04:59 24 Ottobre 2020
Politica
URL abbreviato
Di
351
Seguici su

Dopo gli affondi di Alessandro Di Battista, ora anche Davide Casaleggio rompe il silenzio e avverte: "Qualora si avviasse la trasformazione in un partito, il nostro supporto non potrà più essere garantito".

Nel giorno in cui si sarebbe dovuto dibattere con ministri, politici e attivisti nel Villaggio Rousseau, arriva il post che conferma quello che era nell’aria da giorni. La spaccatura all’interno del Movimento 5 Stelle, ormai, è sempre più profonda. E viene certificata anche dal guru dei pentastellati, Davide Casaleggio. Il figlio di Gian Roberto, fondatore del movimento assieme a Beppe Grillo, sceglie di dire la sua in una data simbolica per i grillini: il 4 ottobre, giorno in cui si celebra San Francesco D’Assisi, patrono d’Italia e ispiratore delle “azioni del Movimento”.

Casaleggio non usa mezzi termini. Dopo un post caustico comparso sul blog delle Stelle due giorni fa, in cui l’associazione Rousseau annunciava la “sospensione di alcuni servizi e attività” a causa dei mancati versamenti da parte di alcuni parlamentari, va di nuovo all’attacco dei “poltronisti”.

“Garantiremo le attività che verranno richieste dal capo politico del Movimento 5 Stelle, così come abbiamo sempre fatto con serietà e lealtà, per la realizzazione del percorso che il Movimento riterrà di voler fare, ma qualora, per qualche motivo, si avviasse la trasformazione in un partito, il nostro supporto non potrà più essere garantito, dal momento che non sarebbe più necessario poiché verrebbero meno tutti i principi, i valori e i pilastri sui quali si basa l’identità di un Movimento di cittadini liberi e il suo cuore pulsante di partecipazione che noi dobbiamo proteggere”, scrive in un nuovo intervento sul blog.

“Per 15 anni ho prestato la mia attività gratuitamente per un’idea di partecipazione collettiva da parte dei cittadini alla vita del proprio Paese – rivendica - lo hanno fatto anche migliaia di attivisti che continuano a regalare il loro tempo alla comunità. Quando mi è stata offerta la guida di un ministero, ho rifiutato pensando che il ruolo di supporto del movimento fosse più importante. Ho sempre rispettato i ruoli anche quando non ero d’accordo con le scelte prese”.

“Ho dovuto sopportare insinuazioni, attacchi e calunnie nei miei confronti e nei confronti di mio padre anche da persone che grazie al nostro lavoro ricoprono oggi posizioni importanti – va avanti il responsabile dell’Associazione Rousseau - il mio silenzio negli anni è stato un atto di profondo rispetto nei confronti di chi ha creduto nel nostro sogno, così come oggi ritengo sia doveroso parlare per onestà intellettuale”.

La proposta di Casaleggio Jr è quella di rilanciare il ruolo della piattaforma digitale e tornare a coinvolgere i cittadini. “Saranno gli ambasciatori della partecipazione diffusi in tutta Italia”, accenna promettendo di fornire presto ulteriori dettagli. La proposta viene subito rilanciata sui social da Alessandro Di Battista, protagonista, nei giorni scorsi di un duro j'accuse nei confronti della deriva "carrieristica" del Movimento.

La battaglia interna al M5S

Il post al vetriolo del guru pentastellato, infatti, arriva dopo l’ennesima batosta elettorale alle ultime amministrative e dopo un’intervista rilasciata a Piazza Pulita proprio da Di Battista, che aveva paragonato il M5S all’Udeur. “Un partito buono forse più per la gestione di poltrone e carriere, non è quello per il quale ho combattuto”, ha detto ai microfoni di La 7. Poi un nuovo affondo ad Accordi e Disaccordi su Nove. “Il Pd – ha accusato – ha messo un veto sul mio nome al governo”.

Ora, secondo i bene informati, Casaleggio e Dibba, entrambi scettici sull’accordo di governo con i Dem, vorrebbero tentare una scalata al vertice, legittimata dal voto degli attivisti su Rousseau. Per contro i “governisti” che fanno capo al vicepresidente della Camera, Roberto Fico, ormai sembrerebbero non avere problemi nell’affrancarsi da Casaleggio Jr.

Tanto che in Transatlantico circolerebbe già un documento che vorrebbe ridimensionare i poteri della sua associazione. Di Maio tenta con scarso successo di mediare, ma ormai tra “poltronisti” e duropuristi è guerra aperta.

Correlati:

Di Maio su scontro Di Battista-M5S: "Io sono ottimista, il movimento ce la farà"
Di Battista, possibile addio ai 5 Stelle: "Se va avanti così, partito buono per gestire le poltrone"
Di Battista: "Movimento 5 Stelle diventerà come l'Udeur"
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook