20:12 14 Agosto 2020
Politica
URL abbreviato
1810
Seguici su

Il parlamento egiziano ha dato il via libera al dispiegamento delle truppe al di fuori del Paese dopo che il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha minacciato di intraprendere azioni militari contro le forze libiche sostenute dalla Turchia.

Questa decisione potrebbe portare a uno scontro diretto tra Egitto e Turchia, due alleati degli USA che, però, supportano parti avverse nel conflitto in Libia.

“L’invio ad opera dell’Egitto di militari in Libia sconvolge l’equilibrio nella regione. Tuttavia, la questione principale è capire per quale motivo l’Egitto intenda inviare propri militari in Libia, ossia per entrare in conflitto diretto con le forze supportate dalla Turchia oppure per creare una zona cuscinetto che si estende per 1115 km. Capire questo elemento avrà un ruolo decisivo nei rapporti tra i due Paesi”, ha dichiarato Güzaltan in un’intervista rilasciata a Sputnik.

V’è il rischio che lo scontro tra Egitto e Turchia possa risultare in seguito a una provocazione, ricorda Güzaltan:

“In particolare, gli Emirati arabi uniti, i quali intrattengono profonde relazioni economiche con l’Egitto, e la NATO, preoccupata dell’influenza turca nel Mediterraneo orientale, stanno facendo tutto il possibile per ostacolare i negoziati turco-egiziani. Inoltre, qualora l’Egitto si ingerisca negli affari libici, le forze summenzionate tenterebbero di provocare in qualsiasi modo per far scontrare le forze armate turche e l’esercito egiziano. Tuttavia, va detto che nel caso di una guerra turco-egiziana non vincerebbe né la Turchia né l’Egitto. A vincere sarebbero gli attori che trarrebbero maggiore vantaggio da una tale polarizzazione nella regione, ossia USA, Israele e i Paesi del Golfo. Oggi anche la Francia intrattiene relazioni con questi Paesi e sta aspettando trepidante l’avvento di un eventuale conflitto turco-egiziano”.

È la prima volta che le parti si scontrano con l’elevata probabilità che scoppi un conflitto. L’unico elemento che potrebbe contenere la crisi libica è il dialogo nel formato Ankara-Il Cairo, secondo Güzaltan.

“Un conflitto turco-egiziano destabilizzerebbe non solo l’intera regione, ma il mondo perché avrebbe conseguenze di lungo termine. Per evitare tutto questo, entrambe le parti, coadiuvate dalle diverse delegazioni, debbono sedersi al tavolo dei negoziati. I rispettivi ministeri debbono discutere della questione del Mediterraneo orientale. Una posizione neutrale della Turchia in merito ai Fratelli musulmani inciderà positivamente sui rapporti bilaterali. D’altro canto, anche l’Egitto deve cessare il suo supporto alla propaganda antiturca condotta da alcuni Paesi del Golfo, fra i quali vi sono in prima linea gli UAE. Potrebbero essere adottate misure per lo sviluppo delle attività commerciali attualmente in essere”, ha aggiunto.

Secondo Güzaltan, è probabile anche che venga inclusa nel processo la Russia la quale intrattiene buoni rapporti con Turchia ed Egitto. Altrettanto possibile è l’adozione in Libia di formati di dialogo come quello messo in atto in Siria o ancora il triangolo Ankara-Il Cairo-Mosca:

“Una organizzazione di questo tipo assicura stabilità in Libia, rafforza le posizioni della Turchia nel Mediterraneo orientale e riduce le preoccupazioni egiziane in materia di sicurezza. A sua volta la Russia avrà la possibilità di diventare contemporaneamente alleata di Turchia ed Egitto, due forti Paesi della regione, e potrà ridurre l’influenza degli USA, così come è stato fatto in Siria”.

“La normalizzazione dei rapporti tra Ankara e Il Cairo sarà un traguardo che muterà l’equilibrio di forze non solo in Libia, ma anche in Medio Oriente e, di conseguenza, nel mondo intero. In tal modo si eviterà l’intervento della NATO della regione e si intraprenderanno i primi passi per la formazione di una barriera anti-imperialistica che si estende dalla Siria all’Africa settentrionale. Inoltre, in virtù di tale normalizzazione dei rapporti con Il Cairo la Turchia riuscirà a limitare l’area di influenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan e dell’ Organizzazione del Terrore Gülenista (FETÖ) nel mondo arabo e in Africa. D’altro canto, la normalizzazione dei rapporti di Ankara con Il Cairo potrebbe incidere positivamente sui rapporti con Damasco”, chiosa l’esperto.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook