03:52 04 Dicembre 2020
Politica
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Europa e Turchia si scontrano seriamente. Erdogan si è espresso in maniera molto forte in merito al “fascismo europeo” e ha persino raccomandato al suo collega francese Emmanuel Macron di “farsi curare”. In risposta Parigi ha tempestivamente richiamato il proprio ambasciatore da Ankara.

Berlino, anch’essa colpita dagli attacchi del presidente turco, non ha ancora reagito.

La ragione dell’accaduto risiede in due processi fra loro duramente contrapposti.

Da un lato, le autorità europee hanno finalmente capito le minacce rappresentate dal fondamentalismo islamico per lo sviluppo del quale loro stesse negli anni hanno creato le migliori condizioni. In questi Paesi, primo su tutti la Francia, stanno prendendo piede le attività di contrasto a questo pericoloso fenomeno. Si può dibattere in merito alla sensatezza e all’efficacia della strategia prescelta, ma si tratta effettivamente di misure alquanto rigide rispetto ai metodi comunemente applicati dai Paesi occidentali.

Dall’altro lato, Recep Tayyip Erdogan si dichiara con voce sempre più altisonante il difensore e il protettore di tutti i musulmani del pianeta. Erdogan interpreta l’attuale operato dell’Europa come una guerra all’Islam in quanto tale.

La crisi delle relazioni turco-europee a sfondo religioso è ormai da tempo matura, ma proprio in questo mese di ottobre la situazione è vistosamente peggiorata.

A inizio mese Emmanuel Macron ha pronunciato un discorso in cui denunciava la “ghettizzazione” della Francia e il “separatismo islamico”. Macron ha constatato la necessità di costruire nel Paese un “Islam illuminato” e ha presentato un piano operativo in questa direzione. Dopo due settimane l’Europa è stata scossa dal brutale assassinio del professore francese che ha mostrato agli studenti a lezione una caricatura del profeta Maometto e la reazione delle autorità non si è fatta aspettare.

È in corso l’espulsione di 231 presunti fondamentalisti. È stata già espulsa la famiglia bosniaca che usava violenza contro “la figlia” perché si vedeva con un giovane cristiano. La ragazza, rasata e picchiata dai parenti, è rimasta in Francia sotto la tutela dei servizi sociali e, una volta raggiunta la maggiore età, otterrà il permesso di soggiorno. Il Ministero francese degli Interni intende ottenere lo scioglimento di alcune organizzazioni musulmane e il ministro Gérald Darmanin le ha definite “nemiche della Repubblica francese”.

Anche la Germania ha dovuto far fronte ad alcune situazioni.

Mercoledì scorso nella moschea berlinese di Dar Assalam durante la preghiera si è tenuta una operazione speciale della polizia che ha visto la partecipazione di 150 ufficiali. Il motivo dell’incursione sono stati i sospetti non di fondamentalismo, bensì di frode: secondo gli inquirenti, tre rappresentanti della comunità islamica senza alcuna giustificazione hanno chiesto l’erogazione dei sussidi statali legati alla crisi da coronavirus.

Un altro incidente che ha fatto parlare di sé è stato quello di un giudice che ha rigettato la domanda di cittadinanza tedesca a un musulmano che viveva in Germania da circa 20 anni per il fatto che alla cerimonia di consegna del certificato attestante la cittadinanza questi non avrebbe stretto la mano al funzionario che officiava l’evento.

Proprio alla luce di tutti questi eventi Erdogan ha accusato l’Europa di aver “aperto un fronte contro i musulmani” e ha predetto una fine rapida del continente. Si teme che a concordare con Erdogan saranno molte più persone rispetto a quelle che vorrebbero Macron e i suoi colleghi europei.

Una buona parte delle misure adottate al momento dall’Europa sono effettivamente capaci di suscitare perlomeno qualche perplessità e nei casi più estremi una resistenza attiva non soltanto tra i musulmani. Ad esempio, il grande raid della polizia nella moschea durante la preghiera sembra una misura alquanto eccessiva per contrastare una così piccola frode. Per non parlare di ciò che è sulla bocca di tutti, ossia l’assurdità della politica francese la quale crede che mediante la dimostrazione di caricature offensive per i credenti si possa seriamente integrare i cittadini musulmani. Tuttavia, tutti questi eventi potrebbero ascriversi a inefficaci decisioni del singolo e di eccessi limitati nel tempo.

La cosa peggiore è un’altra: l’Europa al momento si è scontrata con una bomba a scoppio ritardato che ha covato per decine di anni.

Dopotutto, la politica delle porte aperte, del politicamente corretto, del rispetto dell’identità e delle credenze altrui non è stata solo parole al vento. Dietro questa linea vi erano azioni reali e altamente significative. L’Europa ha effettivamente accolto i migranti, li ha legalizzati, finanziati e non di rado ha denunciato, indignata, i Paesi da cui questi sciagurati soggetti sono stati costretti a fuggire per scappare dalle repressioni.

E il tutto condito da eloquenti dichiarazioni in merito alla democrazia, i diritti e le libertà umane.

Ora improvvisamente ci si è resi conto che la situazione non è proprio così come sembra. Che nella famiglia di ceceni che avevano ottenuto l’asilo politico dalla terribile Russia è cresciuto un terrorista che ha tagliato la testa a un insegnante. Che le forze che fino a ieri erano ritenute moderate e magnanime oggi vengono considerate dalle autorità come una minaccia alla sicurezza nazionale. Che il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (una delle più note organizzazioni del settore ad aver ottenuto sussidi dallo Stato) è, per usare la dicitura del ministro degli Intero, “nemico della Repubblica francese”.

A tal proposito, proprio quel ministro si reca appositamente a Mosca sperando di stringere un accordo in merito al rimpatrio in Russia dei fondamentalisti islamici che la Francia per due decenni ha considerato difensori della libertà e vittime della Russia offrendo loro la massima collaborazione.

Le autorità europee non riescono a spiegare in maniera chiara i cambiamenti in atto perché questo significherebbe riconoscere di aver impostato in maniera totalmente errata la politica migratoria e di integrazione degli ultimi decenni.

Al posto di queste spiegazioni vengono presentate scuse patetiche e messe in atto azioni fiacche che creano perplessità e ostacolano l’integrazione anche di quei musulmani lontani da qualsiasi integralismo ai quali sembrano sempre più giustificate le accuse rivolte da Erdogan all’Europa.

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