11:20 19 Settembre 2020
Politica
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Le trattative rimangono l’unica via per una de-escalation della situazione in Ladakh, ma Pechino deve “interagire con sincerità” con Nuova Delhi per il ripristino della pace lungo il confine mediante il distacco completo, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri indiano Raveesh Kumar.

"Confermiamo il consenso, raggiunto dai due ministeri degli Esteri e dei rappresentanti speciali sul fatto che la situazione sul confine debba essere esaminata responsabilmente e nessuna delle parti debba intraprendere azioni provocatorir o inasprire la situazione. E’ assolutamente chiaro che la situazione a cui abbiamo assistito negli ultimi quattro mesi è il risultato diretto delle azioni intraprese dalla parte cinese con l’obiettivo di ottenere il cambio dello status quo unilaterale. Queste azioni hanno portato alla violazione degli accordi bilaterali e del protocollo che hanno garantito la pace e la quiete nelle aree al confine per quasi tre decenni", ha detto Kumar in una conferenza stampa.

Il deterioramento nei rapporti tra India e Cina nell’area di Ladakh è avvenuto a inizio maggio, quando sono stati registrati diversi scontri tra i militari dei due paesi in zona vicina al lago Pangong Tso. In seguito le parti hanno consolidato la propria presenza militare sulla linea di controllo effettivo, un sostituto del confine non demarcato in Ladakh. Un ulteriore inasprimento nelle relazioni è stato registrato il 15 giugno dopo uno scontro tra i militari dei due paesi, in cui sono morti 20 soldati indiani mentre la parte cinese non ha reso noto le informazioni riguardo alle vittime.

Le bandiere di Cina e India
© REUTERS / Adnan Abidi/File Photo
Un altro episodio si è verificato 29-30 agosto quando, come affermato dal ministero degli Esteri indiano, i soldati cinesi hanno compiuto "delle azioni militari provocatorie" sulla riva meridionale del lago Pangong Tso. In seguito Nuova Delhi ha riferito che azioni simili dalla parte cinese sono state registrate il 31 agosto, quando India e Cina hanno avviato le trattative per la de-escalation. La Cina, a sua volta, ha accusato l’India di aver violato la linea di controllo, esprimendo così la propria protesta.

Kumar ha osservato che i vertici militari dei due paesi nella regione sono in trattative per una soluzione.

"Terremo nuove trattative in futuro, sia attraverso i canali diplomatici, che militari. La parte indiana sostiene fermamente la risoluzione di tutte le questioni attraverso il dialogo pacifico", ha detto.
Zona contesa

Nell’ottobre del 1962 le tensioni per il controllo della parte nordoccidentale dell’Aksai Chin, parte orientale del Ladakh, portò alla cosiddetta ‘Guerra sino-indiana’, un breve ma intenso conflitto che causò la morte di almeno 2mila soldati tra le due parti belligeranti. L’esito del conflitto fu che la Cina espanse in parte il suo controllo su quella regione ma il confine esatto non venne mai stabilito né riconosciuto dall’India. Da allora tensioni e frizioni sull’incerta linea di frontiera non cessarono mai.

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