11:00 30 Ottobre 2020
Politica
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Dopo la duplice telefonata ai ministri degli Esteri di Armenia ed Azerbaigian, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha avuto un colloquio con il capo della diplomazia europea Josep Borrell.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e l'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'UE Josep Borrell hanno avuto oggi una conversazione telefonica.

Al centro dei colloqui è stato il tema della crisi nel Nagorno-Karabakh: entrambe le parti hanno accentuato la necessità del cessate il fuoco completo.

Il ministero degli Esteri russo ha riferito in un comunicato stampa il contenuto della conversazione, precisando che si è svolta su iniziativa della parte europea:

"E' stata sottolineata la necessità del cessate il fuoco immediato e completo e della dimostrazione dalle parti e altri paesi del massimo contenimento", afferma in una nota il dicastero russo.

Inoltre, le parti hanno espresso sostegno alla dichiarazione speciale dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell'OSCE del 27 settembre, con un appello alle parti in conflitto a prevenire un'ulteriore escalation.

"In linea con le discussioni alle riunioni speciali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio permanente dell'OSCE il 29 settembre di quest'anno, è stato sottolineato il ruolo centrale dei co-presidenti del Gruppo di Minsk dell'OSCE nel processo negoziale per la soluzione della crisi in Nagorno-Karabakh", aggiunge la nota.

L'ultima escalation del conflitto in Nagorno Karabakh

Lo scorso 27 settembre il ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha dichiarato che le forze armate armene hanno aperto il fuoco contro le località abitate nei pressi della linea di contatto nel Nagorno-Karabakh.

Stando a quanto riferito dal dicastero militare azero, ci sono state vittime e feriti tra il personale militare e la popolazione civile.

Il ministero della Difesa armeno ha affermato che il territorio del Nagorno-Karabakh “è stato sottoposto ad attacchi aerei e missilistici”. A Yerevan hanno riportato “un’offensiva di Baku” contro il Nagorno-Karabakh. La repubblica autoproclamata stessa ha riferito che nel Nagorno-Karabakh sono state sottoposte al fuoco d’artiglieria alcune zone con la popolazione civile, compresa la capitale Stepanakert: le autorità hanno invitato la popolazione a trovare un rifugio e in seguito hanno proclamato lo stato di guerra.

Lo stato di guerra e la mobilitazione generale sono stati dichiarati anche in Armenia. L’ex vice ministro della Giustizia dell’Armenia ed ex ombudsman del Nagorno-Karabakh Ruben Melikyan ha dichiarato a Sputnik che è stata la prima volta che Yerevan ha annunciato la mobilitazione generale.

Il presidente dell’Azerbaigian ha proclamato lo stato di guerra in diversi centri abitati e regioni del paese. Inoltre, nell’Azerbaigian è stato introdotto il coprifuoco ed è stata annunciata la mobilitazione parziale.

Diversi paesi, tra cui la Russia, la Francia, ed anche l'Italia, hanno invitato le parti a cessare il fuoco. La Turchia ha dichiarato che fornirà all’Azerbaigian qualsiasi assistenza richiesta.

La storia della controversia in Nagorno Karabakh

Il conflitto scoppiò nel 1988, quando la regione autonoma del Nagorno-Karabakh dichiarò l'uscita dalla Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian.

In seguito ad un confronto armato negli anni 1992-1994 l’Azerbaigian perse il controllo sul Nagorno-Karabakh e sui territori limitrofi di sette distretti.

Nel 1992 furono avviati i negoziati sulla soluzione pacifica del conflitto nell’ambito del gruppo di Minsk dell’OSCE, guidato da tre co-presidenti: Russia, USA e Francia.

L'Azerbaigian insiste sulla conservazione della sua integrità territoriale mentre l'Armenia protegge gli interessi della repubblica non riconosciuta del Nagorno-Karabakh, che non è parte del negoziato.

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