00:59 01 Dicembre 2020
Politica
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Nalin Pekgul, la prima donna islamica seduta sui banchi del parlamento svedese, ha criticato aspramente il suo partito e gli alleati verdi per aver aperto agli islamisti uno spazio politico nel Paese.

L'allarme sulle infiltrazioni islamiste nella politica svedese arriva da una donna progressista, con un passato davvero singolare. Si tratta Nalin Pekgul, infermiera di 53 anni, nata a Batman, Turchia, ed emigrata in Svezia dove, dopo essere stata a capo dell'Unione delle donne socialdemocratiche, è diventata la prima donna islamica a sedere in parlamento. 

Da sempre in lotta contro i fondamentalismi, sostenitrice dell'Islam progressista e del femminismo islamico, la Pekgul, che è anche sorella dell'attivista curdo Kurdo Baksi e nipote dell'autore Mahmut Baksi, in un'intervista al sito Kvartal punta il dito contro l'alleanza rossoverde, formata dal suo partito, i Socialdemocratici, e dai Verdi.  

La Pekgul spiega di essere delusa dalle opinioni del Partito Socialdemocratico sulle formazioni estremiste e reputa il suo rapporto con l'organizzazione Fede e Solidarietà "un incidente per il partito". 

"L'integrazione funzionerà il giorno in cui lo stato, i comuni e le regioni smetteranno di dare somme multimilionarie a organizzazioni e persone che vogliono separare le persone e creare odio verso la società", afferma.

Critiche anche nei confronti dei Verdi, partito con il 4,4% dei voti, per aver recentemente annullato la spinta dell'opposizione per una politica di immigrazione più contenuta.

"Se devo dare un consiglio come una vecchia zia, è di non lasciare mai che il Partito dei Verdi controlli la politica di asilo e l'immigrazione. Mai!", ha concluso Pekgul.

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Parlamento, Islam, Svezia
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