15:24 21 Settembre 2020
Politica
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Il segretario di Stato USA Michael Pompeo ha invitato l’India a concentrarsi sulle catene di distribuzione interna e a ridurre la propria dipendenza dalla Cina.

Questa dichiarazione è stata resa da Pompeo durante una seduta online dello US-India Business Council’s India Ideas Summit. Secondo Pompeo, è giunto il momento per la Cina di conseguire l’autonomia dalla Cina in settori quali le telecomunicazioni, le forniture di materie prime per l’industria farmaceutica, ecc. Il segretario di Stato USA ha osservato che Washington è pronta a sostenere il più possibile l’India e la sicurezza del Paese.

Nella storia delle relazioni sino-indiane vi sono stati diversi momenti difficili, ma l’attuale primo ministro indiano Narendra Modi negli ultimi anni ha cercato di scongiurare le controversie politiche e frontaliere tra le due nazioni e di appianare le relazioni bilaterali in ottica commerciale. Due anni fa le parti hanno tenuto un primo vertice informale a Wuhan. Il messaggio principale del vertice è stato il seguente: lo sviluppo sostenibile delle economie delle due principali nazioni asiatiche è fondamentale sia per le relazioni bilaterali sia per la regione nel suo complesso. Pertanto, è necessario creare meccanismi finalizzati a rafforzare la cooperazione economica, nonché tentare di risolvere le controversie politiche e territoriali in essere mediante il dialogo. Il secondo vertice tenutosi l’anno scorso nella città indiana di Chennai è stata la logica continuazione del primo. Le parti hanno dichiarato nuovamente il loro impegno per la risoluzione costruttiva delle problematiche legate alla sicurezza regionale.

Tuttavia, le relazioni bilaterali hanno subito un brusco giro di vite in esito al recente incidente transfrontaliero nella controversa regione del Ladakh sull’Himalaya. Ad oggi i militari dei due Paesi sono riusciti a normalizzare la situazione nell’area coinvolta. Tuttavia, in India si è ricominciato a parlare di boicottare i prodotti cinesi. Le autorità indiane hanno ordinato ai propri operatori di rete Bharat Sanchar Nigam (BSNL) e Mahanagar Telephone Nigam (MTNL) di rinunciare ai dispositivi cinesi per modernizzare le reti 4G. Inoltre, l’India ha bloccato 59 software e applicazioni cinesi fra cui TikTok, WeChat, Helo in territorio indiano. La ragione formale addotta è contrastare le minacce alla sovranità e alla sicurezza nazionali.

Questa formula è assai simile a quella che utilizzano gli USA quando impongono le ennesime sanzioni contro le società cinese. In generale l’operato dell’India (ossia il blocco delle società cinesi nel settore tech e delle telecomunicazioni) ricorda molto il comportamento di Washington. Gli USA hanno evidentemente deciso di sfruttare il peggioramento delle relazioni sino-indiane e ora invitano Nuova Delhi a rivolgersi a Occidente. Più Paesi assumono la posizione ormai consolidata da Washington nei confronti della Cina, più facile sarà contenere la crescita e lo sviluppo tecnologici delle società cinesi. Questo secondo la Casa Bianca.

Tuttavia, bisogna considerare un fattore molto importante: per creare una coalizione anticinese, gli USA devono attirare in qualche modo altri Paesi proponendo loro qualcosa in cambio. E cosa possono proporre gli USA all’India? Ricordiamoci di General Motors che ha cessato di vendere le proprie automobili in India e ha chiuso gli stabilimenti produttivi nel Paese. Fortunatamente le imprese della società americana sono riuscite a sopravvivere: infatti sono state acquistate dalla cinese Great Wall Motors. Soltanto nel mese di gennaio di quest’anno Great Wall ha investito nell’impresa circa 500 milioni di dollari e intende avviare la produzione nei prossimi 3 anni. USA e India presentano un divario enorme a livello produttivo e tecnologico. La cooperazione americano-indiana in questo settore sarà estremamente difficoltosa, sostiene Zhang Jiadong, docente del Centro studi dell’Asia meridionale presso l’Università Fudan.

