03:47 04 Dicembre 2020
Politica
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Il viceministro russo degli Esteri Oleg Syromolotov ha rilasciato un’intervista a Sputnik in cui ha spiegato se Mosca avesse avvertito o meno la Francia del rischio rappresentato dai terroristi del Caucaso settentrionale.

Ha parlato anche delle prospettive future di cooperazione tra Federazione Russa e USA nell’ambito della lotta al terrorismo e si è espresso in merito alla possibilità di considerare il coronavirus come un fenomeno di bioterrorismo.

— A metà del mese di settembre di quest’anno è emerso che Washington ha deciso di interrompere il dialogo con la Federazione Russa in merito alla lotta al terrorismo. È ripresa la collaborazione sul tema? È possibile aspettarsi ulteriori incontri sulla questione entro fine anno?

— Tra il 2018 e il 2019 siamo riusciti a condurre due giri di trattative molto proficui a Vienna: sono stati 4 incontri specifici tenuti dai Ministeri degli Esteri russo e statunitense con il contributo di esperti specializzati. Interrompere il dialogo con un pretesto del tutto inventato è stata una decisione unilaterale di Washington, assunta in favore dell’establishment politico antirusso senza tenere in conto la contingenza attuale in materia di sicurezza. Ovviamente, oggi l’amministrazione americana si sta autodanneggiando poiché la nostra collaborazione nella lotta al terrorismo potrebbe essere reciprocamente vantaggiosa anche in ottica di contributo congiunto agli sforzi profusi globalmente su un ampio ventaglio di questioni di attualità in materia di lotta al terrorismo su scala internazionale.

Abbiamo già portato a conoscenza dei nostri partner americani questi aspetti: la Russia è pronta a continuare a collaborare in questa modalità, ma soltanto a condizione che vi sia un interesse reciproco fondato su un approccio pragmatico e, anzitutto, ragionato da entrambe le parti.

Tuttavia, continuano i contatti tra le forze di sicurezza e i servizi segreti. Pochi giorni fa il presidente russo Vladimir Putin in risposta a una domanda dei media ha osservato che Mosca è nel complesso soddisfatta di questa cooperazione, ma che “potrebbe anche essere migliore”.

Di recente il segretario di Stato USA Michael Pompeo e il suo primo vice Stephen Biegun hanno dichiarato di essere intenzionati a continuare il dialogo con la Russia sulla lotta al terrorismo. Ma per ora queste non sono che parole.

— Durante le Olimpiadi invernali di Sochi la parte russa riuscì a scongiurare alcuni attacchi terroristici finalizzati alle strutture olimpiche di Sochi. La minaccia fu localizzata anche grazie alla cooperazione della Francia. Continua anche oggi questa collaborazione, soprattutto visto e considerato il recente attacco posto in essere a Parigi da un cittadino ceceno? La Federazione Russa ha invitato i partner francesi ad affrontare il problema del fondamentalismo islamico?

— La cooperazione nella lotta al terrorismo occupa una posizione di spicco nelle relazioni franco-russe. In ottemperanza agli accordi stretti tra i presidenti Vladimir Putin e Emmanuel Macron è ripresa l’attività del Gruppo di lavoro interministeriale per la lotta alle nuove minacce. L’11 settembre del 2020 a Parigi, in occasione dell’anniversario dei terribili attentati degli USA, si è tenuta la prima seduta dopo una lunga pausa.

In qualità di copresidente della parte russa all’interno del meccanismo di cooperazione apprezzo moltissimo i risultati conseguiti in quell’incontro. Il nostro dialogo è stato altamente interessante e si è focalizzato sul raggiungimento di risultati concreti. Siamo riusciti a identificare una serie di direzioni concrete per il rafforzamento della cooperazione bilaterale su questioni quali il contrasto al terrorismo, il fondamentalismo, la criminalità organizzata e il traffico di stupefacenti.

Abbiamo altresì identificato i prossimi passi da implementare per garantire la sicurezza dei trasporti e dello svolgimento di grandi eventi sportivi. Sono state avanzate iniziative concrete per estendere la cooperazione tra Mosca e Parigi. Tali iniziative sono al momento al vaglio degli enti competenti di entrambi i Paesi.

Tornando al tema del fondamentalismo, posso affermare che noi abbiamo più volte ammonito i nostri partner francesi in merito ai rischi legati ai terroristi del Caucaso settentrionale, ma loro li hanno accolti come “combattenti per la libertà”. Molti di questi sedicenti “combattenti per la libertà” sono approdati in Francia, altri hanno persino ottenuto la cittadinanza.

— In che modo la parte russa valuta il rischio di “infiltrazione” in Russia di mercenari provenienti da Siria e Libano e coinvolti nei combattimenti in Nagorno Karabakh?

— Ovviamente non è possibile negare un simile rischio. Qualsiasi aspetto è importante quando si parla di lotta al terrorismo. È importante analizzare qualsivoglia rischio, anche potenziale, e lavorare d’anticipo. Le forze dell’ordine russe seguono con grande attenzione lo sviluppo degli eventi e si tengono aggiornate il più possibile.

— Il Consiglio di sicurezza della Federazione Russa ha dichiarato che la pandemia di COVID-19 in Russia ha mostrato quanto siano reali le minacce rappresentate da agenti biologici. Quanto è grave oggi il problema del bioterrorismo? Con quali partner occidentali sta dialogando Mosca in merito al problema?

— In diversi casi la pandemia di COVID-19 ha mostrato la mancata prontezza dei sistemi sanitari nazionali a reagire a situazioni critiche come questa, ha colpito i punti più deboli di ogni Paese e ha costretto la comunità internazionale a fare una riflessione più profonda sul tema, sebbene il coronavirus in sé non venga considerata una manifestazione bioterroristica.

In alcune aree del mondo si osservano tentativi posti in essere da organizzazioni terroristiche con l’intento di sfruttare la pandemia in corso per rafforzare il proprio potere, propagandare idee misantropiche e reclutare nuovi adepti, anzitutto coloro i quali non si ritrovano nelle scelte adottate dalle autorità per uscire dalla crisi.

Tra il 6 e il 10 luglio di quest’anno durante la settimana dell’ONU dedicata alla lotta al terrorismo, tenutasi in via telematica, è stato discusso ampiamente il tema del bioterrorismo.

Forte è la convinzione che a livello internazionale delle questioni di bioterrorismo e sicurezza biologica ci si debba occupare concentrandosi nello specifico sull’elaborazione di misure collettive concrete di allerta in caso di utilizzo di agenti biologici a scopi illeciti. Non è ammissibile disperdere questi sforzi. Questo è l’obiettivo che si prefigge la nostra iniziativa volta a elaborare la Convenzione internazionale per la lotta agli attacchi di terrorismo biochimico. Già nel mese di marzo del 2016 presentammo alla Conferenza sul disarmo di Ginevra il primo progetto alla base della futura convenzione che teneva in conto della componente biologica del problema.

— Il Ministero britannico degli Esteri ha accusato la Russia di aver effettuato attacchi cibernetici ostili ai danni di organizzazioni e figure ufficiali coinvolte nella preparazione dei Giochi Olimpici di Tokio 2020. La parte britannica ha presentato evidenze a supporto di tali accuse?

Alla luce delle nuove dichiarazioni di Londra in merito a presunti attacchi effettuati da “hacker russi” ai danni di organizzazioni e figure ufficiali coinvolte nella preparazione dei Giochi Olimpici di Tokio 2020, vorremmo ribadire che consideriamo la divulgazione di queste informazioni come l’ennesimo tentativo di accusare in maniera del tutto infondata la Russia. Riteniamo che una simile linea non faccia che minare gli sforzi della comunità internazionale finalizzati a creare un sistema equo, aperto e democratico di sicurezza internazionale.

Si ricordi che, in conformità alle disposizioni della relazione, adottata con il consenso dei membri, del Gruppo di esperti governativi del 2015 e sancita nella Risoluzione della Assemblea generale dell’ONU n. 70/237, qualsivoglia accusa consistente nell’organizzazione e la messa in essere di attività criminali, avanzata nei confronti di nazioni, deve essere fondata e corredata dalle relative evidenze tecniche.

Siamo oramai stanchi di commentare l’incessante flusso di accuse infondate che vengono rivolte nei nostri confronti. Tutte queste macchinazioni sono un esempio lampante del misero pensiero politico dei giovani partner americani e britannici. Per risolvere i problemi di oggi è necessario condurre trattative serie e dirette, cosa che abbiamo più volte proposto in diversi momenti. Ma per qualche motivo la diplomazia britannica è testarda e riduce tutto a queste nefande insinuazioni.

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