02:53 23 Ottobre 2020
Politica
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Donald Trump e Joe Biden entrano nell’ultimo tratto della corsa presidenziale. Gli eventi di questa campagna elettorale unica nel suo genere si sono avvicendati sullo sfondo di una pandemia globale, di una crisi economica incombente e di manifestazioni a sfondo razziale in tutto il Paese.

Sputnik cerca di capire quali siano le possibilità di ciascun candidato e quale sarà il fattore che ne determinerà la vittoria.

Ordine e disordini

Le proteste iniziate nel mese di maggio dopo la morte di George Floyd, il trasgressore nero fermato dalla polizia statunitense, hanno imposto l’introduzione di correttivi nelle campagne elettorali di entrambi i candidati. Ciascuno cerca di tirare gli elettori dalla propria parte: Trump con promesse à la Nixon di legge e ordine, mentre Biden dando supporto alle richieste dei protestanti. A dividersi nelle preferenze elettorali non sono solo sindaci e governatori, ma anche i comuni cittadini: alcuni sono a favore dell’invio all’interno delle città più rivoltose di divisioni della National Guard e dell’impiego della forza, mentre altri sono categoricamente contro.

Trump, sebbene sia il comandante in capo delle Forze Armate, non ha facoltà di inviare truppe federali in uno Stato a sua esclusiva discrezione: infatti, sono i governatori a doverne chiedere l’intervento.

Le forze armate hanno già incontrato grande resistenza a Portland dove sono stati messi in sicurezza gli edifici del governo. La situazione nella città permane tesa. Lo scorso fine-settimana sono state lanciate bombe Molotov e pietre contro le forze dell’ordine.

Non si placano nemmeno le proteste a Kenosha dopo che l’afroamericano Jacob Blake è stato gravemente ferito da un poliziotto. Qui, previa autorizzazione del governatore, sono arrivati i soldati della National Guard, ma questo non ha fermato le proteste. Nel Wisconsin si è recato persino Trump nonostante la reticenza in merito delle autorità locali. Trump non ha incontrato la famiglia di Blake, non ha risposto alle domande dei giornalisti sul razzismo sistemico negli USA concentrando l’attenzione sulla “violenza che le autorità stanno cercando di contenere se si dà loro questa possibilità”.

Proteste vs sondaggi

Trump preferisce che le proteste siano definite rivolte, mentre Biden predilige l’espressione “proteste civili”. Già nel mese di maggio i sondaggi popolari hanno registrato un leggero vantaggio in favore del candidato democratico: il 47,4% contro il 42,4%. A giugno il divario è raddoppiato. I democratici hanno accolto le richieste di riformare polizia, di contrastare il razzismo e di perseguire i responsabili degli omicidi di afroamericani. L’accoglimento di tali richieste è stato accolto con benevolenza da molti elettori.

Tuttavia, le proteste, iniziate in maniera civile, sono ben presto diventate dei disordini. Hanno scosso l’intero mondo i filmati della città di Minneapolis dove i manifestanti rompono le vetrine dei negozi e portano via scarpe da ginnastica e televisori. Anche a New York si sono registrati casi di violenza e rapine. Nel Winsconsin sono anche morte delle persone.

Questa estate irrequieta ha evidentemente stancato gli americani che hanno cambiato opinione. Nel mese di giugno le proteste popolari venivano considerate legittime dal 62% degli interpellati, mentre ad agosto solo dal 53. Aumenta, invece, il numero di coloro che considerano le azioni dei dimostranti come una violazione di legge: dal 28 al 38%.

Verso l’autunno il divario nelle preferenze dei candidati si è ridotto fino a 7 punti. La direzione del Partito democratico teme che gli americani che si distaccano dai disordini preferiscano sostenere nel momento decisivo il presidente in carica.

Crisi economica

Le rivolte a sfondo razziale si sono verificate anche in passato, persino durante i mandati di Obama, spiega in un’intervista rilasciata a Sputnik Yury Rogulev, direttore del Fondo Franklin Delano Roosevelt per lo studio degli USA presso l’Università Statale di Mosca (MGU). “La portata attuale degli scontri è legata allo scontento della popolazione e alla difficile situazione in cui si sono ritrovate le persone per via della pandemia”, precisa l’esperto.

La disoccupazione è ai massimi storici dalla Grande depressione, 14,7%.

La quarantena ha fatto perdere il posto di lavoro a più di 20 milioni di persone. La concessione di aiuti finanziari a famiglie e imprenditori ha colpito il bilancio statale. Il PIL nel secondo trimestre è sceso al 40% e per ristabilirsi ci vorranno, secondo le previsioni ufficiali, dieci anni. Quattro anni fa Trump presentava agli americani un’economia forte e questo asso è stato nella sua manica per molto tempo.

“Presto terminerà l’erogazione dei sussidi del primo pacchetto, ma il governo non ha ancora raggiunto un accordo sul secondo. Questo provocherà malcontento che sarà indirizzato contro le autorità”, spiega Rogulev. L’economia si sta riprendendo, la disoccupazione si riduce, ma molto lentamente. “La situazione rimane insostenibile. Ma se migliorerà, Trump attribuirà il successo a se stesso”, osserva l’esperto.
Trump colpevole di tutto

Tuttavia, Trump risponde anche degli insuccessi. Proprio su di lui i democratici fanno ricadere la responsabilità delle catastrofiche conseguenze della pandemia. Il presidente avrebbe reagito troppo lentamente: prima della metà di marzo diceva che il virus era sotto controllo, non indossava la mascherina ed era contrario alla quarantena.

Com’è noto, Trump dopo la sua elezione ha eliminato il programma Obamacare che avrebbe dovuto rendere i servizi sanitari più accessibili alle fasce vulnerabili della popolazione. Pertanto, in questa situazione di crisi molti americani si sono trovati privati dell’accesso alla sanità.

Già nel mese di luglio Trump dichiarava che l’elevata incidenza dei contagi altro non era che il risultato di tamponi effettuati su larga scala nel Paese. Alcune settimane prima delle elezioni la Casa Bianca ha adottato una nuova strategia: effettuare i test solo sui gruppi a rischio. Questo ha sconcertato i medici. Gli osservatori credono che le autorità vogliano semplicemente distogliere l’attenzione dalle statistiche preoccupanti.

I sondaggi della CNN dimostrano che ad essere scontenta del presidente in carica è più della metà degli americani. E fra i suoi sostenitori sono sempre di più gli incerti. Nel frattempo, stando agli studi del Pew Research Center, più dell’80% degli elettori di entrambi i gruppi sono assolutamente convinti della propria scelta. I sociologi in merito osservano: i sostenitori di Trump e Biden vivono quasi in universi distinti per quanto siano diverse le loro priorità.

hi sono queste persone

Questo non sorprende. I sostenitori di Biden sono più giovani: il 67% ha tra i 18 e i 29 anni e gli under 50 sono il 59% del totale. Il candidato democratico è il prediletto delle comunità ispanofona, asiatica e nera.

Gli afroamericani sono considerati il fulcro dell’elettorato del Partito democratico: infatti, l’89% di loro vota per Biden. Così del resto è accaduto sin dai movimenti per i diritti civili degli anni ’60 che furono guidati proprio dai democratici. È degno di nota il fatto che i neri siano elettori molto conservatori e in passato votarono anche per il repubblicano Abraham Lincoln che abolì la schiavitù.

La colonna portante degli elettori di Trump sono invece gli abitanti delle cittadine e dei piccoli centri abitati. Questo è dovuto al fatto che in tali località le persone non sentono di ricevere dallo Stato la loro quota della ricchezza americana. La delusione e il senso di ingiustizia rendono lo slogan Make America great again particolarmente attrattivo per loro.

I critici amano sottolineare un’altra particolarità dell’elettorato di Trump, ossia il basso grado di istruzione. Ma si tratta di un’esagerazione: per i repubblicani vota il 53% di elettori senza istruzione superiore, mentre per i democratici il 45%. Tuttavia, i laureati votano più spesso per Biden: il 67%.

Esternazioni scomode

Nel tratto finale della campagna elettorale qualunque metodo per minare il gradimento del candidato avversario è ammesso. Ad esempio, Biden è accusato di molestie sulle donne. Il candidato sostiene di non ricordare nulla di tutto ciò. E questa smemoratezza viene usata contro di lui: dopotutto Biden ha settantasette anni e potrebbe essere troppo anziano per la Casa Bianca. Su Internet girano video in cui il democratico sbaglia a parlare, si dimentica qualcosa e non distingue la moglie dalla sorella. Negli ultimi giorni sta avendo molto successo il filmato il cui sembra che Biden si addormenti durante una diretta. Trump, infatti, lo chiama “sleepy Joe”. In verità, però, il filmato si è rivelato un fake. In Rete spopolano anche dei meme beffardi: il democratico scambia Barack Obama per l’attore Denzel Washington e dice che alle elezioni voterà per Ronald Reagan. Si ricordano anche alcune sue uscite bizzarre. A maggio ha dichiarato che gli afroamericani incerti sul voto non possono essere neri. Prima ancora, a febbraio, ha chiamato una ragazza che gli aveva posto una domanda sulla campagna elettorale “soldato falso con la faccia di cane”.

A Trump non è riservato un trattamento migliore. Il suo mandato presidenziale è stato accompagnato da scandali di molestie, ingerenza straniera alle elezioni, insulti diretti a collaboratori dell’amministrazione. In quattro anni negli USA sono stati scritti numerosi libri che descrivono Trump come un profanatore di una carica così importante. Uno degli ultimi scandali è legato a una frase che Trump avrebbe pronunciato durante una visita a Parigi due anni fa: in quell’occasione avrebbe detto che i soldati americani che parteciparono alla Prima guerra mondiale sono dei perdenti.

Ad ogni modo, in fin dei conti il vincitore non è determinato in base agli scherzi su Internet e nemmeno dalla questione razziale, ma dalla gestione della pandemia e della crisi economica. Se non vi fosse stata la pandemia, è molto probabile che Trump avrebbe vinto facilmente queste elezioni. Tuttavia, ora le possibilità di vittoria sono di fatto uguali e nessuno può prevedere chi vincerà. 

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