18:47 25 Novembre 2020
Politica
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Mercoledì Robert Cahaly del Trafalgar Group prevedeva che Donald Trump potrebbe vincere se raccogliesse i voti di almeno 270 grandi elettori. Gli osservatori statunitensi hanno discusso della possibilità che il presidente in carica vinca nonostante i canali di informazione mainstream diano già per scontata la vittoria di Joe Biden.

Mentre il candidato democratico alla presidenza Joe Biden è ancora in testa nei sondaggi nazionali con un buon distacco, il Trafalgar Group, una società di sondaggi politici con sede ad Atlanta, ritiene che molte società americane del settore “non stiano prendendo in considerazione i voti nascosti per Trump”: infatti, molti conservatori e sostenitori del presidente in carica sono spaventati dall’idea di supportare apertamente Donald Trump.

Nel 2016 il Trafalgar Group riuscì a prevedere in maniera precisa la vittoria di Donald Trump in Pennsylvania, Florida e Michigan sebbene la maggior parte degli studi condotti a livello nazionale avesse predetto la schiacciante superiorità di Hillary Clinton in quegli Stati.

Perché i Dem non possono pensare di aver già vinto

“I conservatori tengono per sé le proprie idee pro-Trump per buone ragioni”, sostiene il dottor Nicholas Waddy, professore associato di Storia presso l’Alfred State College. “Nella nostra società i sostenitori di Trump possono essere licenziati, insultati, bullizzati, messi in ridicolo e talvolta persino aggrediti, spesso restando impuniti. Non c’è da meravigliarsi se i sostenitori di Trump evitino di attirare l’attenzione”.

Secondo il professore, sebbene la CNN, The New York Times e altri canali di informazione mainstream stiano già dando Trump per sconfitto alle prossime elezioni in base ai dati dei sondaggi, la situazione ricorda molto la campagna presidenziale del 2016 nella quale Hillary Clinton era considerata la chiara vincitrice.

“I sondaggi risultano quasi identici a quelli delle scorse elezioni presidenziali: i democratici presentano un piccolo distacco, ma solitamente con un certo margine di errore”, osserva.

Inoltre, quest’anno la situazione è esacerbata dalla pandemia di coronavirus, dalle proteste e dal ricorso alle votazioni per corrispondenza che portano alcuni a dubitare dell’affidabilità dei sondaggi riportati dalle testate mainstream. “Molti Repubblicani detestano i media e non dovrebbe sorprendere il fatto che non vogliano partecipare ai sondaggi della CNN”, osserva Waddy. “L’ultimo sondaggio pubblicato dava Biden con un vantaggio di 16 punti a livello nazionale”.

“Ovviamente questo non significa che abbia ragione Trafalgar, che prevede una vittoria risicata di Trump nella maggior parte degli Stati in bilico”, dice. “Ogni elezione coinvolge un elettorato diverso e l’elettorato di quest’anno sarà il più variegato di sempre! Ciononostante dovremmo prendere in seria considerazione le previsioni di Trafalgar, visto il loro tasso di riuscita in passato. E dovremmo considerare anche che i mercati attribuiscono a Trump percentuali di vittoria maggiori rispetto a quanto non facciano i sondaggi: circa il 40%. Il mio consiglio per i Democratici, quindi, è di non dare nulla per scontato”.

Il forte messaggio dei raduni di Trump

La situazione presente è alquanto sintomatica dell’attuale contingenza politica degli Stati Uniti, secondo Daniel McAdams, direttore esecutivo del Ron Paul Institute for Peace and Prosperity.

“Il presidente Trump è stata una delle figure politiche più controverse degli ultimi decenni”, sottolinea McAndams. “Il suo stile roboante ha imbarazzato molti suoi alleati e fatto infuriare i suoi nemici. Molti americani esitano ad approvare apertamente una figura così controversa per paura di essere emarginati da famiglia e amici. Allo stesso modo potrebbero evitare di dire alle agenzie dei sondaggi chi sia il candidato che supporteranno per paura di divulgare un’informazione simile. Per questo motivo, molti sospettano che i sondaggi potrebbero sottostimare in maniera sostanziale il supporto degli americani a Trump”.

Secondo il direttore del think tank, vi sono diversi elementi a favore del crescente supporto per Donald Trump che i sondaggi nazionali non sono in grado di rilevare.

Per quanto riguarda l’entusiasmo manifestato dal pubblico nei confronti dei candidati, i recenti raduni di Trump hanno raccolto molte persone mentre la campagna di Biden non sarebbe in grado di riprodurre niente di tutto ciò. Secondo McAdams, “il 2020 è una copia fedele della campagna del 2016 in cui Hillary Clinton faticava a riempire di gente una stanzetta mentre Trump faceva i raduni negli stadi”, sostiene e aggiunge che i sostenitori di Trump nel 2020 sono ancora più entusiasti perché riescono finalmente a uscire di casa dopo lunghi periodi di confinamento.

“Dal momento che si dà credito a Trump per aver contribuito a riportare la vita alla normalità, si dovrebbe tener conto di questi aspetti anche nei seggi elettorali”, sostiene l’esperto.

Inoltre, il presidente “ha più volte ribadito la sua volontà di distinguersi da Biden in merito al coronavirus”, ammonendo gli elettori sul fatto che Biden “richiuderebbe nuovamente tutte le attività economiche e imporrebbe di indossare le mascherine a livello nazionale” mentre Trump “si concentrerebbe sulla ripresa economica e sulla ricostruzione dopo la recessione legata al confinamento”, precisa McAdams.

Quest’ultimo messaggio trova il favore soprattutto degli operai negli Stati in bilico, secondo McAdams: infatti, è molto probabile che chi non può lavorare da casa sarà più motivato a votare per il presidente in carica nella speranza di poter tornare a lavorare in sede.

“Molti di questi lavoratori potrebbero essere stati delusi da Trump per vari motivi, ma se si tratta di una questione di vita o di morte potrebbero cambiare idea”, sostiene McAdams. “Biden potrebbe pentirsi amaramente se sarà ricordato come il candidato del lockdown”.
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