“A mio avviso, gli USA in questo senso non riusciranno a fare nulla. In primo luogo, perché l’industria americana è altamente sviluppata. È impossibile trasferire le linee produttive in India. Anche se gli USA decidessero di farlo, l’India non riuscirebbe a garantire il corretto funzionamento delle operazioni. In secondo luogo, gli USA stessi intendono far rientrare le linee produttive in patria. Di conseguenza, rimarranno forse molte linee produttive eccedentarie che potrebbero essere lasciate all’India? Dal punto di vista degli USA, a mio avviso, l’intento principale è arrecare danno alla Cina affinché gli stabilimenti ora dislocati in Cina vengano rilocalizzati in India”.

Gli USA continuano a detenere il primato sulla Cina per volumi di scambi commerciali, economici e di investimento con l’India. Secondo le statistiche pubblicate dal Ministero indiano del Commercio nel periodo tra il 2010 e il 2019 la bilancia commerciale tra USA e India si è attestata a 87,95 miliardi di dollari, mentre la bilancia sino-indiana ha toccato gli 87,07 miliardi. Anche per volume di investimenti stranieri diretti la Cina viene superata dagli USA: alla fine del 2019 il volume complessivo di investimenti cinesi diretti all’India si è attestato a 8 miliardi di dollari, mentre il valore analogo degli investimenti statunitensi in India è stato 5 volte tanto. Tuttavia, la Cina sta investendo attivamente in startup indiane del comparto tech, ossia il principale volano dell’economia indiana. In 3 anni gli investimenti cinesi in startup indiane hanno registrato un aumento di 12 volte raggiungendo i 4,6 miliardi di dollari contro i 4,22 miliardi di dollari investiti nel 2019 dagli USA in India.

Per le società tech cinesi il mercato indiano è più accessibile: infatti, i cinesi sono i primi ad aver cominciato ad operare in condizioni poco favorevoli. In entrambi i Paesi il sistema bancario tradizionale era poco sviluppato, soprattutto rispetto agli USA. La stragrande maggioranza della popolazione non aveva accesso a carte di credito e servizi finanziari analoghi. Il livello di diffusione della rete Internet era anch’esso comparabile. Tutte queste condizioni di base hanno creato i presupposti per un rapido sviluppo delle tecnologie finanziarie in Cina. Una situazione analoga si osserva anche in India. Proprio per questo, le società cinesi che hanno raggiunto il successo sul proprio mercato ora intendono applicare la propria esperienza in India. Alibaba è diventata uno dei principali investitori in Raytm. Tencent ha investito in Hike. Ctrip nell’indiana MakeMyTrip. La tipologia di investimento e di cooperazione economica è determinata dai realia sociali e dalle leggi del mercato. Le disposizioni legislative, invece, non sono efficaci a lungo termine, secondo Zhang Jiadong.

“Ritengo che il cuore dell’economia mondiale sia il mercato, ossia il rapporto tra domanda e offerta. Chi offre i prodotti migliori e con il miglior rapporto qualità/prezzo, avrà più opportunità sul mercato. Le importazioni dell’India dalla Cina si basano proprio su questo principio. Il commercio bilaterale si muove sulla base non delle relazioni intergovernative, ma sulle leggi globali di mercato. Prima o poi il mercato cambierà. Ma questo accade non certo per volontà dei reggenti di un Paese. Le dichiarazioni fallaci di alcuni politici non possono che avere un effetto di breve durata, ma in ottica a lungo termine ogni cosa verrà assoggettata alle leggi di mercato”.

L’India anche in passato ha cercato di ridurre la propria dipendenza industriale ed economica dalla Cina, ma nella pratica è stato il mercato a trovare il miglior modo per adeguarsi. Ad esempio, nel 2018 l’India ha introdotto un dazio del 25% sui pannelli solari cinesi con il fine di incrementare la capacità produttiva interna. Tuttavia, la produttività interna non è aumentata e sono aumentate invece le importazioni di pannelli solari da altri Paesi asiatici: dal Vietnam di 5 volte e dalla Tailandia di 26 volte. E questi pannelli presentavano una qualità inferiore rispetto a quelli cinesi. Ora gli USA stanno proponendo all’India di ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi di materie prime destinate all’industria farmaceutica. L’obiettivo è altrettanto complesso. In questo momento l’India dipende per il 70% dalle forniture cinesi in questo comparto. Pompeo nel suo incontro con i colleghi indiani non ha offerto alcun aiuto concreto in tal senso. Ma, del resto, in che modo gli USA potrebbero aiutare se loro stessi importano dalla Cina il 90% di tutti gli antibiotici, della vitamina C, dell’ibuprofene e del cortisolo.

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