18:43 25 Novembre 2020
Politica
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L'UE considera il capo dello Stato bielorusso responsabile per le repressioni prima e dopo le elezioni presidenziali svolti nel Paese ad agosto.

Il Consiglio Europeo ha imposto le sanzioni nei confronti del presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko ed ha ampliato la "lista nera" dei funzionari bielorussi.

Il documento, reso noto sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE, sostiene che Alexander Lukashenko "in qualità di presidente della Bielorussia con autorità sugli organismi statali, è responsabile della repressione violenta effettuata dall’apparato statale prima e dopo l’elezione presidenziale 2020, in particolare con l’esclusione di candidati chiave dell’opposizione, arresti arbitrari e maltrattamenti di manifestanti pacifici, oltre che intimidazioni e violenze nei confronti di giornalisti".

Oltre a Lukashenko, altri 14 funzionari bielorussi sono stati aggiunti alla lista nera. Tra loro, in particolare, c'è un figlio del capo dello stato, Viktor Lukashenko.

A tutte le persone sulla lista sarà vietato entrare nei paesi dell'UE e i loro fondi nell'Unione saranno congelati.

Le sanzioni entrano in vigore oggi 6 novembre, giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea.

E' il secondo elenco delle sanzioni personali legate alla crisi politica in Bielorussia. La prima lista delle sanzioni, con 40 persone, è entrata in vigore il 2 ottobre.

Elezioni presidenziali e proteste in Bielorussia

Il 9 agosto si sono tenute le elezioni presidenziali in Bielorussia. Secondo il Comitato Elettorale Centrale, Alexander Lukashenko ha ottenuto l'80,1% dei consensi, seguito da Svetlana Tikhanovskaya con il 10,12%. L'opposizione non ha riconosciuto questi risultati e la stessa Tikhanovskaya è partita per la Lituania. L'opposizione accusa inoltre le forze di sicurezza di abusare della forza per reprimere le proteste. A seguito delle elezioni nel Paese sono scoppiate le manifestazioni di massa.

Durante la dispersione delle azioni, le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, idranti, granate stordenti e proiettili di gomma. Secondo i dati ufficiali, durante i primi giorni di protesta, più di 6,7mila manifestanti sono stati arrestati, centinaia di persone, tra cui circa 130 agenti delle forze dell'ordine, sono rimaste ferite. Le autorità hanno confermato tre morti alle manifestazioni.

Le azioni di protesta continuano fino ad oggi, con quelle più grandi che si svolgono nei weekend. Inoltre, anche i sostenitori di Lukashenko, inaugurato come presidente il 23 settembre, mantengono le loro azioni, principalmente sotto forma di marce e corse in auto.

L'Unione Europea non ha riconosciuto i risultati delle elezioni in Bielorussia e ha condannato "la violenza contro i partecipanti alle manifestazioni di protesta pacifiche".

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