15:42 28 Novembre 2020
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Sindaci e governatori chiedono al governo un coordinamento e strumenti adeguati per rendere efficaci eventuali chiusure. In molti oggi avevano accusato l'esecutivo di voler scaricare sui primi cittadini le conseguenze di decisioni impopolari, come quelle di chiudere strade e piazze.

Starà ai sindaci decidere quale saranno le vie e le piazze da chiudere in caso si verifichi il rischio di assembramenti. È quanto ha reso noto il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi sulla Legge di Bilancio 2021, assicurando però di aver già concordato un protocollo in merito con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese e il presidente dell’Anci, Antonio Decaro.

Contestualmente, il primo cittadino barese ha annunciato in un video pubblicato sui social di aver chiarito la questione con il premier e il capo del Viminale. Decaro era stato fra i primi a protestare per “non essere stato neanche informato dell'articolo 2 bis del Dpcm”, che in una prima bozza conferiva ai sindaci l’autorità di imporre il coprifuoco sulle aree più problematiche delle città, parlando di “grave scorrettezza istituzionale”.

Quasi tutti i primi cittadini avevano accusato il governo di giocare allo “scaricabarile”, riversando sui sindaci la responsabilità di decisioni fortemente impopolari.

È la posizione del presidente della Lombardia, Attilio Fontana, che ha accusato il governo di lasciare i primi cittadini “senza il supporto di mezzi adeguati". Come lui la pensano molti sindaci della regione. E non solo quelli di centrodestra. Anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha evidenziato come il testo definitivo del decreto non specifichi “a chi competerebbero quelle misure: se ai sindaci, ai prefetti, ai presidenti di regione, né con quali mezzi si possano attuare".

Di “scaricabarile” ha parlato anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, che, come riferisce l’Adnkronos, ha chiesto all’esecutivo “che nelle misure restrittive ci sia l'autonomia delle Regioni”, ma allo stesso tempo che “se il governo ha informazioni per cui possono essere consigliate alcune misure” deve farlo “formalmente". “Noi  - ha spiegato - non abbiamo un comitato tecnico, per cui il ministero è bene che si avverta, altrimenti scopriamo che la regione Veneto poteva fare qualcosa e non l'ha fatto, il rischio è dello scaricabarile".

“Non ci tireremo indietro anche di fronte alle nuove responsabilità che il governo ha deciso di scaricare su di noi, ma tutto questo deve essere accompagnato da adeguate misure di ristoro economico per le attività a cui si impongono chiusure e di sostegno ai Comuni”, ha chiesto invece Alan Fabbri, sindaco leghista di Ferrara e vicepresidente dell’Anci Emilia Romagna. “Da questo punto di vista, da parte del governo ci saremmo aspettati, da subito, un quadro dettagliato di risorse, misure e interventi per aiutare categorie e attività su cui, anche questo dpcm, impatterà in maniera fortemente negativa – continua in un post su Facebook - purtroppo così non è stato, al momento ci sono solo sterili promesse”.

Alla fine il compromesso raggiunto con il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, è stato quello di rendere il testo del decreto più vago. In linea di principio, però, ha ricordato su Rai News 24, così come i governatori possono imporre misure restrittive, anche i sindaci, che sono “le massime autorità sanitarie cittadine”, “possono farlo sui loro territori in caso di necessità".

“Resto fermamente convinto della necessità, per porre un freno al dilagare dei contagi in tutta Italia, di poter applicare restrizioni anche molto significative che limitino la possibilità di assembramenti pericolosi – scrive su Facebook il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando - ma perché i provvedimenti assunti siano efficaci è necessario il coinvolgimento dei Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza in modo che ai provvedimenti restrittivi seguano controlli efficaci che coinvolgano tutte le forze dell'ordine in modo coordinato”.

Anche il presidente dell’Anci Toscana, il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, ha chiesto al governo di fornire ai sindaci gli strumenti per applicare certi provvedimenti. “Io, i miei colleghi non abbiamo alcun problema a prenderci le responsabilità nell'interesse delle nostre comunità – ha scritto - ma si deve essere messi in condizione di farlo, ci vogliono gli strumenti giusti sennò ci si fa del male da soli”.

“Secondo me – va avanti - è inutile chiedere ai sindaci di chiudere una strada o una piazza perché si sposta solo il rischio contagio un po' più in là, senza sapere chi controlla e senza avere certezze sulle compensazioni per chi verrebbe chiuso”. “Certe decisioni, se necessarie – conclude - vanno prese in modo condiviso con la Prefettura e in modo uniforme in territori limitrofi, altrimenti sono inutili per la salute e dannosi per le attività economiche”.

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