03:18 03 Dicembre 2020
Politica
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Se c’è una cosa “sgradevole nel giorno dopo le elezioni” è che tutti dicono di avere vinto. Proviamo invece a ragionare con freddezza afferma Alessandro Di Battista, e a vedere come stanno le cose.

Perché lui ci va piano nel dire che il risultato positivo del referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari, è un successo solo del Movimento 5 Stelle.

Fa i complimenti a Fraccaro perché è lui il principale artefice della riforma e fa i complimenti al gruppo parlamentare grillino per “aver costretto gli altri parlamentari” a votare sì al taglio.

Tuttavia “è altrettanto vero che molti che hanno votato sì, non votano il Movimento, anzi, lo detestano” prosegue nella sua valutazione dei risultati del voto Di Battista. Perché a votare sì, ci sono andati quelli che pensano che in questo modo si risparmiano soldi, chi vuole giustizia dopo anni di vessazioni, ci ha creduto “chi come me crede che così si aprirà inevitabilmente al cambio della legge elettorale”.

Capisco che parlare di legge elettorale “faccia venire le bolle” afferma, ma è anche vero che fino a quando avremo una legge in cui è il segretario a scegliere i candidati, avremo dei parlamentari assoggettati alla “fedeltà” al segretario e senza indipendenza intellettuale, dice ancora Di Battista, prima di aprirsi alle pesanti critiche contro il Movimento 5 Stelle che lo ha reso notorio al grande pubblico.

Nessun eccesso di esultanza

“Un eccesso di esultanza credo che sia fuorviante e per questo veniamo ai risultati del Movimento 5 Stelle”.

Io credo sia stata la più grande sconfitta del M5s. In Campania passiamo dal 17% al 10%, in Puglia dal 17% siamo passati al 10%”, ma la candidata dei grillini ha preso di più del partito (11%) fa notare Di Battista. In Liguria, dove il M5s era in coalizione con il PD, è passato dal 23% al 7,8%. Nelle Marche si è passati dal 19% al 7% e ancora in Veneto si è passati 10,4% al 2,7% e qui il M5s non avrà consiglieri regionali all’opposizione per i prossimi cinque anni, fa notare il “volontario” del M5s.

Le alleanze sono sbagliate

“Io credo che parlare di alleanze in questo momento sia del tutto sbagliato”. Perché per il M5s, nella sua condizione crisi, l’alleanza non è “il tema dell’ordine del giorno” secondo il pentastellato.

Un altro dato che lo dimostra è l’elezione suppletiva in Sardegna, dove nel 2018 veniva eletta una senatrice con il 40% dei voti, che poi è purtroppo deceduta, mentre questa volta è il centrodestra a prendere il 40% dei voti e a portare in parlamento un senatore in più, fa notare.

Alle suppletive in Sardegna il M5s si è presentato con il PD e ha preso il 28%, mentre ne prendeva il 41% da solo due anni fa.

“Il problema principale è la crisi identitaria del M5s: è innegabile. Non si tratta di essere disfattisti, bisogna dire le cose come stanno. Il sogno di partecipazione e cambiamento al quale in tanti hanno partecipato oggi è in crisi.”

“Tante persone non sanno perché votare il M5s”, manca l’identità dice Di Battista.

La restaurazione

Quando tra due anni e mezzo si voterà per le politiche, aggiunge ancora Di Battista, il M5s rischia di non essere quasi più presente in parlamento e lui teme che vi sarà “la restaurazione”.

L’identità

Se il partito continua così, un domani nessuno vorrà averti neppure come alleato perché non gli servirai più dice Di Battista.

Qui il punto è l’identità, perché il M5s ha perso gli attivisti, cioè quelli che promuovono e difendono il partito sul territorio.

Non è una questione di nomi e di capo politico, insiste, è una questione di identità perduta, smarrita.

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Alessandro Di Battista, M5S
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