12:01 30 Ottobre 2020
Politica
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Tensione nel Nagorno-Karabakh (87)
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Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha proposto ad Azerbaigian e Armenia di tenere le trattative dirette a Vienna con l'obiettivo di trovare una soluzione al conflitto nel Nagorno-Karabakh.

Kurz ha espresso preoccupazione per l'escalation in corso nel Nagorno-Karabakh, affermando che non esiste una soluzione militare al conflitto, ed ha esortato le parti a cessare le ostilità.

Il cancelliere austriaco ha anche espresso il sostegno ai negoziati nell'ambito del gruppo di Minsk dell'OSCE.

"Oggi, nel corso di una conversazione telefonica con il Primo Ministro dell'Armenia Nikol Pashinyan, ho espresso la speranza di una risoluzione pacifica del conflitto e ho ribadito la nostra proposta di tenere un altro round di negoziati tra le due parti. L'Austria è sempre stata un luogo per il dialogo e continueremo a insistere su de-escalation e negoziati diretti", ha scritto Kurz in un post su Twitter.

​La situazione nella regione contesa del Caucaso meridionale è peggiorata lo scorso 27 di settembre, dopo che Armenia e Azerbaigian hanno dato vita a reciproci scontri a fuoco e provocazioni militari lungo la linea di contatto. L'escalation ha spinto entrambi i Paesi a introdurre la legge marziale e la mobilitazione.

Russia, USA e Francia, co-presidenti del gruppo di Minsk dell’OSCE sulla soluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh, così come l'Italia ed altri paesi, hanno invitato le parti a cessare le ostilità, impegnarsi ad avviare negoziati senza condizioni preliminari e ridurre la retorica militare nel dibattito pubblico interno.

La storia del conflitto

Il conflitto nella regione è iniziato nel febbraio del 1988, quando la Regione Autonoma del Nagorno-Karabakh proclamò l'indipendenza dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian. Nell'area è scoppiato un conflitto armato tra il 1992 al 1994, da allora sono stati avviati negoziati per la normalizzazione del conflitto con la mediazione del gruppo di Minsk dell'OSCE, guidato da Russia, Stati Uniti e Francia.

L'Azerbaigian insiste sulla conservazione della propria integrità territoriale mentre l'Armenia protegge gli interessi della repubblica non riconosciuta del Nagorno-Karabakh, che non è parte del negoziato.

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