20:46 29 Settembre 2020
Politica
URL abbreviato
154
Seguici su

Ha 34 anni, ma la sua carriera politica cominciò ben più di 10 anni fa, ha scritto un libro e decine di articoli scientifici, è stato deputato e direttore di un canale televisivo, è diventato leader di un partito politico, star dei social network e infine protagonista delle sorti della politica montenegrina.

Autore: Radmila Alkalaj

Proprio lui ora è l’ago della bilancia: a vincere sarà comunque Milo Đukanović, che guida il Montenegro da 30 anni, oppure sarà l’opposizione che ha guadagnato consensi grazie ai moti popolari scatenati dalla Chiesa ortodossa serba?

Dopo che la maggiore coalizione montenegrina d’opposizione “Per il futuro del Montenegro” guidata da Zdravko Krivokapić è stata votata dal 92,55% degli elettori superando il partito di governo (DPS, Partito democratico dei socialisti) con solo il 2,5%, è apparso chiaro che le tre coalizioni d’opposizione insieme fossero in grado di ottenere la maggioranza relativa in parlamento (41 seggi su 81) e formare il governo.

Quattro voti indispensabili

Si ricordi che il fulcro del partito “Per il partito del Montenegro” (Za budućnost Crne Gore) è costituito da un’alleanza di partiti serbi del Fronte democratico (Demokratski front) e che anche la seconda coalizione “La pace è la nostra nazione” guidata da Aleksa Bečić è anch’essa costituita da un partito serbo, il Partito democratico montenegrino (Demokratska Crna Gora). Questi gruppi politici non hanno avuto il benché minimo dubbio in merito al non voler collaborare con la DPS e al voler invece unirsi per destituire il partito in carica. La terza coalizione di opposizione, invece, “Nero su bianco” (Crno na bijelo) è stata creata sulla base del partito URA (Azione Riforma Unita), lontano dalle idee nazionaliste serbe e guidato dal cittadino di etnia albanese Dritan Abazović.

La manifestazione dell'Associazione Una voce nel silenzio
© Foto : fornite dall'Associazione "Una voce nel silenzio"
Senza i 4 voti conquistati da Abazović nelle elezioni di domenica i partiti di opposizione serbi non sarebbero riusciti a conquistare la maggioranza: i partiti bosniaci e albanesi del Montenegro non si sarebbero nemmeno uniti in coalizione con loro. Pertanto, tutte le luci negli ultimi giorni sono puntate proprio sulla figura del giovane e ambizioso Abazović che propugna idee progressiste e multiculturali in un Paese in cui la politica è in larga misura basata sul contrasto degli interessi nazionali delle minoranze.

I media locali lo hanno definito un “cetnico albanese” per via della sua figura di “guerrigliero” e della sua intenzione di unirsi ai serbi contro il regime di Milo Đukanović.

Cambiare le regole del gioco

Dritan Abazović nacque nel 1985 a Dulcigno. Cominciò la sua carriera politica più di 10 anni fa, nel 2017 era a capo del Movimento civile URA che propugna idee filo-europeiste, social-liberiste, verdi, multiculturali e di contrasto alla corruzione. In breve tempo Abazović è riuscito a conquistare una certa notorietà.

“Abbiamo aspettato per 30 anni che cambiassero le autorità al potere, molti non ci credevano affatto, ma si sono dovuti ricredere. Faccio a tutti le mie congratulazioni! Ci siamo meritati un posto nella storia. Chi ha votato per DPS non è un nemico dello Stato, ma d’ora in poi la mafia non guiderà più questo Paese. Noi, come abbiamo promesso, facciamo gli interessi di tutti. Sapevamo che avremmo cambiato le regole del gioco e abbiamo preso parte attiva a questo processo. Abbiamo sconfitto la mafia senza contare sui soldi ma con il cuore e le nostre conoscenze. Il Montenegro si merita di essere governata nel più breve tempo possibile da un governo di esperti. Dobbiamo fare il volere del popolo che ha scelto la libertà”, ha dichiarato Abazović alla conferenza stampa dopo le elezioni.

Nel 2012 fu uno dei fondatori del partito “Montenegro positivo” (Pozitivna Crna Gora) che quell’anno guadagnò 7 seggi e Abazović divenne il più giovane deputato del 25° consesso dell’Assemblea nazionale montenegrina. Dopo il tracollo del partito nel 2014 Abazović lasciò “Montenegro positivo” e fu deputato indipendente fino al 2015 quando si unì al neonato movimento URA. È ricordato da molti in quel mandato come colui che fu definito un “teppista” dall’allora primo ministro del Paese Milo Đukanović per via delle pretese che aveva avanzato in merito alle “linee di credito multimilionario di cui avrebbero beneficiato le società di Đukanović”.

In merito al secondo soprannome assegnatogli dai media, ossia “cetnico albanese”, Abazović si esprime così:

“È un sinonimo della lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione”.

