Biryukov, esperto del Centro di sicurezza informatica internazionale presso l’Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali.

“È ormai passata per sempre l’epoca in cui gli USA primeggiavano sull’economia mondiale e in cui l’OMC veniva controllata da loro e dagli alleati per garantirsi vantaggi. Ora la situazione è cambiata. Gli USA hanno oggi molti concorrenti che stanno conseguendo risultati significativi. Ma com’è possibile contrastare i concorrenti senza sfruttare il mercato? Basta ricorrere a strumenti politici. È proprio questo che stiamo registrando ora. I cinesi presentano tutta una serie di vantaggi, anzitutto commerciali rispetto agli USA. Pertanto, gli USA sono costretti a ricorrere a strumenti politici per garantirsi i propri vantaggi economici con il nobile pretesto di difendere la sicurezza nazionale a fronte dell’incremento della potenza militare cinese. A breve termine gli USA ovviamente riusciranno a rallentare il processo innovativo delle tech cinesi. Ma alla fine saranno proprio gli USA a favorire uno sviluppo indipendente e lungimirante della Cina in comparti tecnologici e scientifici di punta. Gli americani devono imparare a ragionare in maniera strategica: ora credono di porre in essere una manovra tattica vantaggiosa, ma in realtà stanno commettendo un grande errore politico”.

Possibili fluttuazioni nel mercato azionario globale

I grandi investitori hanno già sviluppato l’immunità rispetto alle imprevedibili decisioni di Trump, pertanto la nuova misura del presidente statunitense non impatterà in maniera significativa il mercato azionario globale. Tanto più che la Cina sta aprendo sempre più il proprio mercato finanziario agli investitori stranieri. In merito Nikita Maslennikov osserva:

“Questa notizia dagli Stati Uniti viene interpretata dal mercato come negativa per gli investitori. Naturalmente potrebbe causare un’aumentata volatilità dei mercati azionari e una correzione di vari strumenti di mercato. Ma per gli investitori non sono poi così fondamentali i fondi investiti in società cinese dai quali Trump sta cercando di distogliere le società americane. Per gli investitori stranieri è molto più importante il fatto che ora siano accolti a braccia aperte dal mercato finanziario cinese. La Cina sta gradualmente estendendo l’elenco degli strumenti finanziari vantaggiosi a cui possono ricorrere gli investitori stranieri per operare sul mercato cinese. Grazie a questo nuovo approccio cresce a ritmi serrati il flusso di investimenti stranieri, dunque i divieti di Trump non ostacolano i finanziamenti alle società cinesi del comparto tech”.

Biden per ora non ha presentato nel dettaglio la strategia che adotterà nei confronti della Cina. Dunque, non è ancora chiaro cosa farà della “eredità cinese” di Trump. Negli ultimi mesi la politica trumpiana nei confronti della Cina è diventata sempre più aggressiva e non fa che incrementare le incertezze nelle future relazioni sino-americane.

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