02:25 20 Ottobre 2020
Politica
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Il ministro dello Sviluppo economico, nel suo intervento al Forum Ambrosetti, in corso ha parlato del deficit di investimenti nel Paese provocato dall'insicurezza riguardo la ripresa.

Nel suo intervento al Forum Ambrosetti, in corso in queste ore a Cernobbio, il ministro dello Sviluppo economico ha parlato di investimenti, crescita e ruolo dello stato, sottolineando una correlazione tra la mancanza di sicurezza e la minore propensione degli imprenditori ad investire. 

In Italia, ha detto, c'è "un deficit di investimenti pubblici e privati, forse più quelli privati, e questo succede per l'incertezza percepita dagli investitori". "Sulla carta non sono troppo pochi gli investimenti pubblici, ma sono troppo pochi quelli che poi atterrano nell'economia reale". L'obiettivo del governo è quello di "portare il nostro Paese a crescere più di quanto ha fatto fino ad adesso, ma sopratutto a livello dei nostri competitori europei e farlo in un modo sostenibile".

Codogno- Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della visita a Codogno, 2 giugno 2020.
© Foto : Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica
"Mi interessa capire - ha detto - perché siamo arrivati ad avere un mondo produttivo troppo frastagliato e frammentato, sotto-dimensionato, sotto-capitalizzato, con difficoltà di accesso al credito". La crisi è "un'occasione profonda" che non va sprecata, quella di "cucire alcune delle fratture delle nostre attività produttive, in un Paese che non cresce da 20 anni, che ha un deficit di produttività e che ha investito poco in ricerca e sviluppo".

Il ruolo dello stato

"Lo Stato non fa l'imprenditore, nello sviluppo economico lo Stato deve essere presente per dare le linee guida - ha detto Patuanelli - non può essere solo arbitro: le grandi trasformazioni degli assetti produttivi devono essere indirizzate da una grande governance pubblica che dia le linee di indirizzo".

Il ministro ha specificato che non esiste un piano per costituire una nuova Iri, perché "non dobbiamo usare gli strumenti del passato per affrontare le sfide del futuro".

 

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