Libertà di culto e buon vicinato

In merito alla situazione della Chiesa ortodossa serba che, ai sensi della Legge sulla libertà di culto, rischia di perdere immobili in Montenegro e contro la quale dall’inizio dell’anno protestano in maniera massiccia i serbi montenegrini e i fedeli, Abazović pensa che:

“Sono convinto che il Montenegro necessiti di una legge sulla libertà di culto, ma si deve dotare di una legge moderna ed europea. Qualsivoglia governo ragionevole avrebbe redatto detta legge in una mezz’ora perché ad essere oggetto di controversia in merito sono solamente alcuni articoli della legge. Vogliamo soltanto che le diverse comunità religiose siano parimenti trattate affinché sentano di appartenere ad un’unica entità, ma le autorità in carica non avevano affatto questo obiettivo”.

Abazović sostiene di voler coltivare migliori relazioni con i vicini e osserva di essere dispiaciuto del fatto che le tensioni con la Serbia abbiano raggiunto livelli inaccettabili. Infine, ha osservato che per il Montenegro non vi è alcun altro Paese più vicino della Serbia.

“Dobbiamo predisporre la migliore politica di buon vicinato possibile, in particolare nei confronti della Serbia in modo tale che quest’ultima si avvicini a noi e agli altri Paesi della regione”, sottolinea Abazović.
“Teppista”, ma acculturato

Abazović si è laureato in Scienze politiche all’Università di Sarajevo concludendo il percorso quadriennale in soli due anni e mezzo. Fu uno dei migliori studenti della facoltà. Ha conseguito una laurea magistrale in Montenegro presso la facoltà di Scienze politiche di Podgorica. Al momento è titolare di un posto di dottorato presso lo stesso ateneo e la sua ricerca si concentra sulla “teoria politica”.

Abazović ha fatto esperienze all’estero, in particolare presso atenei austriaci, statunitensi, norvegesi e lussemburghesi.

È autore del libro “Cultura cosmopolita e giustizia globale” (Kosmopolitska kultura i globalna pravda) e di una decina di articoli scientifici pubblicati su riviste locali e internazionali. Tra i suoi interessi scientifici si annoverano le questioni di filosofia politica, globalizzazione ed etica.

Sin dai banchi di scuola Abazović ha dimostrato una incredibile attività politica e sociale. Ad esempio, ha partecipato all’organizzazione dei gruppi giovanili del Comitato di Helsinki per i diritti umani che si prefiggeva di pacificare la gioventù delle aree dell’ex-Jugoslavia dopo la stagione dei conflitti.

In qualità di professore ospite ha collaborato con l'Università di Istanbul Bilgi e con l’Iligan Institute of Technology.

Abazović è stato attivista presso diverse organizzazioni non governative e prima di diventare deputato ha rivestito la carica di vicedirettore e poi direttore del canale televisivo locale di Dulcigno, Teuta. Inoltre, Abazović scriveva di frequente editoriali per il quotidiano montenegrino Vijesti, l’edizione locale di Al Jazeera e il portale PCNEN di Podgorica.

Permane il mistero, ma Đukanović non si arrende

I leader di tutte e tre le coalizioni di opposizione subito dopo le elezioni, ossia il 31 agosto, si sono incontrati e hanno convenuto sui principi comuni su cui si baserà il futuro governo e sulle modalità di cooperazione. Ieri Abazović su Twitter ha dissipato qualsivoglia dubbio sulla questione clou:

“Do la mia parola che la coalizione “Nero su bianco” non si cederà ad alcuna pressione e sarà guidata esclusivamente dagli interessi nazionali del Montenegro. Il principale di questi interessi consisterà nel concludere la transizione al potere e creare un nuovo governo”.

​Tuttavia, permane il mistero: al momento sta divampando lo scandalo in merito all’attacco notturno sferrato contro l’edificio della comunità islamica di Pljevlja. Un soggetto o un gruppo di soggetti avrebbe lanciato delle pietre contro le porte dell’edificio rompendone i vetri e lasciando il seguente messaggio dai toni minacciosi: “Spiccherà il volo l’uccello nero e su Pljevlja si abbatterà una Srebrenica”. I rappresentanti dei partiti politici bosniaci e albanesi in Montenegro accusano i serbi di aver commesso questo atto vandalico e di fomentare l’odio razziale e religioso. I rappresentanti dell’opposizione, lo zoccolo duro della quale è costituito proprio da partiti serbi, sostiene che questa sia una provocazione legata al fatto che il DPS non sia in grado di ammettere con dignità la sconfitta e non voglia cedere il potere. L’accaduto potrebbe in linea teorica influenzare la decisione di Abazović di unirsi ai serbi contro Đukanović.

Nel frattempo il “cetnico albanese” continua a guadagnare popolarità sui social network.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook